Oramai è passato un mese dal terremoto che ha sconvolto il centro Italia. La terra che trema e migliaia di persone che perdono tutto in un semplice attimo. Quante volte abbiamo assistito a queste scene. La macchina della solidarietà e del volontariato si è già messa in moto, anche nella provincia di Pesaro Urbino. Ad Amatrice e negli altri luoghi colpiti i bambini sono tornati a scuola e si cerca, nei limiti del possibile, di tornare ad assaporare un po’ di normalità e di quotidianità che sembra esser volata via in un solo batter di ciglia. Ora, come sempre quando accadono queste catastrofi naturali, viene la cosa più difficile. Ora è il momento della ricostruzione.
Qual è il piano del Governo? Tenendo conto che l’esecutivo ha già annunciato che non intende aumentare il costo della benzina né tanto meno allargare le maglie su gioco d’azzardo e slot, la strategia dovrebbe giungere a conclusione entro la primavera del 2017. L’obiettivo primario inizialmente è quello di spostare i terremotati dalle tende alle casette in legno. Successivamente, l’intenzione è quella di ricostruire le case nuove accanto a quelle crollate. È una sorta di gesto simbolico per non cancellare e non dimenticare l’identità e l’orgoglio dei paesi colpiti. Le priorità, oltre alle abitazioni, sono rappresentate dalle scuole e dagli ospedali. Non vanno però dimenticati i monumenti e le chiese, veri e propri simboli culturali. Un rispetto quindi per i borghi e per la loro storia. È un qualcosa che non può assolutamente mancare e che, troppo spesso, viene dimenticato e abbandonato. Un altro tassello che non va assolutamente scordato è la trasparenza. Ed è per questo che l’ANAC, l’Autorità Nazionale anticorruzione, vigilerà in maniera costante, collaborando con la Protezione Civile.
C’è una terza fase nel piano del Governo. Ed è questa probabilmente quella più importante. Ci stiamo riferendo alla prevenzione o al cosiddetto progetto Casa Italia. Il suo costo stimato è quello di 100 miliardi di euro in trent’anni. Esso si fonderà principalmente su quattro pilastri: la mappatura edilizia delle zone a rischio, gli stanziamenti, le nuove procedure e la formazione. È un qualcosa che riguarda non solo il settore antisismico, ma anche il dissesto idrogeologico, l’edilizia scolastica, i beni culturali e le periferie. Insomma, Casa Italia potrebbe rappresentare una svolta, se non addirittura una vera e propria rivoluzione. Perché, come si è detto e ripetuto nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, se avessimo investito sulla prevenzione avremmo speso molto meno di quello che spendiamo ogni volta per sopperire alle emergenze. Ma questo è un vizio profondamente italiano. La speranza è che prima o poi qualcosa si capisca e si impari. Perché la sicurezza delle persone all’interno delle loro case non ha un prezzo.
