“Sono 1470 negli ultimi dieci anni – evidenziano Elisabetta Ragonesi, coordinatore Regionale Dipartimento tutela Vittime Fdi-AN Marche e Tiziana Montinari, coordinatore Nazionale Dipartimento tutela Vittime Fdi-AN – le donne uccise :1251 all’interno della famiglia, 846 per mano di un fidanzato e 224 assassinate da un ex. Dall’inizio del 2016le vittime di femminicidio sono già 55; 43 di questi omicidi sono avvenuti all’interno del nucleo familiare e la metà all’interno della coppia.
Gli ultimi casi sono agghiaccianti:Sara a Roma, viene strangolata dal suo ex ragazzo che ne brucia il corpo; un oncologo di Taranto strangola la moglie, uccide il figlioletto e si toglie la vita; a Pordenone un giovane spara alla ex fidanzata e poi si uccide.
Ultimo ma non ultimo, il tentato omicidio avvenuto proprio l’altro ieri a casa nostra, nel nostro non più tranquillo territorio da parte di un 50enne autista di autobus ai danni della compagna Donatella, 46 enne. La donna è stata colpita diverse volte dal compagno nelle varie parti del corpo con un mattarello. La sua colpa è stata quella di averlo tradito con un fantomatico amante ( mai esistito). La pazzia e la gelosia folle dell’uomo, però, questa volta, sono state soffocate dalla lucidità estrema e dall’istinto di sopravvivenza di Donatella che in un primo momento ha cercato di distogliere l’attenzione verso di sé facendolo chiamare un finto numero di telefono per cercare di farlo chiarire con il presunto amante, poi, appurato che quest’ultimo non rispondeva, la stessa lo ha convinto a chiamare il 118 con la scusa di accusare l’amante delle lesioni da lei subite. Così, in questo modo, la donna riesce a farsi portare via dall’ambulanza e a far arrestare il compagno dai carabinieri.
Questa volta, l’ intelligenza e la lucidità di una donna, le ha permesso di salvarsi da un omicidio certo, molte altre volte le vittime prima di essere uccise vengono abusate, seviziate, torturate per mesi ed anni psicologicamente fino a diventare oggetto di sottomissione da parte del carnefice , fisica e psicologica. Spesso queste donne non si ribellano, Spesso viene a mancare la denuncia per la paura di non essere credute e per questo la loro vita cessa di esistere precocemente.
Noi chiediamo a gran voce una protezione diversa e doverosa per le donne vittime di violenza. Vanno bene i drappi rossi e tutte le forme di solidarietà verso tutte le donne vittime di violenza e femminicidio, ma ora urgono misure mirate severe e concrete di contrasto alla violenza di genere per poter arrestare la scia di sangue che da Nord a Sud sta investendo la nostra penisola senza esclusione di colpi con forza letale. É arrivato il tempo della certezza della pena per reati di questo tipo e soprattutto è necessario che nel caso di denuncia siano garantite alla vittima tutta una serie di tutele preventive che la salvaguardino dall’epilogo mortale il quale spesso è scatenato dalla denuncia medesima. Nei casi più efferati è necessario modificare la legge affinché siano esclusi i patteggiamento, le attenuanti e gli sconti di pena. C’è La necessità anche di tracciare percorsi concreti del recupero degli uomini violenti che ancor prima che condannati vanno rieducati al senso della vita e dell’affettività perduti e non abbandonati a sé stessi come mine vaganti pronte ad esplodere in modo imprevedibile”.
Foto: pazienti.it
