La storia è ambientata nella soleggiata Sorrento, dove è venuto a mancare il cardinale fanese Venanzio Passalacqua e si terrà l’incontro tra il notaio e i nipoti del defunto: Anselmo, Delfina e Remo, gli eredi legittimi. Ben presto però i tre si accorgeranno che c’è una bella differenza tra ciò che è legittimo e ciò che sono le curiose ultime disposizioni del cardinale, con un divertente stravolgimento delle loro aspettative. Inoltre, come ogni commedia degli equivoci che si rispetti, il povero Anselmo si troverà coinvolto nelle questioni economiche di una famiglia e in altri avvenimenti legati ai colorati ospiti dell’hotel, tra vacanzieri e amanti in situazioni esilaranti.
Della storia della compagnia abbiamo parlato con Lucio Signoretti.
Quanto è importante l’uso del dialetto nella commedia? “Per noi che non siamo professionisti l’uso del dialetto è fondamentale, forse vitale, credo che per noi sarebbe ben più difficile imprimere a una scena, a una battuta la stessa efficacia e spontaneità se rappresentata in lingua. Ne va del ritmo, dell’immediatezza. Certe cose prendono un colore, un carattere solo se dette in dialetto.”
Perché andare a vedere una commedia del Gaf? “Bisognerebbe chiedere alle migliaia di spettatori che ogni anno ci tornano a vedere. Chi è alla ricerca di 2 ore di allegria, chi ha voglia di vedere una storia simpatica rappresentata da attori molto brillanti, ben affiatati e complici fra di loro, a chi piace il colpo di scena, i malintesi e le situazioni grottesche, insomma “chi ha voia de rida” non può mancare alla commedia del GAF!!!”
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