Il Paese dei Balocchi: la fascia da sindaco va al Progetto Quid, impresa sociale che dà lavoro a donne in cerca di riscatto

Il Paese dei Balocchi: la fascia da sindaco va al Progetto Quid, impresa sociale che dà lavoro a donne in cerca di riscatto

Nata nel 2013 a Verona, l’azienda conta oggi 128 dipendenti provenienti da un percorso di fragilità che grazie al lavoro hanno avuto la loro occasione di rinascita. Per il primo anno non si elegge un singolo ma un collettivo

Hanno stoffa da vendere e lo fanno in tutta Italia anche attraverso il web. Ad uscire dai loro laboratori però, non sono semplici vestiti bensì il frutto di un riscatto sociale, il risultato di un processo di rinascita che trasforma i limiti in un punto di partenza.

Per la prima volta in 16 anni di storia (e storie), a Il Paese dei Balocchi non sarà una persona ad indossare la fascia da sindaco bensì un collettivo che rispecchia a pieno il tema dell’edizione di quest’anno che è “Buone Nuove”, ovvero quelle notizie che molte persone non conoscono ma che fanno la differenza perché esaltano il terzo settore.

A Il Paese dei Balocchi 2019 (16-17-18-19 agosto) arriva Progetto Quid, l’impresa sociale nata a Verona nel 2013 che offre un’opportunità di lavoro sicuro a persone vulnerabili, soprattutto donne, che hanno combattuto e superato situazioni difficili a livello personale o sociale (vittime di violenza o di tratta, persone con disabilità o che hanno lottato con l’alcolismo o stupefacenti, ex detenuti e migranti che cercano asilo o nuove opportunità in Italia).

Progetto Quid è un marchio italiano di moda etica e sostenibile che realizza i propri prodotti utilizzando le rimanenze di tessuti dei migliori marchi, e che conta oggi 128 dipendenti tra i 19 e 67 anni di 16 nazionalità diverse (Albania, Algeria, Cina, Eritrea, Gambia, Ghana, Italia, Marocco, Nigeria, Perù, Romania, Scozia, Spagna, Togo, Tunisia, apolidi), che dopo aver superato momenti di fragilità hanno trovato, attraverso la realizzazione di prodotti d’abbigliamento e accessori, la loro soddisfazione personale.

Sul palco di Piazza Bambini del Mondo, in rappresentanza del collettivo, salirà Valeria Valotto, vicepresidente di un’impresa nata da un’intuizione di Anna Fiscale e del suo socio Ludovico Mantoan, che in 6 anni di attività ha vinto premi di economia sociale proprio per lo stile di lavoro innovativo a metà tra sviluppo sostenibile, rispetto per l’ambiente e salvaguardia dei diritti umani.

Valeria in Quid si occupa di ideare e realizzare tutti quei progetti interni e collaborativi che permettono, appunto, di avere ‘un Quid’ in più: dai programmi di formazione al programma di Welfare aziendale interno ‘Libera-mente’, dai laboratori di espressione creativa ai software complessi che permettono di monitorare quanta stoffa viene “salvata” ogni anno. “Mi sono avvicinata a Quid – spiega Valeria – grazie alla mia passione congiunta per parole, numeri e azione: mi piace raccontare e scrivere storie vere, e anche farle accadere. Quid mi ha dato la possibilità di mettere la mia sensibilità per il sociale all’opera e di farlo raccontando, attraverso numeri concreti e storie (di vita, di successo, di cadute e risalite), il nostro progetto e i nostri piani. Incontrare Quid è stata per me una svolta professionale ed esistenziale”.

Oggi Progetto Quid vende le proprie collezioni di moda e accessori all’interno di 5 negozi monomarca sul territorio italiano, nel proprio e-commerce e in numerosi negozi multibrand che decidono di supportare il progetto e i suoi valori. Inoltre crea prodotti disegnati e creati specificamente per i vari partner (Gruppo Calzedonia, Intimissimi, Kiko, Tezenis, Altromercato, DeN Store, NaturaSì, Diesel), solitamente venduti con doppia etichetta presso i loro punti vendita. Col tempo, inoltre, ha consolidato partnership anche con catene dell’equo-solidale e bio come AltroMercato e NaturaSì, creando linee dedicate di accessori etici attraverso progetti di co-design.

Grazie a un’attenzione particolare per tutti i tipi di vulnerabilità, dal 2014 Quid ha attivato un laboratorio sartoriale nella sezione femminile del carcere di Montorio (Vr) mentre da metà 2018 sta pilotando un laboratorio sartoriale nella sezione maschile dello stesso carcere.

“Siamo un laboratorio sartoriale e di integrazione  – spiega Valeria -: le 128 persone che orbitano attorno a noi non si limitano a lavorare ma ricevono supporto burocratico anche per quei corsi e servizi esterni che sono utili al loro processo di integrazione”.

Quid è il classico esempio di piccole vittorie che fanno la differenza, di minime soddisfazioni che sono però la spinta per raggiungere grandi traguardi: “Ogni giorno – riprende Valeria – nei nostri laboratori si salvano e si reinventano vite, le nostre ‘risorse’ sono seguite da psicologi ed educatori e prima dell’aspetto lavorativo tuteliamo il benessere psicologico e relazionale”.

Una bella storia dunque quella di Valeria e del Progetto Quid (raccontata tra l’altro nel 2017 in copertina sul primo numero di “Buone Notizie”, il settimanale del Corriere della Sera riservato al terzo settore), che ha tutte le carte in regola per crescere ancora: “Collaborare con i grandi marchi è stata la svolta commerciale per noi – conclude Valotto – e ci ha dato la spinta per rendere sempre più belli e curati i nostri punti vendita. Siamo orgogliosi di noi ma non ci sentiamo arrivati, vogliamo e sappiamo che possiamo migliorare ancora e per questo pensiamo in grande, come tutti i sognatori”.

 

 

Il lato colorato delle cose visto dagli occhi di un bambino

 

L’immagine de Il Paese dei Balocchi 2019 è l’emblema del tema di quest’anno: Buone Nuove. Chi meglio di un bambino, ancora lontano dalla routine e dal conformismo, può osservare le cose belle che accadono nel mondo?

 

In primo piano un bambino: sorridente, felice, innocente. Sullo sfondo una città grigia, a tratti caotica, al quale il bambino dà le spalle. Come ogni anno Il Paese dei Balocchi dedica cura e ricerca dei particolari per individuare l’immagine che rappresenterà la festa e che quest’anno vede come “attore” Riccardo Gara, 11enne di Mondolfo. 

 

Lo scatto del fotografo Wilson Santinelli e adattato graficamente dallo studio QB Comunicazione, è una sorta di ritratto di un bambino dall’aria vispa e ribelle che ricerca le buone notizie tra i palazzi tristi di una società più attenta allo squallore che alla bellezza. La città è abbozzata con una matita e rappresenta in estrema sintesi il grigiore della quotidianità. Il protagonista assoluto è l’occhio che osserva il mondo tramite l’obiettivo ingrandito e distorto di una videocamera dal design vintage.

 

“Il senso – spiegano gli organizzatori – è che un bimbo, ancora lontano dal conformismo e dalla routine, vede ciò che c’è di bello intorno a sé e suggerisce ai grandi l’importanza di allenare l’occhio, la mente e lo spirito  ad avere un punto di vista positivo in grado di far riscoprire il fascino delle cose belle e quindi accorgersi delle ‘Buone Nuove’ che ha intorno”.

 

 

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