Coronavirus, Baldelli (vicepresidente Anci): “Riaprire con medici militari ospedali chiusi dalla Regione e commissari”

“I dati ufficiali sulla diffusione del coronavirus – sottolinea Francesco Baldelli, vicepresidente nazionale Anci – sono più preoccupanti di quanto realmente percepito dall’opinione pubblica.

L’indice di stress, ossia il punto di non ritorno, cui è sottoposto il sistema sanitario nelle Marche è il più alto tra le regioni italiane, secondo solo alla Lombardia. La provincia di Pesaro risulta essere, in relazione al numero di abitanti, al quinto posto tra le province più endemiche d’Italia e risulta purtroppo essere, in relazione alla popolazione regionale, la prima per diffusione del contagio, con la città di Pesaro gravemente colpita.

Il punto di tenuta del sistema sanitario marchigiano è a un passo dal collasso, per questo non posso essere rimandate scelte essenziali. Se saltasse il sistema, sarebbe in pericolo l’assistenza sanitaria dell’intera regione. Il problema non è dunque solo più medico, visto che gli operatori sanitari si stanno prodigando senza sosta, ma è divenuto politico.

Di fronte a tale situazione sono necessarie scelte risolute per evitare il collasso del sistema sanitario e ospedaliero marchigiano. Le poche indicazioni di riorganizzazione del sistema e la limitata previsione di posti letto aggiuntivi decisi da Ceriscioli sono solo un pannicello caldo insufficiente ad affrontare la pesantissima situazione che stanno vivendo i marchigiani, in particolare, i pesaresi.

Situazione che non può essere più gestita da chi non ha saputo adottare le necessarie precauzioni per combattere la diffusione del Covid19 e che non è stato in grado di arginare le irresponsabili iniziative di quei sindaci che, nel pieno dell’emergenza sanitaria, invitavano i cittadini, come accaduto a Pesaro, a scendere in piazza “per riaccendere la città”.

Atti di irresponsabilità, i cui effetti hanno avuto una pesantissima ricaduta prima su Pesaro, poi sull’intera provincia. A ciò si è aggiunto, in questi giorni, il completo immobilismo di altri sindaci che nulla fanno per contenere il rischio di contagio all’interno delle proprie comunità.

In questi casi, il Ministero degli Interni dovrebbe nominare commissari ad acta per la gestione dell’emergenza, a Pesaro come in quei comuni dove si è sottovalutata e si continua a sottovalutare la situazione. Soprattutto in territori dove i sanitari attendono ancora il picco dell’epidemia.

Stessa misura va adottata nei confronti del governatore Ceriscioli, che va affiancato da un commissario. Lui, che è assessore alla sanità, si è visto sfuggirà di mano la situazione. Prima la scelta di trasferire pazienti da un ospedale all’altro, aumentando il rischio di diffusione del virus nelle diverse strutture e in pazienti non affetti, poi la retromarcia con l’individuazione di ospedali no-Covid. Una soluzione che ora non riesce ad attuare come si apprende dalla stampa che racconta di malati di coronavirus che dormono ammassati negli ospedali no-covid tra i pazienti e come sottolineano gli stessi operatori sanitari che denunciano: “mancano disposizioni imperative e posti letto”.

È quindi necessario correggere il piano sanitario e prevedere immediatamente il potenziamento degli ospedali depotenziati e la riapertura di quelli chiusi, non in via temporanea ma stabile, anche per patologie non legate al covid19, dalle terapie oncologiche alla dialisi, richiedendo, in questo momento, l’impiego del servizio sanitario militare”.

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