
Marotta unita, martedì 16 giugno proposta di legge in consiglio regionale. Giornata decisiva per l’unificazione. In Regione i 2 comitati
Il giorno tanto atteso dai marottesi è alle porte. A più di tre mesi dal referendum consultivo per l’unificazione di Marotta, la proposta di legge arriverà in consiglio regionale. L’appuntamento è per martedì mattina. Se la proposta diventerà legge, partirà l’iter, che durerà sei mesi, per lo spostamento amministrativo di Marotta di Fano.
Dell’altro giorno, invece, la lettera del neo sindaco di Fano Massimo Seri ai vertici della Regione Marche, con la quale chiede di fermare la procedura legislativa volta al distacco della frazione di Marotta di Fano e parte di quella di Ponte Sasso. La risposta del comitato pro Marotta unita, promotore della proposta di legge ad iniziativa popolare, non si è fatta attendere.
E domani in Regione si recherà il comitato pro Marotta unita, insieme a tanti cittadini che da anni attendono l’unificazione.
Ad Ancona ci sarà anche il comitato FanoUnita.
“Notiamo con rammarico che gli amici e concittadini del Comitato Marotta Unita digeriscono mal volentieri il fatto di avere una controparte di Marottesi che pubblicamente esprime pareri diversi, su questioni vissute da tutti.
Innanzitutto – sottolinea FanoUnita – crediamo più che legittimo e doveroso che il Sindaco di una città faccia il possibile per ascoltare e tutelare gli interessi di tutti i cittadini che abitano sul territorio che amministra. Lo fa ora Massimo Seri, appena insediato, come lo ha fatto il sindaco che lo ha preceduto.
Il fatto di dar voce e interpretare ciò che accade è volto a fare pubblicamente chiarezza e fornire elementi non univoci rispetto alla realtà. In altre sedi, ciò è stato reso più difficile da mancate risposte da parte degli organi regionali a richieste di audizioni e incontri a vari livelli, rimaste inspiegabilmente senza esito. Le decisioni possono essere prese (qualsiasi esse siano) ascoltando più voci, e proprio per esercitare il diritto a esprimersi con consapevolezza, non può succedere di sentirsi raccontare la storia e le questioni solo da una parte.
Difficilmente si può affermare che collocare un confine in mezzo a un centro abitato senza soluzione di continuità non crea disagi e svantaggi ed è la soluzione più appropriata per “uniformare i servizi di un territorio e dare una gestione unitaria” : ragionevolmente di problemi se ne creano molti di più rispetto alla situazione attuale, che di quei confini ha sempre tenuto conto. Di implicazioni se ne creano un’infinità e liquidare con leggerezza la cosa è da irresponsabili.
Rispetto al fatto che tutti sanno dove si trovano i confini, ci si trova totalmente d’accordo con le affermazioni che lo stesso Presidente Gabriele Vitali ha fatto pubblicamente in altre sedi scrivendo che “tutti credevamo che Ponte Sasso fosse Marotta!!! Tant’è che la prima indicazione di confine fu Rio Crinaccio – Via Vecchia Osteria” per proseguire che il limite è stato spostato perché “il 70% non ne vuol sapere e se inseriti nella proposta di legge ci avrebbero fatto perdere anche questa occasione”.
Alla luce di questo come poter credere che il voto di chi si ritroverebbe con i servizi fuori comune (Ponte Sasso e Torrette), pur essendone destinatario diretto e avendo contribuito a pagarli perché abitante di uno stesso territorio, non ne sia coinvolto? Inoltre se si parla di Marotta Unita perché la parte di San Costanzo non è stata minimamente menzionata e presa in considerazione?
Sulla questione dei numeri, è facile tirare da una parte o dall’altra. Il fatto incontrovertibile è che non c’è stato certo un plebiscito, (come è avvenuto in altre zone delle Marche che da mesi aspettano che la Regione si pronunci sul loro distacco con tanto di querela all’Amministrazione Regionale). Se si considerano i SI al distacco sul totale degli aventi diritto al voto si arriva appena al 38%.
Si ricorda inoltre che il ricorso del Comune di Fano (e del Comitato di Mondolfo) non è una “minaccia” ma una realtà e la raccolta delle 5.000 firme per il referendum, essendosi svolto soprattutto in spiaggia e durante feste di paese, ha coinvolto molte meno persone del territorio rispetto a quello che si potrebbe pensare.
Rispetto ai presunti interessi in ballo, si potrebbe rispondere che se ce se sono, stanno dalla parte di chi è favorevole al distacco, visti i toni, la forza e le accelerazioni che vengono espresse.
Da parte nostra riteniamo che la questione posta dal referendum non può essere accettata perché mal posta nella sostanza e nei tempi. Si fa riferimento solo a questioni identitarie, che risultano anacronistiche e poco condivise, con il risultato di portare solo ulteriori abbandoni e carenze su un territorio che ha in sé già tante contraddizioni, insieme a tante potenzialità.
In un tempo dove si creano unioni di Comuni, dove di uniscono territori, come si può pensare che “spostare il confine un po’ più in là” è un modo concreto per affrontare e risolvere le questioni? Per quegli obiettivi che da concittadini si possono solo condividere, non è più opportuno concentrare l’attenzione e le energie per far dialogare le diverse amministrazioni, per darsi obiettivi comuni, per valorizzare le nostre attività, soprattutto turistiche, considerando che le potenzialità del terzo comune delle Marche (Fano) sono sicuramente non paragonabili a quelle di Mondolfo?”