Smart working: gli strumenti essenziali e i vantaggi per i lavoratori

Secondo degli studi di Inapp, l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche, lo smart working è stato promosso quasi a pieni voti sia dai datori di lavoro che dai lavoratori.

Ma per poter lavorare tranquillamente in uno spazio che non sia il proprio ufficio occorre procurarsi alcuni strumenti di base adeguati (spesso messi a disposizione dall’azienda stessa) necessari per essere produttivi.

In questo articolo si vedranno quali sono questi strumenti essenziali, e tutti i principali vantaggi – sia materiali che non – offerti dal lavoro da remoto.

 

Wi-fi, PC, auricolari: gli “essentials” per lo smart working

Quando non si lavora nel proprio ufficio non bisogna sottovalutare l’importanza di avere sempre a portata di mano tutti gli strumenti giusti, oltre che necessari, per lavorare.

Tra gli essenziali ci sono:

-Una connessione Wi-Fi potente e stabile, fondamentale per non incappare in fastidiosi problemi di interruzione della linea. Non è necessario spendere molto per usufruire di una valida tariffa. Su facile.it puoi confrontare le migliori offerte internet per la casa e scegliere quella più conveniente in base all’uso.

Computer con webcam, tablet, smartphone: non serve possederli tutti, per la maggior parte dei lavori basta un PC. Spesso le aziende forniscono altri device in aggiunta, come appunto un telefono con SIM aziendale.

-Una sedia confortevole, ideale per non affaticare la schiena durante le lunghe sessioni lavorative. Le migliori sono quelle ergonomiche, che seguono le forme del corpo e sostengono bene la schiena. Di recente un gruppo di scienziati dell’Università di Houston ha scoperto anche un metodo semplice per attivare il metabolismo rimanendo seduti, per la gioia di chi trascorre tante ore alla scrivania.

Cuffie auricolari: molto utili per non disturbare gli inquilini durante l’attività. Si può scegliere tra varie tipologie, da quelle wireless in-ear a quelle con filo (meglio se a padiglione), con o senza microfono integrato.

Lampada da scrivania: è importante per non affaticare la vista nei momenti di scarsa luce naturale. L’illuminazione generale della stanza in cui si lavora deve essere tendente al caldo (per simulare l’illuminazione solare), mentre la luce della lampada da scrivania deve essere neutra, tendente al bianco. In aggiunta è possibile anche sfruttare la modalità “luce notturna” dei dispositivi, pensata proprio per affaticare meno la vista.

Stanza isolata: non per tutti è possibile, ma uno spazio isolato (anche acusticamente) dal resto degli ambienti è molto utile per svolgere il lavoro senza distrazioni e senza disturbare gli altri. Questo fattore influisce anche sulla buona riuscita del lavoro.

I vantaggi dello smart working nel report Inapp

Di smart working se ne parla già da tempo, ma solo oggi appaiono chiari gli effettivi vantaggi offerti da questa innovativa modalità lavorativa. Per l’80% dei lavoratori lo smart working migliora la qualità della vita, l’organizzazione e la gestione degli impegni privati, mentre per il 72% facilità una maggiore autonomia rispetto ai ritmi del lavoro in presenza.

Per il 66% dei datori di lavoro, invece, utilizzando lo smart working si assiste a un incremento della produttività e a un risparmio sui costi di gestione, soprattutto in caso di aziende non tanto grandi. Per il 72%, inoltre, il lavoro da remoto migliora il benessere organizzativo.

Ma i vantaggi offerti dal lavoro da remoto sono stati confermati anche da altri studi. Un esempio? La ricerca BVA-Doxa sul benessere psicologico nelle aziende italiane, secondo cui il dover andare in ufficio provoca ansia e insonnia in una persona su due, mentre l’80% dei lavoratori intervistati ha provato almeno un sintomo riconducibile al burnout. Le persone hanno apprezzato particolarmente la possibilità di lavorare senza vincoli di spazio (in alcuni casi anche di orario) e hanno percepito un maggior benessere psicofisico.

La stessa ricerca ha dimostrato come il 40% delle persone sia stato preoccupato del rientro a tempo pieno in ufficio, e che il 20% sarebbe disposto a cambiare lavoro se obbligato a rientrare.

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