Coronavirus, infermiere di Pergola e sindacati: “Tamponi e strumenti di potezione per lavorare. Siamo preoccupati”

Preoccupazione e rabbia. Al fronte da settimane e non si sentono affatto tutelate. Il grido d’allarme, la richiesta di garanzie, di dispositivi di protezione individuale e di effettuare tamponi arriva da un gruppo di infermiere dell’ospedale di Pergola: «La situazione si aggrava ogni giorno di più e per noi sta diventando impossibile lavorare in certe condizioni. Stiamo affrontando una battaglia, una grandissima emergenza, senza avere quello che è necessario, quello che ci spetta. Il nostro è un presidio dichiarato no Covid ma con pazienti positivi, con promiscuità all’interno del reparto e delle stanze. I dispositivi di protezione individiale non sono sufficienti e idonei, anziché essere sostituiti ogni 6-8 ore come da protocollo, vengono utilizzati per tre turni consecutivi. Inoltre le divise non sono disponibili al cambio quotidiano come da delibera. Non ci sono saponi disinfettanti con cui lavarsi le mani, ma solo gel alcolici». Tamponi e chiarezza: «Devono essere fatti i tamponi al personale, quantomeno quelli sintomatici: se fossimo noi gli ‘untori’? E poi chiediamo chiarezza sul presidio: covid o no? Se sì con gli adeguati Dpi e indennità di servizio»

Della delicata situazione si stanno interessando Cgil e Cisl provinciali che hanno inviato una lettera ai vertici della sanità regionale:

Alle scriventi Organizzazioni Sindacali Fp Cgil e Cisl FP risulta che siano stati trasferiti nel reparto di Medicina LPA di Pergola direttamente dall’Ospedale di Urbino almeno sei pazienti nell’ultima settimana.
Almeno due di questi pazienti ad una successiva indagine sono risultati covid positivi, gli altri pazienti sono ancora in attesa di responso.
Il personale dipendente del suddetto reparto conta a tutt’oggi già otto operatori tra infermieri e oss, su un organico complessivo di 21 unità, in quarantena fiduciaria domiciliare perché risultati covid positivi e/o potenzialmente covid positivi, solamente tre sono i medici attualmente in servizio anche per effetto della riorganizzazione interna con la creazione dell’area di degenza post critica a Fossombrone e delle misure straordinarie disposte sulle struttura di Urbino per effetto della Determina DAV 304/AV1 del 23/03/2020.
Con l’attuale personale in servizio, senza realizzare riduzione dell’attività programmata e/o accorpamento di reparti sarà pressoché impossibile mantenere inalterato l’assistenza ai 25 pazienti con solo due operatori in servizio per ciascun turno di lavoro.
Le scriventi si sono già espresse in maniera critica sulla recente diffusione del contagio tra i degenti e gli operatori sanitari all’interno dell’Ospedale di Urbino ed in particolare all’interno del reparto di medicina generale a seguito di ricoveri e/o trasferimenti di pazienti che successivamente sono risultati covid positivi.
La preoccupazione di emulazione per la Medicina LPA di Pergola e quindi diffusione del contagio è molto elevata anche alla luce della disposizione interna id n. 1155577/24/03/2020/U-DMPO da parte della Direzione Medica del Presidio Ospedaliero Unico di limitare le richieste di tampone “ .. in quanto è noto il periodo finestra che può originare esiti negativi, destinati a successiva positivizzazione, prima ancora della manifestazione di sintomatologia clinica suggestiva, così come esiste una quota fisiologica di falsi negativi all’indagine; per cui l’efficacia di campagne indiscriminate con verifiche di laboratorio a tappeto non producono alcun beneficio ..”.
Mantenere, in questo momento dell’emergenza sanitaria, la struttura di Pergola quale ospedale no covid sarebbe utile all’intero sistema sanitario provinciale e non solo ai cittadini della valle del cesano.
Tutto ciò premesso le scriventi chiedono, anche in virtù del fatto che non risultano ricoveri di utenti direttamente dal PPI, che i pazienti debbano risultare negativi all’apposito tampone prima di programmare il trasferimento da Urbino e/o da altre strutture, che gli attuali pazienti covid positivi siano trasferiti immediatamente nel nuovo reparto di degenza post critica di Fossombrone o in altra struttura covid, che tutti gli operatori sanitari della Medicina LPA di Pergola siano sottoposti a verifica del loro stato di salute tramite tampone.
Inoltre alle scriventi risultano inadempienze anche sulla dotazione al personale sanitario degli idonei DPI tra i quali i camici sterili che sono sostituiti da camici in tessuto; occorre ricordare che tra gli obblighi di ogni datore di lavoro c’è quello di dotare i propri lavoratori dei necessari DPI e la mancata fornitura di tutti gli strumenti indispensabili di protezione individuale, a maggior ragione in un contesto dove vi è evidenza di pazienti positivi e/o potenzialmente positivi al Covid 19, rappresenti non solo una violazione degli obblighi inerenti la tutela dell’integrità psicofisica dei lavoratori ma determini anche un aumento del rischio clinico per gli altri degenti ricoverati ed un possibile attentato alla incolumità pubblica ( art 437 e 438 c.p. ) stante la possibilità che un lavoratore esposto a rischio contagio diventi vettore del virus stesso.
In attesa di formale riscontro, Distinti Saluti.
Pesaro, 25 Marzo 2020
FP Cgil di Pesaro – Urbino Cisl Fp Marche – Territorio di Pesaro e Urbino
Vania Sciumbata Alessandro Contadini

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