Smart working: un nuovo modo di vedere il lavoro

Dieci anni fa l’Italia testava per la prima volta lo smart working, una nuova forma contrattuale creata su misura per le esigenze di impiegati e datori di lavoro, che prevedeva tra l’altro la possibilità di lavorare da casa, a progetto; o per obiettivi.
Dopo una legge ad hoc creata nel 2017 dal Governo italiano, il “lavoro agile” è stato definitivamente sdoganato anche nel nostro Paese. Le piccole, medie e grandi imprese si muovono in questa direzione, perché generalmente lo smart working avvantaggia anche loro.
Ecco alcuni esempi di professioni che possono essere effettuate secondo la modalità del lavoro agile.

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Social media manager: il comunicatore a tempo pieno

Ogni impresa presente su Internet ha un social media manager. Il suo ruolo è quello di mettere in atto una strategia digitale, pubblicare notizie e informazioni sui canali social dell’azienda, da Facebook a Instagram, passando per Twitter, LinkedIn e Snapchat, ma soprattutto di rispondere alle domande (a volte anche alle proteste) che i clienti rivolgono online e a moderare tutte le discussioni. Generalmente buoni comunicatori, a volte i social media manager sono molto creativi, come dimostrano due esempi. Il primo è quello di Burger King, noto per la sua risposta fulminante (“Questo spiega molte cose”) a Kanye West, che su Twitter aveva appena dichiarato che McDonald’s era il suo ristorante preferito. Il secondo è il social media manager dell’Inps, che con le sue risposte al vetriolo a chi chiedeva informazioni (spesso ovvie) sul reddito di cittadinanza ha infiammato Facebook la scorsa primavera.
Se questo lavoro richiede, oltre a un buon uso dei social media, una perfetta conoscenza della marca che si rappresenta e dei suoi valori, lo smart working è possibile: oltre a lavorare da casa con orari flessibili, è possibile lavorare a progetto, ad esempio per il tempo necessario a creare, gestire e seguire una campagna pubblicitaria online.

Game developer: lo sviluppatore a progetto

Quello dello sviluppatore è, con il gamer e lo youtuber, uno dei tre lavori da sogno dei Millennial. Come dargli torto? Un developer, essenzialmente, crea e segue il ciclo di vita di software di vario genere: dalle app per gli smartphone ai videogiochi, passando per i siti web e tutti gli altri tipi di programmi per computer. Un esempio di società di sviluppo è Microgaming, creatrice di numerosi videogiochi online, tra cui varie slot machine per Betway Casinò. Gli universi creati dagli sviluppatori di Microgaming sono molto diversi, e vanno dall’horror-gotico di Immortal Romance, una slot di vampiri, a Jurassic Park e Il signore degli anelli, ispirati ai film omonimi. Lavorare a progetto e a distanza, almeno in parte, per uno sviluppatore è abbastanza semplice, in quanto la sua attività non ha particolari costrizioni a parte l’uso di un computer. Le riunioni con il resto del team, fondamentali quando si lavora a più mani su un progetto, si possono svolgere in videoconferenza così come in sede. Per il resto, la cosa più importante è la concentrazione: una volta trovato il luogo adatto in cui lavorare, lo sviluppatore potrà decidere come gli conviene in quale momento della giornata lavorare, quante pause fare e, in generale, come organizzare il proprio lavoro sulla base del progetto e degli obiettivi posti dalla sua azienda.

Grafico pubblicitario: un creativo a distanza

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Il grafico pubblicitario ha il compito di progettare e creare graficamente logo e immagine di marca coordinata, manifesti e pubblicità, packaging di prodotti. Per lui, che lavori in agenzia o all’interno di un’azienda, è essenziale essere presente alle riunioni di brainstorming, per definire con i colleghi le linee guide sull’immagine del brand e dei prodotti da pubblicizzare, quindi partecipare a meeting regolari di follow up, per aggiornarli sull’andamento del progetto e ricevere informazioni supplementari se necessario. Stare dietro una scrivania in ufficio, quindi, anche nel caso del grafico pubblicitario non è necessario, anzi! Le idee per molti creativi arrivano spesso nei luoghi più impensati, a eccezione del posto di lavoro, dove l’immaginazione a volte rischia di bloccarsi.

Giornalista: lo smart worker prima di tutti

Lavorare al desk, vale a dire in ufficio, per i giornalisti non è necessario, anzi. Uno dei più antichi dibattiti sul vero giornalismo, un tempo, nasceva proprio dalla distinzione tra chi lavorava in ufficio, selezionando, tagliando e impaginando le notizie, e chi le notizie le andava a cercare per strada, “fiutandole”, parlando con la gente comune, assistendo a eventi ma anche precipitandosi sul luogo di un incidente. I giornalisti freelance lavorano essenzialmente da remoto. Per chi scrive una notizia la flessibilità è massima: se alcuni eventi da seguire sono infatti programmati in anticipo, molti altri, come ad esempio i fatti di cronaca nera, sono imprevedibili. Quello del giornalista freelance è in questo senso una sorta di smart work ante litteram: non lavora quasi mai in ufficio, ma da casa o in giro; non ci sono orari fissi, in quanto la giornata si organizza in base agli eventi da seguire, programmati o meno; si lavora a progetto, ovvero ad articolo.

Le società che hanno adottato il lavoro agile in Italia sono numerose. Tra esse figurano Vodafone, che già nel 2015 aveva concesso a 2400 impiegati di lavorare fuori dall’ufficio per 4 giorni al mese, e Sanofi Italia, che ha installato sul pc dei suoi impiegati un software aziendale grazie al quale possono comodamente lavorare da casa per 1 giorno a settimana. La lista continua con American Express, che ha in telelavoro un terzo dei suoi dipendenti italiani, Ducati, dove ogni operaio ha un compito da portare a termine ogni settimana, ma sceglie lui in quali dei 5 giorni lavorare, e molte altre. La tendenza sembra inarrestabile, in Italia come all’estero. E le figure professionali emergenti, dal community manager al developer, la sostengono.

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