Digestore a Barchi, tante perplessità da parte dei Comuni coinvolti

Si è svolto ieri mattina, nella sede della Provincia, il tavolo tecnico per una prima illustrazione del progetto relativo alla realizzazione di un impianto di digestione anaerobica da 40mila tonnellate in un’area privata vicina all’ex discarica Ca’ Rafaneto di Barchi, nel territorio comunale di Terre Roveresche. Sono intervenuti l’amministratore unico della ditta proponente, Feronia srl di Porto Sant’Elpidio, i tecnici della Provincia e della Regione, e gli amministratori dei Comuni coinvolti, il sindaco di Terre Roveresche Antonio Sebastianelli, quello di Fratte Rosa Alessandro Avaltroni e la vicesindaca di Mondavio Annunziata Morico, quest’ultimi perché confinanti. E’ stato un incontro puramente illustrativo, da parte dei tecnici della ditta, del progetto, presentato il 22 gennaio scorso, per un impianto di trattamento integrato anaerobico aerobico per la produzione di biometano liquido ed ammendante compostato misto. La localizzazione, un’area di circa 9 ettari, vicina all’ex discarica di Barchi. Si è ora nella fase di valutazione della documentazione e di relativa richiesta di integrazione. I primi di marzo si entrerà nel vivo. Quindi scatteranno i 60 giorni durante i quali enti e cittadini potranno produrre osservazioni a riguardo. «E’ stata una presentazione molto sommaria – spiega il sindaco Sebastianelli – . Noi come amministrazione stiamo già analizzando il progetto e in particolare alcuni aspetti e delle problematiche che vogliamo ben chiarire. La prossima settimana organizzeremo un’assemblea pubblica nella quale esporremo alla cittadinanza la nostra posizione. Al più presto comunicheremo data e luogo». Anche gli amministratori si riservano di approfondire il rilevante progetto, sppur, da parte del Comune di Mondavio, come già ribadito al Corriere Adriatico dal sindaco Mirco Zenobi, e da quello di Fratte Rosa le perplessità e i dubbi sono molteplici. Il progetto non convince per tanti aspetti, in primis per la localizzazione e perché realizzato da un privato. «E’ un progetto complesso che va valutato attentamente – spiega il sindaco Avaltroni – e lo faremo tecnicamente come amministrazione in queste settimane. Nel territorio provinciale un impianto di questo tipo serve, ma innanzitutto noi preferiamo che a realizzarlo sia il pubblico, quindi Aset e Marche Multiservizi. E poi c’è l’importante aspetto della localizzazione. Ci dobbiamo chiedere come amministratori cosa vogliamo fare di questo territorio, del nostro entroterra. Serve una riflessione scrupolosa e ad ampio respiro. Si sta puntando su un certo tipo di turismo, su un’agricoltura di qualità e sul biologico, stanno nascendo e sono presenti importanti aziende che operano nel settore enogastronomico e della ricettività. Tra l’altro il terreno in questione è proprio a ridosso dell’areale di produzione della nostra fava, presidio Slow Food. Insomma, questo è un territorio che ormai da anni ha scelto e sta avendo un determinato tipo di sviluppo che non va assolutamente compromesso». Valutazioni e considerazioni del tutto simili a quelle del consigliere regionale Federico Talè. Il dibattito sul progetto è appena cominciato.

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