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Spese pazze


Regione Marche, 1,2 milioni di euro spese non documentate o non inerenti attività gruppi consiliari contestati da procura a 66 consiglieri e addetti ai gruppi
Poca voglia di parlare e una montagna di carte da esaminare. E’ il clima che si respira negli uffici dell’Assemblea legislativa delle Marche, investita dall’inchiesta sulle spese dei gruppi consiliari tra il 2008 e il 2012, con 66 indagati tra consiglieri regionali ed ex e addetti alla contabilità dei gruppi.    Stamane, come riporta l’Ansa, politici di ieri e di oggi sono venuti ad Ancona, chi per avere la notifica della chiusura delle indagini, ma soprattutto per ricostruire, copiare ed esaminare la documentazione che servirà per costruire le memorie difensive da presentare entro una ventina di giorni ai magistrati. Nessun commento da parte del presidente Gian Mario Spacca, impegnato a Milano per la Bit, né da quello del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi, che non ha ancora “visto le carte”. Dai palazzi della Regione, dove comunque si lavora regolarmente, emerge però una certa amarezza sulla tempistica dell’inchiesta: le indagini vanno avanti da due anni e mezzo e lo stesso Solazzi aveva auspicato qualche mese fa che non si arrivasse a ridosso delle elezioni regionali. Ma secondo un consigliere regionale che non vuole essere citato, in realtà, “non si può parlare di giustizia ad orologeria: la giustizia ha i suoi tempi che non sono cronometrati su quelli della politica. Del resto si sapeva che l’inchiesta stava andando avanti”.    Altri esprimono perplessità sulle contestazioni: nel 2012 le norme sul controllo delle spese dei gruppi sono diventate più stringenti sulla scorta di un decreto del Governo Monti e qualcuno ritiene che forse alcune spese risalenti agli anni tra il 2008 e il 2011 (quando le norme sulla documentazione era a maglie più larghe) siano state esaminate alla luce delle successive e più rigorose regole. Dubbi che si potranno sciogliere solo con l’aiuto dei legali e in una seconda fase del procedimento. 
La somma può ritenersi ‘modesta’ se paragonata ad altre regioni ma gli 1,2 milioni di euro di spese non documentate o non inerenti all’attività dei gruppi consiliari contestati dalla procura di Ancona ai 66 consiglieri e addetti ai gruppi della Regione Marche – presidenti di giunta e consiglio compresi – pesano sull’immagine della classe politica marchigiana. Ora gli indagati hanno 20 giorni di tempo per presentare le loro controdeduzioni e sperare in una richiesta di archiviazione.
La vicenda delle spese dei gruppi consiliari regionali (1,2 milioni di euro tra il 2008 e il 2012) delle Marche ‘sconquassa’ non la Regione di oggi, ma quella che dovrà nascere dalle elezioni regionali di maggio. Dopo l’inchiesta della Procura di Ancona che ha indagato 66 persone tra consiglieri regionali attuali ed ex, oltre ad addetti alla contabilità, l’interrogativo principale riguarda il progetto di ricandidare il governatore uscente Gian Mario Spacca con la sigla politica Marche 2020, da lui fondata insieme al presidente del Consiglio regionale Vittoriano Solazzi, e con un’aggregazione centrista che dovrebbe comprendere Ncd, Ucd e altre formazioni. Aggregazione guardata con molto interesse da tutto il centrodestra (dalla lega a Fdi-An, a Forza Italia).    Spacca e Solazzi sono tra gli indagati e, anche se nessuno si esprime e il progetto ufficialmente va avanti, c’è un momento di incertezza.    No comment da nessuno dei due: il governatore oggi è Milano per impegni istituzionali alla Bit, Solazzi non ha ancora “visto le carte”. Al momento è confermata la convention del 21 febbraio ad Ancona per lanciare programma, alleanze e forse il candidato.    Ma in questo quadro diventa ancora più importante un incontro romano dei prossimi giorni in cui dovranno essere sciolti vari nodi, compresa la posizione dell’Udc, divisa sull’adesione al progetto o lo schieramento a fianco del Pd e del centrosinistra.    Intanto un’altra forza centrista, Centro Democratico, invita i presidenti Spacca e Solazzi a “dimettersi immediatamente e a non candidarsi alla presidenza ma eventualmente solo al ruolo di consigliere”.    Il Pd non può tirare un sospiro di sollievo per le difficoltà di Spacca, ex alleato e ora competitor. I due candidati alle primarie del centrosinistra non sono coinvolti nell’inchiesta: l’assessore regionale al Bilancio Pietro Marcolini è un esterno e l’ex sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli è una new entry nello scenario politico regionale. Ci sono dentro, però, il segretario regionale Francesco Comi e altri consiglieri in procinto di ricandidarsi.    Tutti in lista gli uscenti di Forza Italia, anche perché – argomentano – siamo “solo alla chiusura delle indagini e i tempi non saranno brevi”. Fdi-An, invece, attende “che si posi la polvere” per valutare le singole posizioni, pur con qualche dubbio sull’inchiesta. Che, secondo l’avv. Marina Magistrelli, ex sen. Dem e legale di Comi, “si sgonfierà”. Nei palazzi della Regione c’è malumore per la tempistica: la chiusura delle indagini coincide con le trattative in corso e con la vigilia delle primarie. Altri consiglieri regionali invitano i colleghi a “non lasciarsi incastrare dal meccanismo di 20 anni fa, di Tangentopoli e a continuare l’attività politica come sempre”. Oppure, argomentano, “non possiamo far fare le liste alla Gdf o alla Procura”. Sullo sfondo, però, c’è il rischio che gli elettori disertino le urne. E intanto, pronti a scendere in campo per la prima volta alle regionali, i rappresenti di M5S parlano di un fenomeno “endemico e trasversale”, rispetto al quale “noi siamo nuovi e diversi”.

Foto: ilmessaggero.it

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