L’evento criminoso aveva destato molto allarme tra gli operatori marittimi e turistici del porto di Fano. La notte del 25.03.2016 tra le ore 01:00 e le ore 02:00 quattro persone effettuarono un raid a bordo della motopesca “TARTAN” e dell’imbarcazione “BONFAI X” entrambe ormeggiate presso la banchina nr. 13 della darsena del Porto di Fano.
Dalle due imbarcazioni furono rubate della strumentazione elettronica per la navigazione nonché diversi apparecchi elettronici e attrezzi vari oltre a tutta la documentazione utile alle attività di pesca del motopesca “TARTAN”. Era proprio quest’ultima imbarcazione che, aldilà del valore commerciale della refurtiva, pativa ingenti danni in quanto senza i documenti e le attrezzature rubate non poteva riprendere entro breve le attività di pesca. Lo stesso armatore, GAUDENZI Antonio attraverso i giornali locali ed i social network locali aveva lanciato un appello affinché gli venisse restituita almeno la documentazione relativa alle autorizzazioni per la pesca.
Venivano immediatamente avviate indagini, condotte dal Nucleo Operativo e dalla Stazione Carabinieri di Fano, non tralasciando nessuna ipotesi o particolare utile alla identificazione dei quattro malfattori. Le stesse indagini subivano una svolta positiva e determinante la sera del sabato 26 marzo 2016 qualora il comandante dell’imbarcazione “TARTAN” veniva contattato attraverso un social network per la restituzione della documentazione rubata a bordo del proprio peschereccio.
Da questo particolare i Carabinieri di Fano sviluppavano tutta una serie di accertamenti e di servizi di pedinamento nell’ipotesi che la persona che aveva contattato il comandante e tramite questi l’armatore del “TARTAN” potesse in qualche modo essere coinvolta direttamente nel furto ovvero potesse trattarsi di una richiesta di “ricompensa” alla luce dell’appello che era stato lanciato sui media dalle vittime del reato.
Un prima appuntamento avveniva già la sera del 26.03.2016 presso la stazione ferroviaria di Fano dove si vedevano de visus l’armatore del “TARTAN” e l’ignota interlocutrice. L’incontro attentamente monitorato dai Carabinieri consentiva di identificare la donna che aveva inviato il messaggio all’armatore. La donna nell’occasione consegnava la borsa contenente tutta la documentazione rubata sul TARTAN.
A questo punto veniva “pilotato” un ulteriore appuntamento con H.O. la donna di nazionalità Moldava da tempo residente a Fano, la quale aveva restituito i documenti all’armatore del TARTAN. La mattina di Pasqua, personale in abiti civili del Nucleo Operativo di Fano e personale in divisa della Stazione e del NRM Carabinieri di Fano eseguivano un pedinamento nel corso del quale la donna veniva notata in compagnia di tre giovani. I tre ragazzi caricavano sull’auto della stessa diverso materiale che successivamente è risultato essere la rimanente refurtiva del furto perpetrato sulle due imbarcazioni.
La signora H.O. con i tre ragazzi si portavano presso la banchina numero 13 del porto di Fano dove, alla presenza dell’armatore e del comandante della motopesca TARTAN restituivano tutto il materiale che poco prima avevano caricato in auto di H.O.
Dopo che H.O. ed i tre giovani si allontanavano dal porto interveniva il personale in uniforme che procedeva alla identificazione di tutti, si trattava di:
- H. O. proprietaria dell’auto con la quale si erano recati al porto;
- Z. R. classe 1996, germano della H. O. ospite della stessa in Fano per un breve periodo;
- G. S. classe 1996, amico del suddetto Z. R. ospite per un breve periodo a Fano;
- C. V. classe 1998, residente a Fano.
Nelle indagini successive veniva identificato il quarto componente del gruppo che aveva partecipato al furto. Si tratta di:
- C. G. classe 1999, minore di anni 18, residente a Fano.
In base alla ricostruzione dei fatti da parte dei Carabinieri la signora H.O. aveva notato degli oggetti a bordo della propria auto per i quali aveva chiesto contezza al fratello ed all’amico suoi ospiti. I due erano apparsi contrastanti per cui la donna aveva fatto una ricerca nella loro stanza rinvenendo i documenti relativi al motopesca TARTAN. Da lì i contatti telefonici con l’armatore e la successiva consegna della rimanente refurtiva.
I tre giovani ammettevano le proprie responsabilità sostenendo che la notte in cui avevano compiuto il furto si trovavano in stato di ebbrezza alcolica e non si sarebbero resi conto di quanto stavano facendo. Si dicevano disposti a risarcire i danni mediante lavoro da prestare a bordo del motopesca.
Quasi tutto il materiale e documentazione asportato dalle due imbarcazioni è stato restituito ai proprietari delle due imbarcazione. Secondo quanto detto dai giovani probabilmente parte dell’attrezzatura mancate dovrebbe essere caduto in acqua durante le fasi di trasbordo a terra.
I quattro giovani sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Pesaro ed alla Procura per Minorenni di Ancona.
