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Caporalato, Arianna Gambaccini è la protagonista del film “La giornata”

Una interpretazione intensa e toccante, un corto forte che tanto fa riflettere. E’ Arianna Gambaccini, giovane attrice laurentina, che ormai da diversi anni vive in Puglia, la protagonista de “La giornata”, il film voluto e prodotto dalla Cgil pugliese, diretto da Pippo Mezzapesa e scritto da Antonella Gaeta, che racconta la storia di Paola Clemente, la bracciante pugliese morta di fatica nell’estate del 2015 ad Andria. Guadagnava due euro all’ora. E il suo cuore non ce l’ha fatta più.

Per interpretare Paola, Mezzapesa ha scelto Arianna. Come è andata?

<E’ un regista straordinario. Credo cercasse un’attrice capace di trasmettere in silenzio il “qualcosa” che voleva, che forse in questo caso corrispondeva ad un’intensità dolorosa e dolce. Quando mi hanno provinata hanno probabilmente pensato che rispondessi a ciò di cui avevano bisogno. Lavorare sul set è stato intenso, le emozioni cambiavano in maniera repentina. Ci conoscevamo quasi tutti, un cast quasi interamente pugliese, alcune colleghe sono anche amiche. Nei momenti  di pausa c’era un’atmosfera di complicità e allegria. Ma durante il lavoro tutto si trasformava. Credo che tutti si siano sentiti responsabili della parte che stavano interpretando. In alcune scene il silenzio era assordante. Perchè mai più deve succedere ancora. Mai più>.

Il tuo un ruolo molto particolare e impegnativo, che sensazioni hai provato?

<Ci si sente responsabili. In maniera non comprensibile, in modo totalizzante. La responsabilità della morale, di aderire completamente al messaggio che stai inviando, la volontà di alleggerire il peso al tuo personaggio, la frustrazione per sapere che non puoi più, che stai facendo un gioco, ma che è un gioco serio. Puoi solo lavorare al meglio, lavorare al meglio è il modo in cui ti viene chiesto di rendergli onore. Conoscevo la storia di Paola – prosegue Arianna – mi ricordo quando è successo, della sensazione che alle volte credi che certe ingiustizie non finiscano mai. Il caporalato è una piaga di cui non si parla abbastanza perchè è scomoda: i “cattivi” non sono così riconoscibili di cattiveria. Sono uomini banali, che con la scusa del “ti faccio campare” perpetuano la violenza di chi sopra di loro si diverte a tracciare sempre una linea netta tra potenti e deboli>.

Il film nei giorni scorsi è stato presentato alla Camera dei deputati. Che emozioni hai vissuto?

<Andare alla Camera è stata una grande emozione: non avevo ancora visto il corto e sapevo ci sarebbe stato Stefano Arcuri, il marito di Paola. Lui ha dato una lezione di grande dignità per tutti. Ed io ho avuto anche una lezione di politica:  sono andata via da li con la sensazione che se ci si impegna tutti, questo mondo, lo si può pure cambiare, ma prendendosi ognuno di noi la propria responsabilità>.

Un percorso lungo quello di Arianna che ha mosso i primi passi nelle Marche, quindi in Puglia ha usufruito del grande fermento artistico che contraddistingue la regione (dovuto anche alle vincenti politiche fatte a favore della Cultura e dell’Arte) . Ha fatto esperienze formative importanti con artisti come Michele Santeramo, Michele Sinisi, Leo Muscato, Damiano Nirchio, Fibre Parallele, partecipato ad un progetto del Teatro Kismet Opera, al festival internazionale  “Castel dei Mondi” e a quelli nazionali “Maestri e Margherite” e “Il Maggio all’Infazia”. Non è il primo corto che gira, ha recitato per Andrea Simonetti in “La Fuitina” e fatto parte del cast di “Sulle orme del passato” di Sara Ventrella, di “Tomorrow” di  di Giulio Ancona.

Progetti per il futuro?

<Durante la prossima stagione teatrale , oltre a portare in scena testi miei, lavorerò per la compagnia Animalenta nello spettacolo “Farfalle”>.

Foto di: Luigi Caldarola

 

IL CORTO

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