“Quello a cui abbiamo assistito nel consiglio di ieri è un altro brutto episodio che pone ulteriori dubbi sull’azione di un’amministrazione che pare di nuovo anteporre interessi particolari a quelli collettivi. La dinamica che ha portato ieri la Giunta ad ammettere l’intenzione di concedere gli spazi di Palazzo Marcolini alla Link University, solo dopo essere stata incalzata dalle richieste di chiarimento da parte dei consiglieri di minoranza, getta ulteriori ombre sulle spinte che muovono tutta questa operazione. Un’operazione che ben descrive il modus operandi di una destra che pubblicizza come utili per la collettività manovre che, di fatto, non lo sono.
Perché, parliamoci chiaro, questa operazione, indicata come soluzione alla mancanza di medici nella sanità regionale è, di fatto, un’autentica bufala. Lo studio presentato a fine 2024 da Anaao Assomed, il sindacato più rappresentativo del settore, indica infatti che non sono i medici a mancare (che saranno addirittura in eccesso nei prossimi anni) ma che, piuttosto, a mancare sono specialisti in determinate specialità. Parliamo quindi di due questioni completamente diverse, dato che ad essere carenti non sono gli iscritti a medicina ma, piuttosto, coloro che una volta laureati in medicina scelgono certi percorsi di specializzazione.
Il problema risiede quindi nella scarsa attrattività della sanità pubblica per i giovani medici, che colpisce in particolare specialità come la medicina generale (i medici di base) e l’emergenza urgenza. Per quest’ultima, in particolare, le cause vanno individuate in un contesto lavorativo difficile, stressante, ad elevata responsabilità, scarsamente compatibile con la vita famigliare, a fronte di stipendi che sono trai i più bassi d’Europa. Ma anche nel percorso di specializzazione, un percorso lungo, scarsamente retribuito, fatto di turni massacranti e con tassi di abbandono estremamente elevati. Aumentare i posti di medicina è quindi inutile, mentre sarebbe auspicabile lavorare per aumentare l’attrattività di queste figure della sanità pubblica, anche in vista della futura riforma che interesserà i medici di base.
Ciliegina sulla torta in questa storia è la riforma del numero chiuso di medicina, che non sarà in realtà un’abolizione (altra illusione creata ad hoc), ma uno spostamento temporale della “tagliola” che stabilisce ammessi e non ammessi, la quale slitterà da prima dell’inizio del primo anno, come avvenuto fino ad ora attraverso il famoso concorso, alla fine del primo semestre sulla base del rendimento delle studentesse e degli studenti. Il risultato della riforma non sarà quindi un aumento dei laureati in medicina, ma solo un aumento del numero di iscritti al primo anno di medicina, i quali si troveranno a frequentare il primo semestre in attesa di sapere se potranno o meno proseguire il proprio percorso di studi. Gli atenei non saranno in grado di far fronte a questo aumentato fabbisogno di posti, per la cui copertura entreranno in gioco le università private che vedranno crescere il numero di iscritti e, quindi, gli introiti derivanti dalle rette.
Siamo di fronte ad un’autentica acrobazia della mistificazione, un vero e proprio virtuosismo in cui una non verità si inserisce dentro un’altra, in una sorta di matrioska il cui risultato è quello di creare confusione impedendo alle cittadine e ai cittadini di comprendere i confini di questa vicenda”, scrive il Segretario di Fano Cresce Stefano Amatori






