
Ancona, hacker dirottava ordini azienda. Scoperto dalla Polizia postale, vittima impresa calzature. In un anno 300 attacchi nelle Marche
La Polizia postale di Ancona ha denunciato un ex dipendente di una grossa azienda calzaturiera delle Marche che era riuscito a infiltrarsi nel sistema informatico della società dirottando diversi ordini di calzature a favore di concorrenti esteri. Gli investigatori hanno esaminato tutti i file di log relativi al sistema informatico dell’azienda comparando i dati forniti da Google e da Wind Infostrada e scoperto la piattaforma dell’hacker.
L’analisi, resa particolarmente complicata dall’elevatissimo flusso di dati, ha convinto i poliziotti che gli attacchi informatici partissero da una piattaforma Mac con sistema operativo OSX 10.8.5 e da un unico indirizzo Ip, risultato poi associato al numero telefonico di un cinquantenne residente nelle Marche. Nel corso della perquisizione sono emersi altri elementi di responsabilità a carico dell’indagato, che è appunto un ex addetto dell’azienda. L’uomo è stato denunciato per il reato di accesso abusivo ad un sistema informatico. Dall’inizio dell’anno sono 300 i casi di accessi informatici illegali scoperti dalla Polposta ai danni di aziende e professionisti nelle Marche.
Sono oltre 300 dall’inizio dell’anno gli accessi informatici illegali scoperti dalla Polizia postale delle Marche ai danni di aziende, o professionisti. ”La maggior parte degli attacchi degli hacker – spiega la dirigente del Compartimento di Polizia postale Cinzia Grucci – è stata neutralizzata sul nascere dai sistemi di sicurezza delle aziende stesse, ma si sono verificati casi in cui alla captazione fraudolenta di dati informatici è seguito l’esborso di ingenti somme di denaro destinate al pagamento di ditte fornitrici e dirottate verso altri conti correnti, quasi tutti all’estero, quasi sempre al di fuori dell’Unione Europea”.
Il caso dell’ex dipendente dell’azienda di componenti per calzature che dalle Marche dirottava ordinativi a favore di concorrenti esteri dell’impresa insomma, è solo uno dei tanti registrati negli ultimi mesi, in particolare nel distretto calzaturiero fermano-maceratese e in provincia di Ancona. Tanto che la Polposta ha contattato la Confindustria dorica per valutare un progetto di collaborazione comune. ”Non vogliamo sostituirci agli esperti – premette Grucci – ma siamo un po’ come le sentinelle di un’epidemia. Tocca a noi dire ‘vaccinatevi”’.
Consistente è il fenomeno della contraffazione degli indirizzi mail di aziende fornitrici: alle imprese che hanno già fatto i loro ordini di materiale arriva una mail che annuncia il cambio del numero di conto corrente con la preghiera di versare il denaro sul nuovo conto. I soldi arrivano al nuovo destinatario e l’impresa che realmente aveva fornito la merce resta a bocca asciutta. Dodici fino ad oggi le persone denunciate in varie operazioni di questo tipo.
Ma negli ultimi mesi a preoccupare è soprattutto la diffusione di una delle tante varianti del virus ransomware, un virus informatico che, una volta entrato nel pc cripta i dati e cancella quelli in chiaro. Segue poi una richiesta di denaro in cambio della chiave di decriptazione. ”Se l’azienda si rivolge a personale esperto in genere i dati si possono recuperare, ma è sempre meglio fare una copia di back-up per non correre rischi” spiega la dirigente della Polizia postale, come riporta l’Ansa.
”Investire nella sicurezza informatica è un costo per le imprese ma gli hacker ‘investono’ proprio sulla fragilità dei sistemi di molte società e singoli professionisti, per bucarli entrando da una porta esterna. Diventano amministratori del sistema, e fanno quello che vogliono”.
Foto: poliziadistato.it





