San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti: la riflessione del Vescovo sul mondo del giornalismo

In occasione di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti, che la Chiesa ricorda il 24 gennaio, il Vescovo Armando propone una riflessione sul mondo del giornalismo.

 

Giornalisti si diventa nel tempo, non ci si improvvisa. E’ una professione, direi quasi una vocazione che merita un’intelligenza di cose, un’etica e un limite.

Intelligenza ovvero andare in profondità senza fermarsi all’apparenza, saper raccontare la notizia rendendola con verità, documentarla, verificarla perché poi quando la notizia viene pubblicata la rettifica è sempre doppia volgarità.

Quando parlo di intelligenza parlo anche di profondità dell’umano.

Inoltre, occorre etica, ma non moralistica, il rispetto della notizia, distinguere la notizia dall’interpretazione e dall’emozione, dal fanatismo o dal servilismo e questo vale sia per il mondo cattolico che per quello laico.

Ovviamente c’è anche la fatica di tirare avanti. Per questo il rischio per tutti noi è quello di diventare giornalai oppure scegliere di essere gente che va dentro la notizia, che sa approfondirla, fare inchieste verificandole prima e rispettando la persona perché con il giornale si può far vivere o morire.

Tutto questo deve aiutarci a capire una professione molto nobile.

Dobbiamo poi distinguere i vari tipi di giornalismo, quello televisivo, quello radiofonico, quello scritto, ognuno ha un proprio percorso con delle proprie e peculiari caratteristiche. Nel giornalismo, soprattutto scritto, non dovremmo mai dare nulla per scontato.

Il giornalismo è comunicazione.

L’etica porta anche a un indirizzo. Il giornalismo può anche indirizzare.

Sull’indirizzo credo che ognuno di noi debba avere una morale propria, laica. Ci sono anche i grandi silenzi sui fatti, anche quella è una forma di giornalismo. Una notizia non data significa aver fatto una scelta di campo. Sulla notizia è necessaria una moralità integra, verificata se possibile.

Il giornalismo non raccoglie solo i pensieri di altri, il redattore, il giornalista, il direttore li fa suoi, in una propria linea editoriale. Nel giornalismo cattolico credo che occorra anche verificare una grande prudenza narrativa, capire le parole che si usano, il linguaggio, approfondire ciò che viene detto.

 

Il Vescovo Armando, inoltre, citando alcuni passi della lettera che l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini ha inviato ai giornalisti in occasione del tradizionale incontro che si svolgerà sabato 25 gennaio 2020 a Milano, invita a riflettere su alcune tematiche:

 

1) Il giornalismo al servizio del consenso: quali meccanismi, quali responsabilità, quali contributi positivi, quali rischi sono presenti in una professione che può/vuole orientare il consenso verso un leader politico, verso una forza politica?

2) Il giornalismo e la storia delle persone: l’incidenza della notizia nella fama (buona/cattiva fama) delle persone. Quale dinamismo crea coincidenza tra notizia ed esperienza, oppure contrapposizione tra notizia ed esperienza?

3) Il giornalismo e i rapporti con i popoli: il fatto di cronaca e la valutazione dei popoli. Quali dinamismi definiscono un popolo amico/ostile, simpatico/antipatico? Quali tratti contribuiscono a farsi una certa idea di un Paese, a ritenerlo attraente o insignificante o pericoloso?

4) Il giornalismo e il costume: come la selezione delle notizie contribuisce a far ritenere un comportamento positivo o negativo, accettabile o inaccettabile?

5) Il giornalismo e il futuro: quale tipo di informazione rende il futuro desiderabile o temibile?

 

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