Pasqua, il messaggio del Vescovo: “Mettiamo sempre la giustizia al primo posto, adottiamo un linguaggio di speranza”

Il messaggio del Vescovo Armando alla città in occasione della Santa Pasqua 2018.

Lo scandalo della croce

Il respiro di Pasqua

E’ ancora attuale e degno di proclamazione, anche al mondo laico, il “supplizio più crudele e orrendo”? (Cicerone); si può annunciare a tutti gli uomini e donne di buon senso la notizia di Pasqua “che la morte non ci tiene più in pugno”, che la morte non avvolge più la vita, è svuotata del suo potere?

La croce supera la misura umana e la supera sia in basso che in alto. Sulla croce l’uomo è umiliato, negato, ridotto a oggetto, privato della dignità, ridotto a una condizione sub-umana; nello stesso tempo è l’atto con cui Dio stesso scende nelle profondità, nelle condizioni di disperazione, di angoscia, di morte per mostrare che non vi è più, per nessun uomo, cielo chiuso

Gesù il risorto chiede di uscire dalle tombe del fatalismo, del tradizionalismo, del si è fatto sempre così, dell’indifferenza, del pessimismo. Celebrare l’uomo redento, capace riemergere dalla sabbie mobili inghiottiscono la dignità. Capacità di udire il grido di aiuto silenzioso di chi non ha più voce.

Spegniamo la tentazione che la Pasqua significhi cercare e trovare consolazioni in processioni, incensi e devozioni. Annunciare Cristo risorto significa condividere – servire l’umanità sofferente nel corpo e nello spirito aiutando a risollevarsi dalla tante cadute, dalle ingiustizie subite, dalle umiliazioni patite.

Si ha la sensazione dello sgretolarsi di una società che perde il gusto di essere umana, vera, autentica, trasparente: incapace di soffrire e offrire, di gioire ed esultare.

Si sente il bisogno di comunione, di spirito di responsabilità; si scorgono persone piatte, grigie, tiepide.

E’ triste constatare che anche le più alte strutture di servizio siano invece giungle di potere. Dio è in lacrime finché una sola persona non ha trovato la sua dignità.

Giovani è tempo di “pensare con la propria testa”. Siamo in una società che sempre più violenta le coscienze, suscita bisogni inutili, se non anche dannosi.

In passato i giovani – non solo i cattolici – hanno coltivato nel cuore ideali alti. Occorre ribellarsi a questa ‘anestesia ‘ della coscienza, a questa droga del pensare, chinando il capo ai potenti; osate il coraggio di rifiutare di salire sul carro dei vincitori.

Non vendete la vostra coscienza, non abdicate dalla vostra libertà e non mettete sul mercato la vostra dignità, perché diversamente tradireste voi stessi.

Laici o cattolici, giovani-adulti, rimettetevi in cammino per il bene dell’Italia. Oggi, non domani con dei compiti essenziali: la dignità umana incalpestabile e la cura dei poveri; poniamoci con l’atteggiamento dell’apertura nei confronti dell’altro, senza pregiudizio, senza chiusure, rompendo quelle barriere mentali costruite negli anni. Occorre trovare il coraggio intellettuale, morale e politico di rimettersi in cammino.

C’è una Italia da ricucire. C’è un paese socialmente diviso che va rammendato con cura e amore, senza ricorrere a scorciatoie e compromessi di basso cabotaggio, ma con una visione ampia, grande, condivisa.

Non emulate le ambizioni politiche, ma i bisogni fondamentali della gente a partire da quanti sono più in difficoltà. Non scartate l’impegno politico, preparatevi con onestà, parlate con cognizione e saggezza.

Siamo preoccupati tutti, perché tutti vogliamo che si ritrovino soluzioni che vadano veramente a favore del disagio di molti. La mediazione, quando è finalizzata al proseguimento del bene comune, è sempre positiva e auspicabile, il dialogo tra diverse forze politiche e sociali deve sempre essere ricercato; mai rimanere in posizioni di contrasto aprioristico, strumentale e sterile.

Mettiamo sempre la giustizia al primo posto, combattiamo la corruzione, le raccomandazioni, la sopraffazione del più forte e del più potente, rifuggiamo dai privilegi di alcuni a scapito di altri, perseguiamo un’etica personale e collettiva improntata alla lealtà e al rispetto reciproco.

Sappiamo usare sempre linguaggi positivi, inclusivi non pessimisti; mai indurre alla rassegnazione e allo sconforto, al contrasto tra persone diverse, tra generazioni, tra culture disomogenee.

Adottiamo un linguaggio di speranza, di fiducia nel futuro, nel cambiamento verso condizioni migliori, dedicando uno spazio congruo all’ascolto gratuito e senza riserve, alla presa in carico di ogni diversa situazione personale e collettiva.

Sento nel pensiero comune la paura del futuro, quella legata al tasso di disoccupazione dei giovani e all’impoverimento delle famiglie; la paura del diverso che troppo spesso trova negli immigrati un capro espiatorio.

Sono tutte sindromi di quella “notte invernale”, di cui parla il Cardinale Presidente Bassetti, che impedisce lo slancio della primavera e che in politica assume la forma di una “disaffezione profonda e diffusa che investe l’inadeguatezza della politica tradizionale”.

Il DISAGIO, alla lunga, diventa “risentimento, litigiosità, rabbia sociale”, senza contare il vento gelido della “violenza intellettuale che si scatena sistematicamente sulle donne, vento di ignoranza, immaturità e presunzione di possesso.

L’augurio.

Ognuno di noi può trovarsi sotto un macigno: una pietra enorme messa all’imboccatura dell’anima, che ci impedisce di respirare, di vedere la luce… E’ la pietra della solitudine, della miseria, della malattia, dell’odio, della disperazione, del ‘fallimento’. Facciamo rotolare via lontano da noi questo peso e iniziamo una vita nuova.

Essere nuovi: è un bisogno e un impegno per tutti.

Buona Pasqua.

Dalla Residenza Vescovile di Fano, 27 marzo 2018

Armando Trasarti

Vescovo di Fano Fossombrone Cagli Pergola

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