Coronavirus, il Papa chiama sanitari di Pesaro: “Siete eroi”

In risposta a una lettera inviatagli da un’infermiera, papa Francesco ha telefonato oggi al Dipartimento di prevenzione dell’Area Vasta 1 di Pesaro per ringraziare e benedire gli operatori che hanno affrontato l’emergenza Covid. Lo rivela su Facebook il sindaco Matteo Ricci. “Il Pontefice – riferisce Ricci – ha detto: ‘Siete degli eroi perché non vi siete nascosti sotto il letto e siete andati a lottare’. Grazie papa Francesco per questo grande riconoscimento e per la vicinanza al nostro territorio”.

Non solo i sanitari del Dipartimento di Prevenzine dell’Area vasta 2 di Pesaro. Papa Francesco ha telefonato oggi anche alla fidanzata e alla madre di un paziente, di 30 anni, che si chiama come lui, Francesco. L’assistente sanitaria, Irene Mercuri, che aveva scritto al pontefice, gli aveva chiesto di pregare per quel giovane, colpito duramente dal coronavirus: “più volte ha rischiato di non farcela” racconta la psicologa del Dipartimento di prevenzione dott. Clizia Pugliè. “Un caso simbolo delle sofferenze dei nostri pazienti – aggiunge -. La lettera è partita intorno al 20 aprile, per noi era un periodo clou dell’epidemia, Abbiamo saputo che il papa l’aveva ricevuta e questo per noi era sufficiente, una consolazione per la famiglia”. Poi, poco prima delle 16 di oggi la telefonata, al numero fisso indicato nella lettera. “Sono Francesco, il Papa” ha detto dall’altro capo del filo una voce che ha lasciato sbalordite le operatrici che erano in quel momento nella stanza. “Ma come faccio a essere sicura che sia il Papa?” ha chiesto Irene. “Chiedimi qualcosa in latino..”. Ma l’assistente sanitaria non ricordava neanche una parola del latino studiato a scuola. Comunque sia, c’è stata una chiacchierata “colloquiale” dice Puglié, ascoltata anche dagli altri grazie al viva voce. Tanto che Irene ha chiesto al pontefice di telefonare anche ai familiari del suo omonimo “per incoraggiare anche loro”, cosa che il Papa ha fatto dopo essersi fatto dare il numero di telefono. “Non l’ho neppure chiamato ‘santità'” si è rammaricata Irene, una volta abbassata la cornetta. “Ha detto che siamo degli eroi – osserva la dott, Puglieè – ma io credo che i veri eroi siano i nostri pazienti. Noi ci occupiamo dei tamponi, della quarantena e ovviamente anche dell’assistenza psicologica, insieme ad una rete di psicologi dell’emergenza, molti dei quali volontari”. Al Dipartimento di Prevenzione dell’Area Vasta 1, il lavoro, spesso in condizioni durissime “ha creato un forte spiriti di squadra, un aspetto positivo in mezzo a tanto dolore”.

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