Lavoro, fumata nera alla Sicap

Oggi si è svolta l’assemblea sindacale dei lavoratori  e l’incontro con la proprietà della Sicap  specializzata nella produzione di prefabbricati in cemento di Lucrezia di Cartoceto che occupa più di 50 dipendenti.


foto www.pesarourbinonotizie.it

La proprietà, rappresentata dall’ingegner Michelacci, ha deciso, in modo unilaterale e senza alcuno spazio di confronto con le organizzazioni sindacali, di cessare l’attività senza alcun margine di trattativa per modificare la decisione aziendale e senza mai aprire un dialogo coi sindacati nei vari incontri che si sono succeduti, senza assumersi alcuna responsabilità nel mettere in strada 50 famiglie.
La scelta della Sicap era già sta preannunciata sia nelle intenzioni che nelle procedure:  fin dai  mesi scorsi non acquisiva più ordini con una chiara volontà di cessare l’attività.
“Ancora una grave crisi occupazionale – scrive l’Ast Cisl di Fano nella nota diffusa oggi dal responsabile CISL Giovanni Giovanelli e dal responsabile FILCA Pesaro Paolo Ferri –. Un’azienda storica del nostro territorio con più di 50 lavoratori cessa. Nel giro di un mese è la terza azienda del comprensorio fanese che getta la spugna; prima l’Isam di Sant’Ippolito, poi la King di Bellocchi e adesso la Sicap. In totale più di 120 persone senza più lavoro.  Una crisi gravissima! I politici tacciano, non si intravvedono risposte a livello istituzionale e prospettive di rilancio del nostro territorio. Nel caso della Sicap denunciamo gravi  responsabilità da parte della proprietà aziendale che in nessun modo ha voluto continuare l’attività produttiva. Dopo i favolosi guadagni degli anni d’oro dell’edilizia ora la proprietà nel momento della difficoltà decide di non continuare più l’attività produttiva. La Cisl di Fano e la FILCA CISL si chiedono quale sia il grado di responsabilità sociale degli imprenditori che  dopo i favolosi guadagni degli anni d’oro  (in questo caso dell’edilizia), dopo aver creato un consistente patrimonio (legittimo e che nessun mette in dubbio) nel momento della crisi lasciano più di 50 famiglie senza lavoro. E’ questa la responsabilità sociale dei nostri imprenditori? Così pensano di essere parte attiva nella costruzione di un territorio solidale e che mette al centro la persona con i suoi diritti e la sua dignità? Chiediamo alla proprietà di rivedere la decisione”

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