Al via i tavoli tematici per la costruzione del piano sociale dell’ATS 6. M5s: “Fano in notevole ritardo”

Entra nel vivo il percorso di costruzione del nuovo Piano Territoriale Sociale dell’Ambito 6 in virtù del confronto nei tavoli di lavoro che coinvolgono tutto il mondo del Terzo Settore.

Ambito che comprende i Comuni di Fano, Mondolfo, San Costanzo, Mondavio, Terre Roveresche, Monte Porzio, Fratterosa, San Lorenzo in Campo e Pergola. Da oggi, lunedì 17 gennaio, infatti, iniziano gli incontri che vedranno protagonisti circa 60 attori sociali che operano nel territorio dell’ATS 6 tra associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato, cooperative sociali e fondazioni.

“Insieme ai rappresentanti dei 9 Comuni – precisa il Presidente dell’ATS 6 Dimitri Tinti – i numerosi soggetti che animano il nostro territorio si confronteranno per una lettura condivisa dei bisogni dei cittadini e per delineare una strategia comune di risposta alle diverse esigenze del territorio che, anche per effetto della pandemia, sono in continua evoluzione”. Il comitato dei sindaci ha appena approvato il “disegno partecipativo” inviato alla Regione che contiene l’elenco degli attori coinvolti nei tavoli tematici, il calendario degli incontri del percorso partecipativo previsti fino al 28 febbraio e infine l’elenco degli incontri già svolti fino al 31 dicembre 2021.

Come previsto dal Piano Regionale Sociale 2020-22 e dopo gli incontri a livello regionale e provinciale coordinati dalla Regione e dall’Università di Urbino, da fine settembre 2021 era stato avviato il percorso di confronto per definire il nuovo Piano Territoriale Sociale di Ambito 2021-2023 che si dovrà concludere entro il 28 febbraio 2022. Nell’incontro in plenaria del 7 ottobre 2021 con tutto il mondo del terzo settore erano state accolte le indicazioni emerse per la costituzione di 7 tavoli tematici (anziani, disabilità, salute mentale, famiglia-violenza di genere, giovani, inclusione sociale, immigrazione).

“A fine anno si è conclusa la mappatura dei soggetti con l’adesione di ciascuno a 2 tavoli di lavoro, al fine di rendere più operativo e proficuo il confronto – ci tiene a precisare la Dirigente e Coordinatrice Roberta Galdenzi – ora il percorso si articola in due fasi: la prima verterà su ‘quali domande di assistenza e interventi sono espresse dagli attori che partecipano al tavolo tematico’ e ‘quali bisogni sociali emergono’. La seconda, prevista entro 15 giorni, riguarderà le ‘risposte ai bisogni evidenziati’ e ‘sarà guidato dalla seguente domanda’: Quali risposte alle domande espresse e ai bisogni identificati? Quale ruolo per i singoli attori? Quale integrazione delle risposte? Si tratta di percorso complesso ma stimolante, anche per il personale del nostro Servizio Sociale Associato che andrà ad aggiungersi all’ordinaria amministrazione già svolta con attenzione e professionalità”

“All’interno di questo percorso, abbiamo voluto qualificare il dibattito costituendo 2 tavoli aggiuntivi e trasversali che vedono il coinvolgimento dei portatori di interessi diffusi, con una visione ampia e diversificata del sistema dei servizi sociali. Questa decisione – evidenzia Tinti –  denota apertura, sensibilità e consapevolezza del ruolo di ogni soggetto nel contesto di riferimento e nella ridefinizione del welfare territoriale. Il primo tavolo coinvolge i referenti territoriali dei sindacati, mentre il secondo i rappresentanti regionali e locali del Terzo Settore. Con entrambi il dibattito sarà concentrato sul tema del rafforzamento dell’Ambito Sociale, ragionando sulla definizione del nuovo soggetto giuridico in cui si trasformerà l’attuale gestione associata dell’ATS 6. Questo focus ci fornirà tutti gli elementi necessari per prendere la decisione migliore”.

 

“La nostra aspirazione – conclude Tinti – è quella di realizzare un confronto vero, grazie al costante ascolto di tutti i soggetti attivi sul nostro territorio, per poi riportare tutte le osservazioni, gli spunti e le sollecitazioni di questo percorso nelle opportune sedi istituzionali. Può apparire ambizioso, ma l’obiettivo di costruire un modello di Welfare territoriale, innovativo e rappresentativo dei 9 Comuni dell’ATS6 è un impegno comune a cui tutti dobbiamo tendere. In particolare, rimanendo coerente con la mia convinzione, credo che il nuovo modello di welfare di comunità deve poggiare su tre direttrici: corresponsabilità, innovazione sociale e prossimità. Occorre superare diffidenze e resistenze e promuovere una collaborazione virtuosa fra tutti gli attori, pubblici e privati, tramite la co-progettazione e cogestione, con un nuovo approccio al bisogno e servizi più accessibili e fruibili”.

“Tutto bene? Nient’affatto! Siamo in notevole e colpevole ritardo”, ribattono Francesco Panaroni, Tommaso Mazzanti e Giovanni Fontana del Movimento 5 stelle di Fano. “La vicina Pesaro – continuano – ha avviato i tavoli tematici a febbraio 2021, mentre Fano non ha finora voluto considerare la pluralità delle varie organizzazioni territoriali, limitandosi alle solite fedelissime realtà. Dopo il primo incontro del 17 giugno 2021 presso la Rocca Malatestiana, tra l’altro non pubblicizzato a dovere e al quale non tutte le Associazioni interessate erano state invitate, il Comune di Fano non ha più fatto nulla.

Ai 7 tavoli tematici che vedranno protagoniste le varie realtà, se ne aggiungono altri 2 “trasversali” con la sola partecipazione di Sindacati e di pochi rappresentanti del terzo settore, per discutere sulla definizione del nuovo soggetto giuridico in cui si trasformerà la gestione dell’ATS 6. Perché da questi ultimi tavoli sono state escluse realtà importanti nel sistema di welfare cittadino, come per esempio la Caritas, che viene interpellata solo per sopperire alle lacune dell’Amministrazione?

Il Movimento 5 Stelle di Fano è riuscito a fare approvare una mozione in Consiglio comunale per provare a riportare sulla retta via una decisione rilevante da prendere con i portatori di interesse, non nelle segrete stanze.

La situazione pandemica ha giocato a favore di chi vuole limitare la partecipazione ed il confronto… e ora l’assessore Tinti pensa di aprire e chiudere il dibattito sulla futura gestione dei servizi alla persona nel giro di un paio di incontri online, quando tanti appuntamenti ben più superflui vengono svolti in presenza!

Non è accettabile che questo grande processo di riforma si chiuda in modo così approssimativo e repentino, perché siamo in un contesto storico di grande importanza e la co-programmazione non può essere lasciata ai margini delle decisioni politiche. I ragionamenti sui nuovi livelli essenziali delle prestazioni dovranno portare ad un processo partecipativo nuovo e ad un vero rafforzamento degli ambiti. Ma questo la Giunta lo vuole davvero?” concludono Francesco Panaroni, Tommaso Mazzanti e Giovanni Fontana.

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