Pubblicato uno studio relativo a un approccio dietoterapico innovativo per i pazienti con insufficienza renale cronica che rallenta l’avanzata della malattia e il ricorso alla dialisi. Un progetto con un metodo personalizzato di cura realizzato dal reparto di Nefrologia e Dialisi del Presidio Ospedaliero di Fano dell’Azienda Sanitaria Territoriale Pesaro-Urbino.
“E’ operativo l’ambulatorio della malattia renale avanzata (MaReA) – spiega il direttore della Nefrologia Dr.ssa Marina Di Luca – in cui afferiscono i pazienti affetti da insufficienza renale cronica. Sono pazienti al quarto o quinto stadio della patologia, con i reni che non funzionano sufficientemente bene e che a breve dovrebbero passare alla dialisi. Sono questi i pazienti che entrano nel percorso di cura innovativo. Vengono seguiti da un’equipe multidisciplinare composta da personale dedicato comprendente un medico nefrologo, infermieri, dietista e psicologi con formazione specifica, con visite mensili, diagnostica e terapia ambulatoriali, colloqui e supporto mirati, con una presa in carico personalizzata”.
L’insufficienza renale cronica ha un impatto negativo sulla morbilità, sulla mortalità e sulla qualità di vita dei pazienti, nonché sui costi sanitari ed il numero di pazienti in fase terminale è in continuo aumento.
Nell’ambito di tale attività è stato effettuato uno studio di osservazione retrospettivo che ha coinvolto 129 pazienti su un approccio dietoterapico innovativo con risultati clinici ed economici molto rilevanti.
La dieta fortemente ipoproteica supplementata si è dimostrata efficace nel rallentare la progressione dell’insufficienza renale cronica verso l’ultimo stadio della malattia e procrastinare l’avvio al trattamento dialitico che, di solito, risulta di difficile attuazione per l’elevato numero di compresse di chetoanaloghi/aminoacidi da assumere.
“Nell’ambulatorio di MaReA – spiega il responsabile dell’ambulatorio dottor Silvio Di Stante – è stata prescritta una dieta ipoproteica con uso di prodotti aproteici supplementata con soli aminoacidi essenziali nei pazienti in stadio predialitico verificandone efficacia, sicurezza ed effetti clinici ed economici. Nei ventiquattro mesi di osservazione si è assistito, nei molti pazienti aderenti alla dieta (circa 70%), ad un rallentamento della progressione della malattia renale cronica e ad un differimento dell’inizio del trattamento dialitico (in media 11 mesi circa) senza che si evidenziassero segni di malnutrizione. Ne è derivato un vantaggio notevole per la qualità della vita del paziente nonchè un risparmio economico per il sistema sanitario nazionale di circa 3 milioni di euro e benefici ecologici (risparmiati 55 milioni di litri di acqua ed evitate 22 tonnellate di scorie dialitiche)”.
Tale esperienza suggerisce che la dieta fortemente ipoproteica con prodotti aproteici e supplementata con soli aminoacidi essenziali potrebbe essere estensivamente utilizzata per migliorare la qualità di vita dei pazienti nefropatici e ridurre l’incidenza dei trattamenti dialitici, con favorevoli impatti economici ed ecologici.
Di seguito la pubblicazione dello studio:





