Le scuole di danza costrette a fermarsi con il nuovo Dpcm. Anche da Pergola alla manifestazione di protesta ad Ancona

Anche le scuole di danza sono state costrette a fermarsi con il nuovo Dpcm. Tra rabbia e sconcerto, insegnanti di danza, danzatrici, coreografi, registi e tutti gli operatori del mondo dello spettacolo, venerdì mattina manifesteranno ad Ancona in piazza del Plebiscito per chiedere un intervento urgente per il settore. La manifestazione sarà in contemporanea nazionale con tutte le altre regioni. Nelle Marche si contano circa 6000 lavoratori nel settore. Sarà presente anche Monia Mattioli, coordinatrice regionale Marche di AssoDanza Italia e direttrice della scuola Asd Ijshaamanka di Pergola, operativa in diversi centri delle provincie di Pesaro Urbino e Ancona, e nota anche in Europa per importanti progetti che legano la danza al sociale.

«A nulla – spiega Mattioli – è valso aver adempiuto strenuamente a tutti gli obblighi e le misure e aver usato tutte le forze possibili per sensibilizzare le autorità sul valore educativo, sociale e morale degli insegnamenti impartiti nelle scuole di danza private italiane. Si, perché di questo si tratta: centri per la formazione coreutica di base, luoghi di sana aggregazione sociale, di educazione al movimento teso al benessere psico-fisico soprattutto delle fasce giovanili, avamposti di formazione artistica e culturale. A nulla è valsa l’immensa disponibilità delle insegnanti e delle direttrici delle scuole a cambiare il loro ruolo di educatori e trasformarlo in quello di inservienti. La nostra lettera accorata e sincera al presidente Giuseppe Conte è rimasta inascoltata. Una settimana fa ci è stata minacciata la chiusura come fossimo noi gli ‘untori’ della diffusione del contagio. E questo è falso. Abbiamo fornito tutte le evidenze concrete del nostro agire a favore della salvaguardia della salute della popolazione. Ciò nonostante, ci è stata imposta una sospensione totalmente inaccettabile». Una chiusura con conseguenze pesantissime: «Cessare l’attività delle scuole di danza vuol dire affamare migliaia di lavoratori, e con essi le loro famiglie. I debiti assunti per ottemperare agli obblighi per la riapertura sono stati ingenti. Ed ora questo peso è insostenibile. La danza è stanca e dice basta. È giunto il momento di rivendicare il ruolo specifico che ci contraddistingue da tutte le altre forme aggregative di base. Le scuole di danza sono differenti e rivendicano la propria identità. Chiediamo con urgenza un’audizione diretta al Governo per esporre le nostre istanze di sopravvivenza che richiedono interventi immediati. In ogni regione d’Italia stiamo già chiedendo tavoli tecnici di lavoro per costruire una vera ripartenza che possa consentire modalità di lavoro sostenibili all’intera categoria. L’insegnamento della danza è una professione. Le scuole di danza private sono un luogo di lavoro».

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