La lotta al gioco d’azzardo patologico in Italia si muove da anni su un terreno ambiguo, spesso segnato più da interventi simbolici che da strategie realmente efficaci, più da slogan da campagna elettorale che iniziative concrete.
Il caso del cosiddetto distanziometro ne è un esempio lampante: una misura pensata per tutelare i soggetti fragili, vulnerabili ma che, invece, ha finito per produrre effetti collaterali rilevanti senza ridurre in modo significativo l’azzardo complessivo. La chiusura di migliaia di punti gioco terrestri non ha infatti fermato la domanda, ma l’ha semplicemente spostata verso l’online, un canale sempre più accessibile, anonimo e disponibile 24 ore su 24. Non solo: è andata a intaccare il baluardo di legalità e controllo sparso sul territorio. Il risultato è un sistema squilibrato. Da un lato, il retail legale è in crisi strutturale, schiacciato da costi fissi elevati e da una normativa rigida, dall’altro, il gioco online cresce a ritmi sostenuti, sostenuto da modelli economici più scalabili e da strumenti di fidelizzazione molto avanzati. In questo scenario, il rischio sociale non diminuisce: cambia forma, spesso diventando meno visibile e quindi più difficile da intercettare sul piano della prevenzione.
È in questo contesto già fragile che si inserisce la notizia proveniente dalla nostra regione. Per il prossimo triennio, la Giunta regionale delle Marche guidata da Francesco Acquaroli ha deciso di azzerare i finanziamenti destinati alla legge regionale del 2017 contro il gioco d’azzardo patologico. Una scelta che ha acceso lo scontro politico alla vigilia dell’approvazione del bilancio regionale. A denunciarne la portata è il consigliere del Partito Democratico Antonio Mastrovincenzo, che parla di una decisione “gravissima”, soprattutto perché colpisce una norma riconosciuta a livello nazionale per la sua efficacia socio-sanitaria. La legge del 2017 aveva infatti come pilastri la prevenzione, il sostegno alle persone fragili e il lavoro sui territori. Azzerarne le risorse significa, di fatto, svuotarla. Le opposizioni sottolineano come già due anni la stessa Giunta fosse intervenuta riducendo le distanze minime tra sale gioco e luoghi sensibili, come scuole e centri per anziani, segnando un arretramento nella tutela delle fasce più vulnerabili. Il taglio dei fondi completa così un percorso che sposta l’attenzione dalla salute pubblica ad altre priorità, lasciando scoperto un fronte sociale sempre più delicato.
Il caso delle Marche, insomma, non va che a complicare un panorama nazionale sempre più complicato e soprattutto contraddittorio. La soppressione dell’Osservatorio nazionale sul gioco patologico e l’introduzione di nuovi giochi legati al finanziamento dello sport trasmettono un messaggio culturale ambiguo: si parla di responsabilità, ma si riducono gli strumenti di controllo e prevenzione. Per questo gli esperti chiedono a gran voce politiche integrate per contrastare davvero la ludopatia. Politiche che prevedano investimenti stabili, monitoraggio dei comportamenti a rischio, attenzione al digitale e non solo al territorio fisico. Senza risorse e visione, però, il rischio è duplice: lasciare sole le persone fragili e favorire, indirettamente, l’espansione del gioco illegale.
