Nelle Marche l’imprenditoria è rosa: un terzo delle nuove aziende under 35 è guidato da donne

Nelle Marche l’imprenditoria si tinge di rosa: più di un terzo delle imprese gestite dai giovani è, infatti, guidato da una donna.

Questo è il dato che emerge dall’indagine condotta del Centro Studi CNA, che conferma, tra l’altro, il dato nazionale, secondo il quale alla fine del 2017 le imprese gestite da giovani donne erano 10.000 in più rispetto all’anno precedente e ben 30.000 più di quelle registrate nel 2014, numeri che in termini percentuali rappresentano oltre il 21% del computo nazionale.

I settori di maggior interesse per le giovani imprenditrici italiane sono quello turistico, quello che comprende i servizi alla persona e, soprattutto per le imprese condotte da under 35, quello scientifico e tecnologico; interessante anche il risultato ottenuto nel segmento imprenditoriale delle attività artistiche, sportive e di intrattenimento, non tanto per la percentuale ottenuta, +2,8% a livello nazionale, quanto perché risulta essere uno dei settori che registra la maggior presenza di giovani leve.

Meno confortanti, invece, i dati che riguardano i finanziamenti erogati alle attività in rosa. Nella nostra regione, infatti, si registra un calo del 7,2% rispetto al 2016, per un totale di 699 milioni di euro erogati e solo 4.332 richieste accolte. Possiamo affermare senza timore d’essere smentiti che la difficoltà di accesso al credito è proprio il tallone d’Achille, perché costringe in qualche modo le giovani aspiranti imprenditrici ad “accontentarsi” di investire pochi capitali nello sviluppo del loro progetto imprenditoriale. Le donne che riescono a mettere in piedi realtà imprenditoriali ben strutturate ricorrono spesso all’aiuto dei parenti, genitori in primis, i quali o prestano al congiunto i loro risparmi o accendono finanziamenti, come i prestiti INPS o INPDAP per dipendenti e pensionati (consigli su prestiti INPS per dipendenti e pensionati su calcoloprestito.org), facilmente ottenibili perché vengono garantiti dalla solidità reddituale di chi li richiede.

Le più fortunate riescono ad avere accesso ai pochi bandi regionali che sono disponibili, anche se la percentuale non è molto alta.

Altra nota dolente che viene sottolineata dalle imprenditrici marchigiane intervistate è la carenza di infrastrutture, come gli asili nido o i campi estivi, necessarie per supportare il doppio ruolo di lavoratrici e di madri che quasi sempre le donne devono rivestire.

Dispiace vedere che in un momento storico in cui il settore del credito al consumo sta vivendo un momento d’oro e gli istituti di credito stanno riacquistando più fiducia nei confronti dei potenziali clienti, visto il netto calo del numero dei prestiti in sofferenza, non siano state strutturate proposte specifiche con l’obiettivo di favorire l’imprenditoria femminile, a testimonianza di come la strada per le donne sia sempre un po’ più in salita di quella dei colleghi maschi.

 

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