Baldelli: “Ospedale unico, Ceriscioli e PD indebitano cittadini di 1 miliardo di euro per i prossimi 30 anni”

“Prossimo alla sconfitta elettorale, Ceriscioli e il PD escono allo scoperto sull’Ospedale unico e indebitano i cittadini di 1 miliardo di euro per i prossimi 30 anni, soldi che si potevano spendere per riaprire gli Ospedali chiusi e potenziare quelli esistenti (Pesaro compreso)” – tuona Francesco Baldelli -.

“Un atto di una prepotenza assoluta, oltre che scorretto e grave per il futuro della sanità. Il presidente Ceriscioli, che il suo stesso partito ha sfiduciato non rinnovandogli la candidatura, approva in extremis una delibera che vincola il suo successore a dare esecuzione al project financing per la realizzazione del nuovo ospedale, project financing elaborato dalla Renco, società che aveva finanziato la sua campagna elettorale – afferma Baldelli, vice presidente nazionale Anci e candidato al consiglio regionale nella lista di Fratelli d’Italia – In extremis, a soli due mesi dalla scadenza del suo mandato (l’atto porta infatti la data del 27 luglio ed è stato celato fino ad oggi), il governatore del Pd ha messo il sigillo ad una scelta grave, che non solo condizionerà le prossime sei legislature regionali ma – ed è l’aspetto più drammatico – vincola l’intera comunità marchigiana a pagare a privati il canone di disponibilità e dei servizi per circa 30 milioni annuali nei prossimi 30 anni. Con un esborso di denaro enormemente superiore a quello che sarebbe necessario se alla costruzione della struttura provvedesse il pubblico. Per l’opera, infatti, è stimato un investimento di 251 milioni di euro e la Regione ha stanziato i 121 milioni di euro che il project financing indicava come contributo pubblico – ricorda Baldelli – per un’opera il cui costo a seguito delle scelte scellerate di Ceriscioli e del Pd, grazie al coinvolgimento del privato, lieviterà ad una cifra prossima al miliardo di euro. C’erano tutte le condizioni con un’analisi costi benefici per potenziare l’ospedale di Pesaro con risorse pubbliche, risparmiando enormi risorse da destinare alla salvaguardia degli ospedali esistenti, compreso Pesaro, e restituendo progressivamente servizi ospedalieri alle strutture chiuse nel 2015. Una soluzione più semplice e trasparente, che avrebbe persino consentito un risparmio sia economico sia di tempi. Ma è mancata la volontà politica. Per settimane ho chiesto ripetutamente che la Regione sospendesse la pratica in autotutela, non solo per lasciare al prossimo presidente l’onere e l’onore della decisione ma per valutare la completa legittimità dell’iter amministrativo che nei mesi scorsi è finito sotto la lente dell’Autorità nazionale anticorruzione. Vincolare l’azione politica del prossimo governatore della Marche, a soli due mesi dalle elezioni, è di una scorrettezza inaudita, anche e soprattutto perché, come accennato, è in corso un procedimento di vigilanza da parte dell’Autorità nazionale anticorruzione, per riscontrare dei possibili vizi procedurali. Vizi che eventualmente confermati dimostrerebbero l’irregolarità della procedura avviata da Ceriscioli e dalla sua maggioranza. Una maggioranza che continua a celare i documenti. Infatti nulla è stato detto di quest’ultimo atto approvato il 27 luglio. Un atto occultato fino ad ora, e nulla si continua a dire sull’ammontare dei canoni che la Regione sarà obbligata a versare ai privati per i prossimi 30 anni e che peseranno nei bilanci dell’Azienda ospedaliera Marche Nord e quindi sul servizio sanitario regionale e sulla sorte degli altri ospedali pubblici come piombo – continua il candidato di Fdi -. Canoni che assorbiranno gran parte dei bilanci annuali, costringendo la Regione a trascurare le restanti voci sanitarie, con conseguente ulteriore taglio dei servizi pubblici e svilimento della loro qualità, di cui si avvantaggeranno solo i presidi ospedalieri privati. Con quale faccia tosta Mangialardi racconta da settimane, in ogni incontro pubblico, che con l’arrivo delle risorse del Ricovery Found ci saranno le condizioni economiche per rivedere le scelte prese da Ceriscioli? Quando, non più di una decina di giorni fa, i candidati della lista Marche coraggiose gli hanno chiesto di abbandonare la strada del project financing, Mangialardi ha risposto che, essendo cambiate le condizioni economiche, la loro richiesta poteva essere accolta. A quella data, l’atto di Ceriscioli che vincola il suo successore a dare esecuzione al project financing era già stata approvato e secondo notizie di stampa l’azienda Marche Nord avrebbe definito lo schema del bando incaricando la Stazione unica appaltante delle Marche di procedere con la gara. Dobbiamo credere – conclude Baldelli – che Ceriscioli lo abbia fatto all’insaputa del suo aspirante erede, da lui stesso nominato? O, cosa più probabile, Mangialardi incarna perfettamente la continuità con l’amministrazione uscente e va promettendo da settimane, persino ai suoi stessi candidati, quanto non è in grado di mantenere, pur di racimolare qualche voto in più. Quello che sta succedendo è la dimostrazione lampante di quanto valgano le sue parole”.

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