TeatrOltre, 24 appuntamenti tra musica, teatro e danza

TeatrOltre, un palcoscenico per le più importanti esperienze del teatro di ricerca italiano, giunge alla tredicesima edizione e presenta fino a giugno ventiquattro appuntamenti che parlano i linguaggi più innovativi della scena su iniziativa della Fondazione Teatro della Fortuna di Fano, dei Comuni di Pesaro, Urbino, San Costanzo, San Lorenzo in Campo e Urbania con AMAT e il contributo di Regione Marche e Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo.

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L’inaugurazione della rassegna è il 9 febbraio a Pesaro (Teatro Sperimentale) con In girum imus nocte et consumimur igni, un capolavoro in danza di Roberto Castello che studia con dinamiche toccanti il corpo umano. Amato, chiacchierato, seguito, atteso. Tutto questo e molto altro è Dente, geniale cantautore che gioca con l’ironia dei gesti e delle parole in concerto al Teatro della Fortuna di Fano il 16 febbraio in collaborazione con Loop Live Club nell’ambito di Klang altri suoni, altri spazi. Ancora musica (sempre in collaborazione con Klang altri suoni, altri spazi) il 24 febbraio al Teatro della Concordia di San Costanzo con Duke Garwood cantautore e polistrumentista inglese che torna sulla scena musicale con il nuovo Garden of Ashes. Amore – Premio Ubu 2016 come “miglior novità italiana o progetto drammaturgico”, “miglior allestimento scenico” e

nomination “miglior spettacolo” – un gioiello teatrale di Spiro Scimone, uno dei maggiori drammaturghi italiani in attività, arriva a Pesaro il 7 marzo la Teatro Sperimentale. Il 14 marzo è ancora la danza la protagonista dell’appuntamento al Teatro Sanzio di Urbino con 10 Miniballetti, un’antologia di danze geniali, spiazzanti ed esilaranti di Francesca Pennini e Collettivo Cinetico in bilico tra geometria e turbinio. Di nuovo musica internazionale d’autore il 24 marzo in collaborazione con Klang altri suoni, altri spazi a San Lorenzo in Campo (Teatro Tiberini) con Gareth Dickson, chitarra e voce sognante e ovattata. Nello spettacolo Giuda di Michele Di Stefano il 28 marzo alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro il performer/danzatore e gli spettatori sono uniti nella visione e isolati nell’ascolto. Il pubblico, dotato di cuffie audio, fruisce individualmente un paesaggio sonoro composto da Lorenzo Bianchi Hoesch che sembra anticipare, sottolineare o irridere le azioni del performer, che agisce in realtà nel silenzio più assoluto. Il pianoforte di Fausto Bongelli e il violino di Alessandro Cervo sono in concerto il 1 aprile al Teatro Bramante di Urbania con Minimal music, un programma dedicato a Philip Glass e Arvo Pärt. Mistero Buffo, un classico del teatro e della letterattura italiana è restituito al pubblico come capolavoro intramontabile nel cantiere aperto ospitato alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro dall’11 al 13 aprile con Matthias Martelli diretto dalla regia di Eugenio Allegri. Dopo aver affrontato il rapporto fra lingua e potere in Lingua Imperii e fra poesia e potere in Virgilio Brucia, gli Anagoor – il 29 aprile al Teatro Rossini di Pesaro – passano in Socrate il sopravvissuto / come le foglie a riflettere e far riflettere sulla cruciale questione della trasmissione della conoscenza, sui rapporti fra sapere e potere. La maestria interpretativa di Ascanio Celestini si confronta in Laika – il 4 maggio al Teatro della Fortuna di Fano – con un Gesù improbabile che dice di essere stato mandato molte volte nel mondo, coi propri dubbi e le proprie paure. TeatrOltre prosegue il 9 maggio al Teatro Sanzio di Urbino con la compagnia Carrozzeria Orfeo e il suo Animali da bar, uno spettacolo dall’impronta pop e dal riso amaro, di un abbagliante livore metropolitano popolato di frustrati, reietti, delusi e disperati scritto da Gabriele Di Luca. È ancora il Teatro Sanzio a ospitare il 17 maggio un riadattamento della tragedia shakespeariana Macbeth nato dalla volontà di due giovani attori, Alessio Genchi e Francesca Gabucci con la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino. L’attualità irrompe in scena il 18 e 19 maggio alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro con Scusate se non siamo morti in mare, uno spettacolo diretto da Pablo Solari che prende il titolo da un cartello esposto da alcuni immigrati durante una manifestazione a Lampedusa. La danza di Enzo Cosimi indaga in Estasi, il 28 maggio al Teatro della Fortuna di Fano, il tema del desiderio nei suoi aspetti più profondi generati nella società contemporanea. Un dittico teatrale conclude il 9 giugno a Pesaro (Chiesa dell’Annunziata) TeatrOltre: alle ore 21 Giuseppe Esposto e Jessica Tonelli interpretano Il furioso orlando regia di Cristian Della Chiara e Ciro Limone e a seguire (ore 22 circa) Tommaso Cocon, Marco Corsucci, Eleonora Gambini, Lucia Leonardi portano in scena Frizzi e lazzi un viaggio in maschera nella commedia dell’arte.

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TeatrOltre accoglie nel proprio ricco calendario e restituisce al pubblico in un unico percorso multidisciplinare anche le esperienze del contemporaneo presenti in altri contesti. Il 14 febbraio al Teatro Sanzio di Urbino nell’ambito di Urbino in musica Andrea Scanzi e Filippo Graziani attendono il pubblico con Fuochi sulla collina, un omaggio all’amatissimo Ivan Graziani, artista molto legato alla città del Montefeltro. Liberamente tratto da I fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij, Ivan di Serena Sinigaglia con Fausto Russo Alesi arriva alla Chiesa dell’Annunziata di Pesaro dal 21 al 23 febbraio nel cartellone di Annunciazioni. Ancora musica d’autore italiana e internazionale. Il 2 marzo a Urbino con Pick a Piper, un progetto dance-pop del canadese Brad Weber, già batterista e collaboratore di Caribou (Daniel Victor Snaith), con i musicisti Angus Fraser e Dan Roberts ospiti di Urbino in musica. Baustelle, band indie rock italiana colta e amatissima che sperimenta svariati stili, dall’elettronica alla new wave, giunge il 15 marzo al Teatro Rossini nell’ambito di Playlist Pesaro con L’amore e la violenza tour, dal titolo del nuovo recente album. Ancora Pesaro, sempre più città della musica, ospita (nell’ambito di Playlist Pesaro e in collaborazione con Klang altri suoni, altri spazi) il 7 aprile al Teatro Rossini i The Notwist, in un’esclusiva tournée italiana di sole cinque date in occasione della pubblicazione dell’album live Superheroes, Ghostvillains & Stuff e il 27 aprile alla Chiesa dell’Annunziata FIL BO RIVA, mix di folk e soul nella sua voce intensa che ne fa uno dei talenti nascenti della scena musicale europea. Dopo il successo delle due precedenti edizioni, torna il 27 maggio From Pesaro with love, maratona musicale che conclude Playlist Pesaro con i protagonisti della scena rock pesarese e nazionale che invadono tutta la città portando energia pura non solo dentro i teatri ma anche per le strade di Pesaro.

 

Informazioni su www.amatmarche.net.


 

 

09 FEBBRAIO

PESARO | TEATRO SPERIMENTALE

 

ROBERTO CASTELLO / ALDES

IN GIRUM IMUS NOCTE

ET CONSUMIMUR IGNI

 

di Roberto Castello in collaborazione con la compagnia

interpreti Alice Giuliani, Mariano Nieddu, Giselda Ranieri, Stefano Questorio

assistente Alessandra Moretti

luci, musica, costumi Roberto Castello

costumi realizzati da Sartoria Fiorentina, Csilla Evinger

produzione Aldes

con il sostegno di MiBACT / Direzione Generale Spettacolo dal vivo

Regione Toscana / Sistema Regionale dello Spettacolo

 

 

Una scabro bianco e nero e una musica ipnotica sono l’ambiente nel quale si inanellano le micro narrazioni di questo peripatetico spettacolo notturno a cavallo fra cinema, danza e teatro. Illuminato dalla fredda luce di un video proiettore che scandisce spazi, tempi e geometrie, il nero profondo dei costumi rende diafani i personaggi e li proietta in un passato senza tempo abitato da un’umanità allo sbando che avanza e si dibatte con una gestualità brusca, emotiva e scomposta, oltre lo sfinimento; mentre il ritmo martellante trasporta poco a poco in una dimensione ipnotica e ad un’empatia quasi fisica con la fatica degli interpreti. ”In girum imus nocte et consumimur igni” , “Andiamo in giro la notte e siamo consumati dal fuoco”, enigmatico palindromo latino dalle origini incerte che già fu scelto come titolo da Guy Debord per un famoso film del 1978, va così oltre la sua possibile interpretazione di metafora del vivere come infinito consumarsi nei desideri, per diventare un’esperienza catartica della sua, anche comica, grottesca fatica.

 

Un capolavoro della danza che studia con dinamiche toccanti il corpo umano […] questa geniale macchina di Roberto Castello che colleziona posture di quattro performer continuamente sorpresi in gimnopedie, pose, e figure al limite, sempre in spazi di luce variabili.

Rodolfo Di Giammarco, “la Repubblica”

 

Lavoro avvincente […] L’affascinante e misterioso palindromo latino è lo spunto per un affresco umano degno di Bosch o di Bruegel, puro medioevo contemporaneo […] cinque formidabili interpreti nerovestiti […] è la condizione umana, quella che racconta Castello non senza ironia: ed è la realtà di una lotta quotidiana, semplicemente per arrivare ultimi. L’incipit insistito dello spettacolo è folgorante: quella postura dei corpi, quel camminare a vuoto, quegli sguardi appesantiti sono l’emblema tragico dell’eterno ritorno del presente.

Andrea Porcheddu, “Gli Stati Generali”

 

Questa totentanz con lugubri accenti da carnevale nordico, eleganti abiti neri e corpi stilizzati, è nondimeno uno straordinario meccanismo alienante, una sapiente macchina della legge (cioè della tortura) tardomoderna, con l’unica differenza, derisoria, che a farla funzionare non è la legge, bensì il desiderio. […] È l’irresoluzione di un mondo totalmente realizzato (che tanto disperava Jean Baudrillard nei suoi ultimi anni di vita) che Roberto Castello vuole smascherare con uno sguardo alla Matrix […] Non si può non essere presi dalla tetanica ronde di In girum imus nocte…, non si può non seguirla, se non battendo e fuggendo (cercando di fuggire) allo stesso passo delle infaticabili (e ammirevoli) anime perse che animano la sua trance […] Un applauso saluta la loro salvezza prima ancora della loro bravura. (Anche Nijinski, frastornato, applaude).

Attilio Scarpellini, “Doppiozero”

 

 

14 FEBBRAIO

URBINO | TEATRO SANZIO

ANDREA SCANZI / FILIPPO GRAZIANI

FUOCHI SULLA COLLINA

 

 

Pochi musicisti italiani sono stati autenticamente rivoluzionari come Ivan Graziani, il primo a far davvero dialogare rock e cantautorato. Amato ancora tanto ma mai ricordato abbastanza, Fuochi sulla collina è l’incontro-spettacolo concepito dal figlio Filippo, che lo interpreta come nessuno, e da Andrea Scanzi, che a teatro ha già portato con successo Giorgio Gaber e Fabrizio De André. Non un tour vero e proprio, ma una serata speciale da sfoggiare quando occorre farlo. Nei luoghi giusti, nei contesti giusti.

Il titolo fa riferimento a una delle canzoni più ispirate della musica italiana, Fuoco sulla collina, ma allude anche alla maniera del tutto personale che aveva Ivan Graziani nel declinare le sue tematiche. Negli anni affollati – i Settanta – in cui la musica d’autore si impegnava dichiaratamente, e a volte didascalicamente, Ivan cercava sempre una via tutta sua: poca politica, ma tanto sociale. Testi immediati, ma per niente semplici. E una capacità rara di inventare trame sonore mai scontate, nonché felicemente azzardate.

Lo spettacolo alterna la narrazione di Scanzi alle interpretazioni di Filippo. Entrambi ne ripercorrono la carriera e i mille snodi, cercando di stanare non solo i brani più noti (Lugano addio, Taglia la testa al gallo, Monna Lisa, Pigro), ma anche gli episodi meno famosi: i ritratti stralunati (Io che c’entro), gli squarci di provincia (Scappo di casa), gli scherzi ispirati (Motocross), la smisurata ritrattistica femminile (Paolina) e le incursioni noir (Fango).

Chitarrista personalissimo, presente in dischi esiziali di Lucio Battisti e Francesco De Gregori, Ivan Graziani era capace di azzardi spericolati (Il topo nel formaggio) e trame oltremodo evocative (Olanda). È stato un pioniere mai banale e goliardicamente rivoluzionario, ironico e dannunziano, eclettico e spiazzante. Nient’affatto etichettabile e per nulla disimpegnato, casomai impegnato a modo suo. Ricordarlo, oltre che è un dovere, è un piacere che Filippo Graziani e Andrea Scanzi concedono a se stessi – sul palco hanno davvero l’aria di chi si diverte – e condividono con il pubblico. Un ricordo senza cascami agiografici, ma con tanto affetto. E non meno riconoscenza.


 

16 FEBBRAIO

FANO | TEATRO DELLA FORTUNA

DENTE

IN CONCERTO

in collaborazione con Klang altri suoni, altri spazi

 

 

Amato, chiacchierato, seguito, atteso. Tutto questo e molto altro è Dente, geniale cantautore che gioca con l’ironia dei gesti e delle parole per prenderti alla sprovvista e farti lo sgambetto ai sentimenti. Il 7 ottobre 2016 è uscito il suo ultimo album Canzoni per metà (Pastiglie/Sony Music Entertainment).

Giuseppe Peveri alias Dente, nasce a Fidenza (PR) nel 1976. Poco più che adolescente, Dente intraprende la sua avventura musicale come chitarrista dei Quic, passando per la band La Spina (con due album all’attivo), per poi intraprendere la carriera solista nel 2006. Dente ad oggi è uno dei più apprezzati cantautori italiani, un musicista che negli anni ha conquistato un pubblico sempre più numeroso e affezionato riuscendo a imporre il suo personalissimo linguaggio pop dai tratti essenziali e ricercati.

 

2006

Firma per Jestrai, esordendo con il suo primo album ufficiale Anice in bocca.

 

2007

Esce il disco Non c’è due senza te (Jestrai), subito accolto con calore da pubblico e critica. Durante l’estate di quell’anno, Federico Fiumani invita Dente a reinterpretare una canzone dei Diaframma (Verde) per una compilation in uscita nei primi mesi del 2008. Qualche tempo dopo, Dente rivisita anche Pensiero Stupendo di Patty Pravo, che diventa la sigla del programma omonimo in onda su Radio Popolare Network il venerdì sera. Alla fine dell’anno Non c’è due senza te finisce nella rosa dei 20 migliori dischi italiani del 2007 scelti dal PIMI (Premio Italiano Musica Indipendente).

 

2008

Esce l’EP Le cose che contano, quattro nuove canzoni arrangiate e suonate con Roberto Dell’Era (Afterhours), Enrico Gabrielli (Afterhours – Mariposa – Morgan – Capossela) ed Enzo Cimino (Mariposa – Marco Parente), uscito a Febbraio 2008.

 

2009

Il 14 febbraio esce il suo nuovo album L’amore non è bello (Ghost Records), 13 tracce che confermano le straordinarie potenzialità del cantautore. Il disco viene recensito ovunque con grande entusiasmo e l’attenzione nei confronti del cantautore va crescendo nel corso dell’anno, con singoli in rotazione nelle radio nazionali e un intenso tour con la sua band nei club e nei festival di tutta Italia, per oltre 80 date live in meno di 12 mesi. Nel corso dell’anno Dente partecipa anche al progetto Il Paese è Reale degli Afterhours, registrando una delle canzoni più apprezzate del disco, Beato Me, che suonerà anche al concerto del 1° maggio di Piazza San Giovanni a Roma. Un 2009 intenso e ricco di soddisfazioni si chiude con il massimo riconoscimento da parte della critica di settore: la vittoria al PIMI per l’album dell’anno.

 

2010

L’anno si apre così con rinnovate energie, convogliate in un nuovo tour nei teatri intitolato 1910. Dente inoltre collabora con i Perturbazione, per Buongiorno Buonafortuna e con Il Genio per Precipitevolissimevolmente, il twist che – insieme a Il beat cos’è registrato da Calibro 35 e Roberto dell’Era – va a comporre il 45 giri de Il lato Beat (Ghost Records/Disastro), uno dei successi radiofonici dell’estate 2010. A novembre si chiude il tour de L’amore non è bello con un grande concerto sold out allo storico Teatro dal Verme di Milano con ospiti Manuel Agnelli, Le Luci della Centrale Elettrica, Il Genio, Enrico Gabrielli, Max Collini e i Perturbazione.

 

2011

Dente collabora al disco dei brasiliani Selton, che escono con il loro album in italiano e si avvalgono di lui per l’adattamento dei testi, scritto originariamente in portoghese e inglese. Inoltre compone il testo di Mangialanima, brano contenuto nel nuovo album di Marco Mengoni Solo 2.0 uscito il 27 settembre 2011, affiancando Paolo Nutini autore della musica. L’11 ottobre esce il nuovo capitolo della discografia di Dente, Io tra di noi (Ghost Records) prodotto da Tommaso Colliva. Il disco entra in classifica la settimana di uscita direttamente al 15° posto tra gli album più venduti, come ottimo auspicio per il lungo tour che inizia a fine ottobre e continua fino all’estate 2012.

 

2012

Nel febbraio 2012 esce Canzoni ai testimoni, album di Enrico Ruggeri nel quale Dente reinterpreta in duetto con lo stesso Ruggeri Pernod, storico brano dei Decibel del 1980. Il 1°maggio Dente si esibisce per la seconda volta al Concerto del Primo Maggio a Roma.

 

2013

Dente firma il brano Quello che non sa, inserito nell’album Un posto nel mondo, debutto della cantante italiana Chiara Galiazzo. Collabora anche con i Selton nel brano Piccola Sbronza, contenuto nell’album Saudade. Nello stesso periodo tiene dj set in Italia ed alcuni concerti in Europa (Lussemburgo, Parigi, Berlino e Bruxelles); inoltre accompagna gli stessi Selton nel loro tour in Brasile.

 

2014

A gennaio esce l’album Almanacco del giorno prima (RCA/Sony), anticipato dal singolo Invece tu, uscito il 1° gennaio, ed entrato immediatamente in alta rotazione su tutti i network. Il disco è stato realizzato in presso una scuola elementare abbandonata di Busseto, in provincia di Parma, sempre con l’ausilio di Tommaso Colliva. L’album viene sostenuto da un importante tour teatrale che lo porta al sold-out sia al Nazionale di Milano che all’Auditorium di Roma. L’anno ed il tour si chiudono in bellezza con un giro nei club grazie ad un nuovo spettacolo accompagnato da una big band con tanto di sezione fiati.

 

2015

Il 4 giugno esce per Bompiani il primo libro di Dente: Favole per bambini molto stanchi, che raggiunge in pochi mesi la quinta ristampa, oltre 30 presentazioni ed un lusinghiero successo editoriale

 

2016

Canzoni per metà (Pastiglie/Sony Music Entertainment) è il nuovo album di Dente, disponibile dal 7 ottobre 2016.

 

 

DAL 21 AL 23 FEBBRAIO

PESARO | CHIESA DELL’ANNUNZIATA

FAUSTO RUSSO ALESI / SERENA SINIGAGLIA

IVAN

 

liberamente tratto da I Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij

riscrittura Letizia Russo

consulenza Fausto Malcovati

con Fausto Russo Alesi

regia Serena Sinigaglia

scene Stefano Zullo

luci Roberta Faiolo

assistente alla regia Giulia Sarah Gibbon

coproduzione Atir Teatro Ringhiera e Teatro Donizetti di Bergamo

 

 

Vasto, troppo vasto è l’uomo: io lo restringerei.

[Parte I, Libro III, Capitolo 3]

 

Gentili spettatori, lasciate che vi introduca a questo spettacolo raccontandovi in breve di noi.

Per primo, l’attore: Fausto Russo Alesi. Di costui non voglio certo ricordare i meriti e i talenti, che, ai più, son già noti. No, in questa sede mi preme sottolineare l’amicizia profonda e l’antico sodalizio artistico che ci lega. È raro per noi teatranti ritrovarci nel tempo e seppur cambiati, riscoprire l’amore e la passione di sempre. Noi, che cominciammo assieme poco più che ventenni. Correva l’anno 1992, la Prima Repubblica crollava sotto i colpi di Tangentopoli, e noi, ragazzini, ci scoprimmo amici e colleghi, amanti di un teatro che non sapevamo ma avrebbe segnato le vite di entrambi. Lo stesso teatro, la stessa spasmodica ricerca di un senso per cui vivere, di un segno da tramandare. Ieri, coi tanti spettacoli vissuti assieme, oggi in questa nuova, meravigliosamente difficile, avventura. E qui mi urge parlarvi di me. Poche, pochissime righe. Amo i classici. Amo la grande letteratura russa dell’800 perché in essa gli uomini osavano ancora chiedersi il perché delle cose, osavano affrontare i grandi temi dell’esistenza, esercizio di spirito piuttosto inusuale per i nostri tempi chiassosi.  Chi sei? Cos’è l’uomo? Quale il senso del suo agire nel mondo? Cos’è la libertà? Esiste un ordine nel caos? E la violenza, la violenza di cui è intriso l’uomo, ha un’espiazione possibile? Abbandonarsi alla lettura de I fratelli Karamazov è un viaggio nel tempo attraverso gli uomini, nell’uomo. Ed ecco spiccare un uomo tra gli uomini, o forse è solo un ragazzo troppo maturo per i suoi anni, il secondo dei figli Karamazov, il più tormentato, il più assolutamente umano: Ivan. L’uomo e l’intera umanità visti dagli occhi di Ivan Karamazov, questo il nostro viaggio. I fratelli Karamazov secondo Ivan, se volete. Ma come farlo da soli? Io amo i classici e adoro Dostoevskij, questo l’ho già detto. Fausto è perfetto per Ivan, anche questo…no, questo non l’ho ancora detto, ma credetemi sulla fiducia, se per conto vostro non l’avete già pensato. Ma noi due non bastiamo di fronte all’enormità del viaggio intrapreso. Vi presento pertanto gli altri due compagni di ventura. Letizia Russo, autrice teatrale, intellettuale originale, unica, capace di guardare al mondo e di trascriverlo come fosse il suo da sempre. A lei il compito di costruire una drammaturgia che a partire dal libro sappia racchiudere il pensiero e le azioni di Ivan. Non solo “Il grande inquisitore” dunque ma i nervi, i muscoli, l’anima, il sangue di chi quel racconto lo ha partorito. Lui, Ivan. E infine Fausto Malcovati. Il professor Fausto Malcovati. Un vanto per noi italiani, se solo fossimo capaci di vantarci di qualcosa di diverso da un calciatore. Uno dei più grandi conoscitori della lingua e della letteratura russa in Italia. Fausto ci aiuterà a distinguere, a conoscere, a tradurre, a tradire senza “violare” l’opera dell’immenso autore russo. Non altro posso qui aggiungere, a parlare sia da ora lo spettacolo. E che vogliate apprezzarlo e goderne è desiderio sincero di noi tutti. A teatro, dunque! A teatro! Serena Sinigaglia


 

24 FEBBRAIO

SAN COSTANZO | TEATRO DELLA CONCORDIA

DUKE GARWOOD

IN CONCERTO

in collaborazione con Klang altri suoni, altri spazi

 

distribuzione Comcerto

 

 

Josh T. Pearson lo ha definito come “ciò che di più vicino al paradiso si possa raggiungere con una chitarra”. Duke Garwood, cantautore e polistrumentista inglese, torna sulla scena musicale con il nuovo Garden of Ashes, in uscita il prossimo 3 Febbraio per PIAS . Coldblooded The Return è il primo singolo estratto.

 

Spotify: https://open.spotify.com/track/3x9va4h6hxTylaPKWZs4BR

Soundcloud: https://soundcloud.com/heavenlyrecordings/coldblooded-the-return

 

Molto amato da colleghi illustri come Kurt Vile, Greg Dulli e Josh T. Pearson, che riconoscono in lui un indiscusso talento, Duke è noto anche per le numerose collaborazioni: ha lavorato, tra gli altri, al fianco di Mark Lanegan e Savages. Mark Lanegan lo ha descritto come “uno dei suoi artisti preferiti di tutti i tempi” e lavorare con lui è stata “una delle migliori esperienze della mia vita lavorativa”. Dopo il successo di Heavy Love Duke Garwood annuncia il suo arrivo in Italia a febbraio.

 

Di fronte a un’apocalisse, tutti abbiamo bisogno di una casa sicura. Non un posto in cui nasconderci, ma da rivendicare come nostro. Nel suo nuovo album Duke Garwood ha creato il posto perfetto per ognuno di noi, ecco Garden of Ashes . “Sono un uomo arrabbiato; così arrabbiato da bruciare l’aria che ho intorno. Questo è il combustibile nucleare che utilizzo per fare musica”, dice Duke. “In un mondo così pieno di dolore e di follia abbiamo bisogno di esserlo più che mai e di evolverlo. Per diventare padroni del nostro destino e smettere di ascoltare quelli che vorrebbero rubarci anche il nostro ultimo respiro ”.

Per un artista che sostiene di essere arrabbiato, nella sua musica c’è tanto amore da impedire un Armageddon, perchè l’unico modo per combattere l’angoscia è la positività. Questo è il messaggio che si cela dietro il sesto album di Duke. “Faccio bella musica, perché non abbiamo bisogno di musica arrabbiata in questo momento. Tutti possono accendere il televisore e vedere lo spettacolo dell’orrore, non hanno bisogno di sentirlo anche allo stereo”. Tutta questa frustrazione può essere solo incanalata in Garden of Ashes. “Questo album è ambientato intorno alla mezzanotte nel giardino dell’amore. Il giardino del bene e del male. Il giardino del paradiso che sappiamo essere stato distrutto per soddisfare l’avidità delle persone. È tutto bruciato. Lo abbiamo reso cenere”. Dopo essersi lasciato alle spalle Los Angeles e il lavoro con Mark Lanegan, Duke ha preferito registrare il nuovo album più vicino a casa: Garden of Ashes è stato registrato in parte nello studio di Duke a ‘Valley Heights’ e in parte al ‘Giant wafer’ in Galles con il produttore Strat Barrett.

 

This record is fantasy music. Beautiful apocalypse love music, it doesn’t hide from reality, but it could hide the listener from it all for a while. Duke Garwood

 

 

02 MARZO

URBINO | TEATRO SANZIO

PICK A PIPER IN CONCERTO

[FEAT. BRAD WEBER DRUMMER OF CARIBOU] IN CONCERTO

in collaborazione con Klang altri suoni, altri spazi

 

 

Negli anni sempre più artisti hanno sperimentato metodi di scrittura con bassi e beat, ma solo pochi sono riusciti a rimanere originali e a comporre canzoni con risultati meritevoli. Il grosso problema è che la musica da “club” alla fine ha bisogno di far ballare. Questo potrebbe creare grossi problemi al songwriter classico,perché il risultato potrebbe sembrare troppo celebrale e introverso; pochi riescono a scrivere canzoni interessanti, che non abbiano strutture sentite e risentite e che facciano muovere il corpo e la mente. Brad Weber, produttore canadese di Toronto e conosciuto ai più per essere il batterista di Caribou, è riuscito nell’intento e con gli amici Angus Fraser e Dan Roberts fonda il progetto Pick a Piper, oramai attivi dal 2008. Negli anni la band ha prodotto due ep e un album (il secondo in uscita a febbraio 2017, poco prima di partire in tour per l’Europa), collaborando con artisti del calibro di Burn Ruffians, Enon, Ruby Suns e , naturalmente, Caribou. Il live riesce a mantenere contemporaneamente il lato più rock d’impatto, senza perdere quello elettronico e più lisergico.

 

 

07 MARZO

PESARO | TEATRO SPERIMENTALE

COMPAGNIA SCIMONE SFRAMELI

AMORE

 

di Spiro Scimone

con Francesco Sframeli, Spiro Scimone

Gianluca Cesale, Giulia Weber

regia Francesco Sframeli

scena Lino Fiorito

disegno luci Beatrice Ficalbi

produzione Compagnia Scimone Sframeli

in collaborazione con Théâtre Garonne Toulouse

 

Premio Ubu 2016

Miglior novità italiana o progetto drammaturgico

Miglior allestimento scenico

Nomination Miglior spettacolo

 

 

Dai, amore, dammi un bacio sulle labbra!

Dammi un bel bacio sulle labbra!… (pausa)

Come da giovani, amore… Come quando eravamo giovani, amore!

 

 

Con Amore la Compagnia Scimone Sframeli prosegue il proprio percorso drammaturgico ai bordi dell’umanità, all’interno di non luoghi, dove i personaggi non hanno nome e sono “tutti vecchietti”.

In scena due coppie: il vecchietto e la vecchietta, il comandante e il pompiere. Quattro figure che si muovono tra le tombe. La scena è, infatti, un cimitero.

Il tempo è sospeso, forse, stanno vivendo l’ultimo giorno della loro vita.

Dialoghi quotidiani e surreali, ritmi serrati che intercettano relazioni, attenzioni e richieste fisiche che celano necessità sul limite tra la verità e la tragedia del quotidiano. L’Amore è una condizione estrema e, forse, eterna.

 

Un gioiello fatto di nulla, da non perdere.

Anna Bandettini, “la Repubblica”

 

Scimone è il maggior drammaturgo italiano in attività.

Franco Cordelli, “Corriere della Sera

 

Il loro raffinatissimo teatro post-beckettiano, post-siciliano, post-esistenziale riesce a fondere con rara delicatezza la comicità e la grazia poetica, la cattiveria e la tenerezza, unite a un acre sguardo sul presente.

Renato Palazzi, “Il Sole 24 Ore”

 

Spiro Scimone, drammaturgo di purezza assoluta (lui si considera “un artigiano della parola”) a voiluto dedicare Amore a quel sentimento misterioso del quale non capiamo molto, se non forse alla fine della vita. Ci ha messo due anni per scirvere questa sua nuova opera. Dopo di che l’ha consegnata al suo compagno s’arte, il regista Francesco Sframeli, e allo scenografo-artista Lino Fiorito, che hanno creato con segni essenziali un mondo di rovinosa e radiosa umanità.

Katia Ippaso, “Il Venerdì di Repubblica”

14 MARZO

URBINO | TEATRO SANZIO

COLLETTIVO CINETICO / FRANCESCA PENNINI

10 MINIBALLETTI

 

regia, coreografia, danza Francesca Pennini

drammaturgia e disegno luci Angelo Pedroni, Francesca Pennini

musiche J.S. Bach, B. Britten, Cher, G. Frescobaldi, G. Ligeti, H. Purcell, F. Romitelli, J. Strauss

co-produzione CollettivO CineticO, Le Vie dei Festival, Danae Festival

residenze artistiche Teatro Comunale di Ferrara, L’Arboreto Teatro Dimora di Mondaino

Civitanova Casa della Danza, TIR Danza

 

Selezione Aerowaves 2016

Premio Danza & Danza 2015 come migliore coreografa e interprete emergente

nomination UBU 2015 miglior performer Under 35

Premio Hystrio Iceberg 2016

Premio ANCT Associazione Nazionale Critici di Teatro 2016

 

 

Un’antologia di danze in bilico tra geometria e turbinio dove l’elemento aereo é paradigma di riflessione sui confini del controllo. Correnti e bufere, ventilatori e droni, uccelli e grand-jeté diventano allegorie sul legame tra coreografia e danza in un’indagine che rimbalza tra la ripetibilità del gesto e l’improvvisazione, tra la scrittura e l’interpretazione. A fare da spartito un quaderno delle scuole elementari su cui Francesca Pennini annotava decine di coreografie mai eseguite. Una macchina del tempo per un’impossibile archeologia che si declina sulla scena in una serie di possibilità strampalate. Il corpo viene messo alla prova prendendo in prestito i principi della termodinamica, passando dalla plasticità ginnica alla dinamica più vaporosa ed effimera. Tra contorsioni e sforzi asfittici si innesca uno scambio respiratorio che mescola i volumi tra corpo e spazio, tra scena e pubblico in una geografia mobile, sospesa e decisa, fluttuante e depositata.

 

“Un presunto quaderno delle scuole elementari di Francesca Pennini, talento tonico e tellurico della danza indisciplinata, ispira a questa gagliarda performer 10 Miniballetti, un florilegio di pezzi tratti da appunti per coreografie infantili o congestionate. Con ironiche didascalie parlate. Con musiche barocche, da operetta, da vibrafono o da repertorio leggero. Con esplicito riscaldamento dei muscoli. Con variazioni contorsionistiche. Con rinvio ad un drone che ballando per l’aria dirada una massa di piume e ne fa una cornice circolare. Francesca Pennini, anima inquieta del CollettivO CineticO, dà corpo e senso di donna ai suoi disegni acerbi, incanta quando parla ansimando a terra a un microfono che scende giù dall’alto, non esegue ma “interpreta” i movimenti, le spaccate, e al termine si materializza un colpo di scena allucinante, conturbante, quando trasforma la sua sagoma nuda in uccello a forza di spalmarsi addosso, ovunque, una sostanza nera imbrattatrice, alla maniera della body painting aggressiva di Yves Klein negli anni ’60. A darle solido sostegno é Angelo Pedroni, drammaturgo e autore luci.”

Rodolfo Di Giammarco, “la Repubblica”

 

Geniale, spiazzante ed esilarante.

Michele Sciancalepore, “L’Avvenire”

 

 

15 MARZO

PESARO | TEATRO ROSSINI

BAUSTELLE

L’AMORE E LA VIOLENZA TOUR

 

Francesco Bianconi voce, chitarre, tastiere

Claudio Brasini chitarre

Rachele Bastreghi voce, tastiere, percussioni

Ettore Bianconi elettronica e tastiere

Sebastiano De Gennaro percussioni

Alessandro Maiorino basso

Diego Palazzo tastiere e chitarre

Andrea Faccioli chitarre

 

tour a cura di Ponderosa Music & Art

 

 

L’amore e la violenza è il titolo del nuovo album dei Baustelle, in uscita a gennaio 2017 per Warner Music Italia. Composto da 12 tracce, l’album è prodotto artisticamente da Francesco Bianconi e mixato da Pino “Pinaxa” Pischetola. All’uscita del nuovo disco, il settimo di inediti dei Baustelle, seguirà un tour che porterà la band a esibirsi in alcuni dei teatri più prestigiosi d’Italia.

 

Baustelle è un gruppo nato a Montepulciano nel 1996. L’esordio discografico con Sussidiario illustrato della giovinezza, nel giugno del 2000, incuriosisce pubblico e addetti ai lavori per la personalità messa in luce nell’amalgamare la canzone d’autore italiana e francese, la new wave, l’elettronica vintage, la bossa nova, le colonne sonore degli anni ‘60 e ‘70: non a caso nei referendum dei mensili “Mucchio Selvaggio” e “Musica & Dischi” si impone come “debutto italiano dell’anno”. Nel 2003 arriva La moda del lento: l’album amplia e perfeziona il discorso espressivo della band. In novembre i Baustelle vengono premiati come “gruppo indipendente dell’anno” dalla giuria di addetti ai lavori del M.E.I. di Faenza.

Inevitabile l’interessamento del mondo major: l’accordo siglato con la Atlantic/Warner è suggellato nel settembre del 2005 dal terzo album La malavita, undici manifesti in musica del “male di vivere” dove la tensione rock sposa la grandeur di Phil Spector, Gainsbourg va a braccetto con le colonne sonore dei poliziotteschi, la più nobile canzone italiana incontra New York. I singoli La guerra è finita e Un romantico a Milano accrescono enormemente la popolarità dei Baustelle fino al primo disco d’oro. Nel 2008 vede la luce il quarto album Amen: quindici episodi di notevole varietà e raffinatezza, impreziositi da illustri ospiti, da un’orchestra d’archi e da una sezione fiati; nei testi i temi personali lasciano spesso spazio a pungenti analisi di carattere sociale. Mentre Amen marcia verso il disco di platino, il gruppo colleziona presenze al concerto-evento romano del Primo Maggio, all’Heineken Jammin Festival, al “Festival Teatro Canzone Giorgio Gaber” e all’MTV Day. Il 2008 termina trionfalmente con il ritiro della “Targa Tenco”, sezione “album dell’anno”, assegnato ad Amen dalla giuria del Club Tenco. Il quinto album della band, I mistici dell’Occidente, viene pubblicato nel marzo 2010: è un’altra prova all’insegna di un rock eclettico e ricco di sfumature, la cui vena è ora contemplativa ora più energica. Per i toscani è un altro disco d’oro. Nel 2013 esce il nuovo disco di inediti Fantasma: il disco rimane per cinque giorni al primo posto della classifica iTunes, mentre nella classifica FIMI del 7 febbraio il disco entra direttamente al secondo posto, posizione mai raggiunta prima di allora dalla band.

Nel 2015 viene pubblicato Roma Live!, il primo album dal vivo dei Baustelle in quindici anni di carriera.

 

 

24 MARZO

SAN LORENZO IN CAMPO | TEATRO TIBERINI

GARETH DICKSON

IN CONCERTO

in collaborazione con Klang altri suoni, altri spazi

 

 

Disco breve ma intenso, quello di Gareth Dickson. Verrebbe da dire fuori del tempo se, o meglio ancora la temporalità, non lo inabitasse in modo originalissimo. La voce e la chitarra ricordano inevitabilmente Nick Drake, ma si sente che qui è lui, Gareth Dickson, con la sua voce sognante e ovattata, col rigore del suo fingerpiking accompagnato da tocchi di tastiere e archi che ne dilatano l’atmosfera, con i suoi abbozzi di melodie incantate. L’uso di eco e riverbero creano ancor più un’aura, ricercata come un rabdomante (The solid world), come una presenza fantasmatica ma non inquietante, un mistero ch con garbo si concede nello stesso momento in cui svanisce. La nota di presnetazione richiama la concezione della temporalità di Bergson, come rammemorante percorso interiore. In questo contesto, il suggello è l’incantata, soffusa cover finale dei Joy Division (Atmosphere titolo quanto mai appropriato in questo caso), in cui il rigore pop-ascetico dell’originale è stemperato, ma nella forma più che nella sostanza. Del resto è difficile trovare due voci, due cantanti così diversi, come quelli di Ian Curtis e Gareth Dickson. Eppure si avverte una sintonia profonda. Qui la nostalgia non è passatismo, ma una visita discreta, come il cnato di Vashti Bunyan (Two halfs), altra presenza non causale, come non è certo un caso che Dickson sia collaboratore fidato della leggenda del folk. Un songwriting, quello di Gareth, che si fa “pensiero poetante”, per usare l’espressione che Antonio Prete utilizza per Leopardi: “Unire la malinconia per il declino all’incanto per l’apparire, il senso della finitudine al desiderio che la dilata fino alla soglia dell’impossibile” (A. Prete, Il cielo nascosto. Grammatica dell’interiorità).

Girolamo Dal Maso, “Blow Up”

 

 

28 MARZO

PESARO | CHIESA DELL’ANNUNZIATA

MK / MICHELE DI STEFANO

GIUDA

 

con Biagio Caravano

coreografia Michele Di Stefano

musica e audio Lorenzo Bianchi Hoesch

light design Roberto Cafaggini

produzione mk 2014

in collaborazione con LEM International – Silentsystem

riallestimento della performance Giuda una produzione mk 2010

Nuovo Teatro Nuovo / Fondazione Campania dei Festival / Napoli Teatro Festival Italia

in collaborazione con Teatro Stabile Napoli

in collaborazione con Festival MilanOltre

con il contributo di MiBACT

 

 

Originariamente commissionato nel 2010 per l’attore Giovanni Franzoni da Antonio Latella, direttore artistico di una stagione dedicata al tema del Fondamentalismo al Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, Giuda viene riallestito nel 2014 all’ICI Berlin Institute for Cultural Inquiry per Biagio Caravano, performer storico di tutti gli spettacoli di mk.

Giuda sprofonda nella condanna della ripetizione con la misteriosa consapevolezza dell’iniziato; il performer rimane sospeso in questa condizione, aggrappato al momento che precede ogni azione. Come un portiere nello spogliatoio prima della partita, prefigura ciò che il suo corpo dovrà sforzarsi di compiere, generando e subendo con lo stesso aplomb il meccanismo entro il quale viene immesso suo malgrado. Il suo problema è la gestione della cronologia, la creazione di ciò che è stato già deciso, nell’anticipo e nel ritardo. In questo modo egli trasforma la ripetizione in una possibilità oppure resta semplicemente nel dramma della performance.

Attraverso l’ascolto di un paesaggio sonoro che sembra anticipare sottolineare o irridere le azioni del performer, il pubblico è testimone di una lotta contro il tempo, quel tempo che ha in serbo per il protagonista un percorso già scritto, vissuto in un silenzio assoluto. Lo spettatore è invece immerso nella musica che sovrasta la visione e la carica di assonanze quasi cinematografiche. Il pubblico ascolta in cuffia degli universi acustici olofonici, a tratti iperrealistici, a tratti invece astratti ed evocativi di un altrove o di una memoria o di una dimensione onirica privata  e collettiva. Il suono é il legame privilegiato tra l’azione e il suo intendimento. Il carattere solitario dell’asolto in cuffia, attraverso un sistema complesso di registrazioni binaurali, diviene un’esperienza intima ma collettiva, immersiva e realistica.


 

01 APRILE

URBANIA | TEATRO BRAMANTE

FORM – ORCHESTRA FILARMONICA MARCHIGIANA

MINIMAL MUSIC

[PHILIP GLASS & ARVO PÄRT]

 

pianoforte Fausto Bongelli

primo violino concertatore Alessandro Cervo

 

in collaborazione con Rassegna di Nuova Musica – Macerata

 

Ph. Glass, Mad Rush

Ph. Glass, Etudes for piano, book I: Etudes nn. 1, 2, 3

  1. Pärt, Cantus in memoriam Benjamin Britten per orchestra d’archi e campana
  2. Pärt, Silouans Song per orchestra d’archi
  3. Pärt, Orient & Occident per orchestra d’archi
  4. Pärt, Festina Lente per orchestra d’archi e arpa (ad libitum)

 

 

L’Orchestra Filarmonica Marchigiana, fondata nell’anno 1985 ed oggi gestita dalla Fondazione Orchestra Regionale delle Marche (FORM), è una Istituzione Concertistica Orchestrale Italiana fra le tredici riconosciute dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali. L’Orchestra affronta il repertorio sia lirico, sia sinfonico con notevole flessibilità e duttilità sul piano artistico-interpretativo, come rilevato da tutti gli interpreti e i direttori d’orchestra che con essa hanno collaborato. Nel corso della sua attività, consistente principalmente nella realizzazione della Stagione Sinfonica in ambito regionale e nella partecipazione alle più importanti manifestazioni a carattere lirico delle Marche (Sferisterio Opera Festival di Macerata, Teatro dell’Aquila di Fermo, Teatro delle Muse di Ancona, Teatro Pergolesi di Jesi), l’Orchestra Filarmonica Marchigiana si è esibita con grandi interpreti come Gidon Kremer, Natalia Gutman, Vladimir Ashkenazy, Ivo Pogorelich, Uto Ughi, Salvatore Accardo, Alexander Lonquich, Mario Brunello, I solisti della Scala, I solisti dell’Accademia di Santa Cecilia, avvalendosi della guida di direttori di prestigio internazionale, quali Gustav Kuhn (Direttore Principale dal 1997 al 2003), Woldemar Nelsson (Direttore Principale Ospite dal 2004 al 2006), Donato Renzetti (Direttore Principale ed Artistico dal 2006 al 2013), Bruno Campanella, Bruno Bartoletti, Michele Mariotti, Anton Nanut, Hubert Soudant, Andrea Battistoni. Nel 1992 l’Orchestra diretta da Gustav Kuhn ha eseguito, presso il Národní Divadlo di Praga, le quattro farse in un atto di Gioacchino Rossini (L’occasione fa il ladro, La scala di seta, La cambiale di matrimonio, Il Signor Bruschino) e nel 1996 ha inaugurato il Palace di Pesaro esibendosi a fianco del grande tenore Luciano Pavarotti. Dal 1998 al 2002 è stata l’orchestra principale del Festival Snow & Symphony di St. Moritz. Nel maggio del 2003 ha effettuato una tournèe di concerti in Austria con il sostegno del Consolato Italiano di Innsbruck e l’Istituto Italiano di Cultura. Nel 2005 è stata invitata dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ad eseguire, in collaborazione con il Coro Lirico Marchigiano “V. Bellini”, il tradizionale Concerto di Fine Anno al Quirinale sotto la direzione del Maestro Donato Renzetti, riscuotendo apprezzamenti critici e un grande successo di pubblico. Nel Natale del 2006, sotto la direzione di Corrado Rovaris, ha eseguito in tournée a Roma, Betlemme e Gerusalemme il “Concerto per la Vita e per la Pace”, con il soprano Cinzia Forte e il violoncellista Enrico Dindo. Il concerto è stato trasmesso in differita su RAI 1 e su RADIO 3. Nel luglio 2009, nell’ambito del Festival Adriatico Mediterraneo, l’Orchestra ha partecipato insieme al chitarrista Giovanni Seneca al Festival Internazionale di Izmir (Turchia) con il concerto “Serenata mediterranea”, riproposto nel 2010 al Festival Internazionale di Hammamet. Il 31 agosto del 2011 ha eseguito presso il cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo il “Concerto in onore di Benedetto XVI”, offerto al Pontefice dal Cardinale Domenico Bartolucci; ha in seguito partecipato al concerto “De-Sidera” con Giovanni Allevi e Diretta TV “Al centro della Vita” in occasione del Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona (4 e 10 settembre 2011). Sempre nel 2011, dalla collaborazione con un’altra ICO, l’Istituzione Sinfonica Abruzzese, è nata l’Orchestra Filarmonica dell’Adriatico, una vasta formazione che ha già all’attivo alcuni concerti nella Marche e in Abruzzo. Nell’agosto del 2012 l’Orchestra Filarmonica Marchigiana ha inaugurato la stagione del Rossini Opera Festival con il concerto sinfonico “La bottega fantastica – Omaggi d’autore a Gioacchino Rossini”, diretto da Donato Renzetti con la partecipazione del soprano Gemma Bertagnolli e del flautista Davide Formisano. Nell’estate del 2013 ha effettuato una tournée in Oman eseguendo alla Royal Opera House di Muscat La Traviata di Giuseppe Verdi nel celebre allestimento di Josef Svoboda prodotto dallo Sferisterio Opera Festival di Macerata. Attualmente la FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana si avvale della direzione artistica del Maestro Fabio Tiberi e dal 2015 della Direzione Principale del Maestro Hubert Soudant. L’Orchestra Filarmonica Marchigiana è presente sul mercato discografico con numerose incisioni, tra cui si segnalano: La Serva Padrona e Stabat Mater di G.B. Pergolesi; Guntram di R. Strauss; Rossini Ouvertures; Le nozze di Figaro di W.A. Mozart; Oberto Conte di San Bonifacio e Preludi e Ouverture di G. Verdi; Sinfonia n. 9 di G. Mahler; Musiche di L. A. Lebrun, A. Salieri e R. Strauss per oboe e orchestra – solista Francesco Di Rosa, direttore Alessio Allegrini (AMADEUS, maggio 2013); inoltre diverse opere liriche in DVD: L’elisir d’amore di Donizetti realizzato dalla Rai, I racconti di Hoffmann di Offenbach, Macbeth di Verdi, Norma di Bellini, Maria Stuarda di Donizetti.

 

 

07 APRILE

PESARO | TEATRO ROSSINI

THE NOTWIST

IN CONCERTO

in collaborazione con Klang altri suoni, altri spazi

 

distribuzione DNA concerti

 

 

Da sempre band pioneristica nel creare un universo sonoro unico e inconfondibile frutto di innumerevoli elementi ed influenze, i The Notwist arrivano in Italia per cinque date in occasione della pubblicazione dell’album live Superheroes, Ghostvillains & Stuff, uscito ad ottobre per Sub Pop.

 

A coronamento di una carriera iniziata nel lontano 1990, la band tedesca pubblica il primo album live: Superheroes, Ghostvillains & Stuff, un doppio CD che esce per la loro etichetta Alien Tansistor in Europa e per la Sub Pop negli Usa e registrato durante il secondo dei tre concerti sold out che la band dei fratelli Markus e Micha Acher ha tenuto nel dicembre 2015 a Lipsia. Il disco raccoglie sette brani da Neon Golden, cinque da Close to the Glass, tre da The Devil, You + Me e uno da Nook.

Da sempre impegnati nello sforzo di creare un universo sonoro unico e inconfondibile frutto di innumerevoli elementi ed influenze, i The Notwist ribadiscono in questo live di essere un progetto in continua evoluzione, alla instancabile ricerca di dialogo tra il passato rock e le tendenze contemporanee più esplorative e sperimentali. E tuttavia sono le gradazioni che stanno in mezzo a questi due estremi che rendono la band così unica.

 

I fratelli Markus e Michael Acher, insieme a Mecki Messerschmidt, fondano il gruppo nel 1989 a Weilheim, una cittadina vicino a Monaco, in Baviera. Nel 1990 registrano il loro debutto indipendente, intitolato The Notwist. Il disco si caratterizza per un approccio molto forte al metal, con qualche divagazione grunge e indie rock. Il 1992 vede la pubblicazione di Nook, che segue la via percorsa dal precedente lavoro. A dominare il disco sono ritmi punk metal. Una prima svolta arriva con la pubblicazione di 12, avvenuta nel 1995. Questo disco segna il passaggio al post rock. Si possono infatti percepire qui le prime divagazioni del gruppo nei territori dell’elettronica. Nel 1997 Martin Gretschmann si unisce al gruppo e presto arriva la svolta, con la pubblicazione nel 1998 di Shrink. Si tratta di un album di rock sperimentale che fonde jazz ed elettronica. Brani come Day 7 o Chemicals possono essere considerati l’archetipo dell’indietronica. Nel 2002 arriva Neon Golden, enorme successo di pubblico e critica, tutt’oggi considerato il loro capolavoro e un album fondamentale nello sviluppo della musica degli ultimi decenni. Dopo 6 anni esce il bellissimo The Devil, You + Me che li consacra come una delle band più importanti degli ultimi decenni. Infine nel 2014 l’ultimo album in studio Close to the glass, un attraente e imprevedibile matrimonio tra melodie emozionanti e la pulsazione precisa delle macchine e dell’elettronica. Romantico e robotico allo stesso tempo, questo album è un collage che unisce pop songs, scienza, ricerca e capacità di raccontare storie.

I The Notwist sono autori di una musica estremamente personale, una specie di alchimia non sollecitata in alcun modo dalle convenzioni né da particolari scadenze, ma solo frutto dell’ispirazione e del talento.

 

 

DALL’11 AL 13 APRILE

PESARO | CHIESA DELL’ANNUNZIATA

MATTHIAS MARTELLI / EUGENIO ALLEGRI

CANTIERE APERTO PER “MISTERO BUFFO”

 

prove aperte, discussioni, documenti, materiali di lavoro a proposito

della messa in scena di Mistero Buffo di Dario Fo

interpretato da Matthias Martelli

regia Eugenio Allegri

 

 

Mistero Buffo è senza dubbio un classico del teatro e della letterattura italiana legata alla figura del sua autore – attore: Dario Fo. La nostra scommessa è quella di recuperare quest’opera straordinaria, restituirla al pubblico come un capolavoro intramontabile. Da qui nasce l’ambizioso progetto di riportare alla ribalta Mistero Buffo, rimanendo fedeli all’interpretazione di Fo ed alla tradizione giullaresca da lui riscoperta, ma nello stesso tempo restando differenti e distinti dal Maestro, consegnando agli spettatori un’interpretazione il più possibile personale del testo. Dopo aver ottenuto il “Permesso Ufficiale” di rappresentazione il 3 ottobre 2016 (pochi giorni prima della morte di Dario Fo) a seguito dell’invio, voluto dallo stesso Fo, di un video di una delle giullarate (quella di “Bonifacio VIII”), abbiamo iniziato un percorso di produzione e di prove tese al debutto ufficiale, che avverrà nella stagione 2017/2018.  Abbiamo deciso però di affiancare al percorso di prove “al chiuso” un tragitto che permetta di portare a conoscenza del nostro lavoro i giovani, le nuove generazioni, a cui il nostro progetto è naturalmente destinato. In scena ci saremo noi: Matthias Martelli, attore trentenne con all’attivo diversi premi, oltre che un’esperienza non solo nei Teatri, ma anche nelle piazze di tutta Italia con lo spettacolo Il Mercante di Monologhi (oltre 200 repliche in meno di due anni); ed Eugenio Allegri, a governare registicamente la verve artistica di questo giovane attore grazie all’esperienza di attore e regista legato alla Commedia dell’Arte, alla lezione del grande pedagogo francese Jaques Lecoq e naturalmente affine al lavoro di Dario Fo, con il quale ha più volte lavorato. Nell’ambito del lavoro di preparazione, sarà dunque fondamentale il percorso di “prove aperte”, con l’obiettivo di restituire Mistero Buffo, non solo come un classico immortale della letteratura teatrale, ma anche come uno spettacolo vivo, rinnovato, che prende vita in carne ed ossa davanti al pubblico: vogliamo che il percorso di rinascita di Mistero Buffo non avvenga come un’operazione asettica, calata dall’alto, bensì come il frutto di un percorso condiviso in modo da creare massimo interesse e curiosità intorno alla nostra riproposizione di questo classico di teatro “totale”. Matthias Martelli ed Eugenio Allegri

 

PRESENTAZIONE

di Mistero Buffo e del suo autore Dario Fo, che mira a far conoscere l’autore e la sua opera come una delle basi fondanti del teatro italiano del Novecento. Qualche domanda a proposito: perché Mistero Buffo si può definire un classico? quali sono le radici teatrali su cui Fo costruisce l’opera? qual è l’importanza dei giullari e della Commedia dell’arte nel Teatro italiano?  quali sono le tecniche, mimiche e vocali, che Fo utilizza nella messa in scena delle “giullarate”?

INTRODUZIONE

al progetto di Matthias Martelli e Eugenio Allegri. Altre domande: perché è necessario riportare in vita Mistero Buffo? che senso ha oggi mettere in scena quest’opera, visto la totale diversità fra il clima culturale e politico che stiamo vivendo e quello degli anni Sessanta-Settanta, quando nacque Mistero Buffo? come si sono intrecciate le avventure teatrali di Martelli ed Allegri con quella di Fo?

LA MESSA IN SCENA

vera e propria di una o due “giullarate” di Mistero Buffo in forma di “prove aperte”. Il pubblico entrerà in contatto diretto con lo spettacolo dal vivo, con l’opera messa in scena.

UNA FASE DI DIBATTITO

durante il quale gli spettatori verranno coinvolti in un confronto con l’attore e il regista sulle tecniche e le modalità di rappresentazione, sul contenuto e sulla realizzazione scenica dell’opera.

In questo modo il pubblico entrerà direttamente all’interno del processo creativo del Mistero Buffo.

 

 

27 APRILE

PESARO | CHIESA DELL’ANNUNZIATA

FIL BO RIVA

IF YOU’RE RIGHT, IT’S ALRIGHT TOUR 2017

in collaborazione con Klang altri suoni, altri spazi

 

distribuzione Comcerto

 

 

FIL BO RIVA. Tre parole, tre città. Roma, Dublino e Berlino. 23enne, nato nella periferia romana e cresciuto in Irlanda, nel 2012 si trasferisce a Berlino per concentrarsi sulla sua musica e dove inizia a suonare come busker. Qui incontra il chitarrista Felix A. Remm e il produttore Robert Stephenson (Mighty Oaks) con i quali inizia a registrare il suo EP di esordio, If You’re Right, It’s Alright, pubblicato lo scorso 23 settembre e anticipato dai videoclip di Like Eye Did e Killer Queen.

Una voce intensa e un grande talento, che fanno di Fil Bo Riva uno dei talenti nascenti della scena musicale europea. Il suo mix di folk e soul è stato scelto proprio da Joan As Police Woman per aprire le date del suo tour in Europa.

Fil Bo Riva non è solo un ragazzo con una chitarra. Fil Bo Riva è come una fuga dalla realtà razionale nel mondo dei sensi. Il bianco e il nero si trasformano in colori, i colori in sensazioni e le sensazioni in musica.

 

 

29 APRILE

PESARO | TEATRO ROSSINI

ANAGOOR

SOCRATE IL SOPRAVVISSUTO / COME LE FOGLIE

 

dal romanzo Il Sopravvissuto di Antonio Scurati

con innesti liberamente ispirati a Platone e a Cees Nooteboom

drammaturgia Simone Derai, Patrizia Vercesi

con Marco Menegoni, Iohanna Benvegna, Marco Ciccullo, Matteo D’Amore

Piero Ramella, Francesca Scapinello, Massimo Simonetto, Mariagioia Ubaldi

regia Simone Derai

maschere Silvia Bragagnolo, Simone Derai

costumi Serena Bussolaro, Simone Derai

musiche e sound design Mauro Martinuz

video Simone Derai, Giulio Favotto

con Domenico Santonicola (Socrate), Piero Ramella (Alcibiade)

Francesco Berton, Marco Ciccullo, Saikou Fofana, Giovanni Genovese

Elvis Ljede, Jacopo Molinari, Piermaria Muraro, Massimo Simonetto

riprese aeree Tommy ilai, Camilla Marcon

concept ed editing Simone Derai, Giulio Favotto

direzione della fotografia e post produzione Giulio Favotto / Otium

produzione Anagoor 2016

co-produzione Festival delle Colline Torinesi, Centrale Fies

 

 

In un tempo, il nostro, che porta con sé vorticosi mutamenti, la questione educativa sembra diventata un tema marginale e insieme una montagna inaffrontabile, sempre aggirata per mezzo di riforme scolastiche dannatamente parziali che mortificano insegnanti e ragazzi e il processo stesso della conoscenza.

Stiamo accumulando un ritardo colpevole. Serve che si levi un pensiero alto ed articolato attorno all’educare oggi, alla cura delle coscienze in formazione. Un pensiero che rilevi la stretta connessione tra processo della conoscenza e ricerca della giustizia, tra strumenti del conoscere (che è riconoscere e saper distinguere la verità dall’opinione) e pratica politica. Un pensiero che smetta di separare la filosofia dalla vita, che ricucia lo strappo tra anima e corpo e inviti all’eterna e mai perfetta ricerca della verità unico baluardo contro l’assenza di senso della storia e dell’esistenza.

Con Socrate il sopravvissuto Anagoor entra all’interno di una classe, in una scuola come tante. Lo fa inseguendo alcune pagine del romanzo di Antonio Scurati, Il sopravvissuto e assumendo il punto di vista di chi si dispone di fronte ad un gruppo di giovani incaricato della loro educazione. Non un adattamento teatrale del romanzo, ma, come di consueto nelle creazioni di Anagoor, alcune tra le pagine più emblematiche del libro si intrecciano come un fiume carsico ad altre vicende, altre parole, altre dimensioni temporali: in questo caso gli ultimi momenti di vita di Socrate attorniato dai suoi discepoli prima della condanna a morte.

Tra le ore che precedono la morte di Socrate per ingiunzione della città, così come sono raccontate da Platone nel Fedone, e l’ora in cui lo studente Vitaliano Caccia massacra a colpi di pistola l’intera commissione di maturità lasciando in vita il solo insegnante di storia e filosofia, così come è dipinta con lucida ferocia nel romanzo di Antonio Scurati, si consuma tutta la battaglia, una vera e propria Gigantomachia, al pensiero occidentale dalle sue origini ai suoi inevitabili e tragici esiti storici. Ma non solo, si rinnovano infatti anche due eterni interrogativi: la domanda di senso, ingombrante punto di domanda rivolto al maestro, e la questione stessa della posizione del maestro rispetto al sapere e ai discepoli.

 

Va dato atto a Anagoor di aver portato nella scena una nuova sensibilità, visiva, solenne, che qui, in questa “classe di morti”, tra le file di banchi e un grande schermo sul fondo, diventa l’immagine di un universo simbolico per parlare di Bene, Male, Giusto, Utile e trasmissione di sapere, passaggio delle conoscenze. […] Non è l’aspetto horror che interessa mostrare agli Anagoor, ma il disorientamento e l’intransigenza dei giovani (interpretati dai “veri” allievi della compagnia, con le loro acerbità), consci che la conoscenza più che dai libri sta nel desiderio e la passione dei maestri, ma anche nella voglia di liberarsene, e tragicamente perfino in quell’atto di rifiuto, diversità, resistenza, anche folle, del giovane sterminatore.

Anna Bandettini, “la Repubblica”

 

Dopo aver affrontato il rapporto fra lingua e potere in Lingua Imperii e fra poesia e potere in Virgilio Brucia, gli Anagoor passano ora a riflettere e far riflettere – al culmine di quella che per assonanze e rimandi interni è di fatto una trilogia – sulla cruciale questione della trasmissione della conoscenza, delle autorità delegate a questo compito, dunque in sostanza sui rapporti fra sapere e potere. […] Non a caso l’apparato drammaturgico di Simone Derai e Patrizia Vercesi ruota tutto attorno alla figura di Socrate, maestro anomalo, inquieto formatore di coscienze. In questo Socrate il sopravvissuto / come le foglie il problema educativo – l’ansia educativa, l’illusione educativa – vengono per così dire interiorizzati. Si parte dallo sconforto dell’insegnante che, per l’incalzare del calendario scolastico, o per l’indicibilità del Male, per l’impossibilità di spiegare il Male in sé della nostra epoca deve limitarsi a elencare stragi e stermini del Novecento, dalla Shoah alle pulizie etniche, senza alcuna concreta prospettiva di entrare nel merito o cercarne le ragioni. Il nucleo profondo dell’azione è la solitudine del professore a cui i sogni “sono cascati di dosso”, ma che si sente in obbligo di nutrire i sogni dei ragazzi, ed è l’infelicità di costoro, feriti nella loro ricerca di “altri sentieri verso l’assoluto”. È lo struggente contrasto fra la consapevolezza adulta del dolore e il bisogno dei giovani di cogliere “il palpito dell’infinito”. È il rapporto tra corpo e anima, tra aspirazione all’immortalità e coscienza della fine. In questo incontro-scontro fra l’insegnamento come inganno a fin di bene e il “sesto senso per la sofferenza cosmica, che è l’unica facoltà conoscitiva in possesso della giovinezza”, la regia di Derai crea immagini di folgorante intensità.

Renato Palazzi, “Il Sole 24 Ore”

 

 

04 MAGGIO

FANO | TEATRO DELLA FORTUNA

ASCANIO CELESTINI

LAIKA

 

di e con Ascanio Celestini

con Gianluca Casadei [fisarmonica]

voce fuori campo Alba Rohrwacher

produzione Fabbrica

in co-produzione con RomaEuropa Festival 2015 e con Teatro Stabile dell‟Umbria

 

 

Un Gesù improbabile che dice di essere stato mandato molte volte nel mondo si confronta coi propri dubbi e le proprie paure. Vive chiuso in un appartamento di qualche periferia. Dalla sua finestra si vede il parcheggio di un supermercato e il barbone che di giorno chiede l’elemosina e di notte dorme tra i cartoni. Con Cristo c’è Pietro che passa gran parte del tempo fuori di casa ad operare concretamente nel mondo: fa la spesa, compra pezzi di ricambio per riparare lo scaldabagno, si arrangia a fare piccoli lavori saltuari per guadagnare qualcosa. Questa volta Cristo non si è incarnato per redimere l’umanità, ma solo per osservarla  e gli ha messo accanto uno dei dodici apostoli come sostegno. Il vero nome di Pietro è Simone. La radice ebraica shama significa ascoltare. Dunque Simon Pietro è colui che ascolta. È anche un uomo del popolo che non capisce bene ciò che gli sta accadendo, è spesso affrettato nelle reazioni. I Vangeli ce lo mostrano quando corre verso Cristo che cammina sulle acque per poi finire tra le onde. Ma è anche il più materiale, per ciò è chiamato Kefa che in aramaico significa pietra: è lui che paga il tributo, lui che rinnega tre volte, lui che darà vita alla Chiesa. Nell’appartamento questo Cristo contemporaneo non vuole che entri nessun altro, ma è interessato a ciò che accade fuori. Soprattutto vuole sapere del barbone, non per salvarlo dalla sua povertà, ma per fargliela vivere allegramente. Come se il mondo fosse il parcheggio davanti alla sua finestra. Il mondo in mille metri quadrati di asfalto osservati da un paradiso-monolocale pochi metri al di sopra. Il barbone è un nordafricano scappato dal proprio paese. Anche la scena è scarna e senza gli oggetti che siamo abituati a vedere in un appartamento. La cecità del personaggio è una cecità psichica che secondo William James “consiste non tanto nell‟insensibilità alle impressioni ottiche, quanto nell‟incapacità di comprenderle”. Insomma non il Cristo che è vero Dio e vero uomo, ma un essere umanissimo fatto di carne, sangue e parole. Non sappiamo se si tratta davvero del figlio di Dio o di uno schizofrenico che crede di esserlo, ma se il creatore si incarnasse per redimere gli uomini condividendo la loro umanità (e dunque anche il dolore), questa incarnazione moderna non potrebbe non includere anche le paure e i dubbi del tempo presente.

 

Con la crisi delle ideologie nate dall‟illuminismo e concretizzatesi soprattutto nel ‘900 anche le religioni (in quanto visioni totalizzanti e dunque ideologiche) hanno subito un contraccolpo. L‟ebraismo ha trovato una patria mescolando le incertezze religiose alle certezze nazionaliste, anche l’islamismo è diventata una religione di lotta e di governo, mentre il cristianesimo si trova a vivere la sua fase più contraddittoria con due Papi viventi uno accanto all‟altro, ma con due volti contrastanti: il rigido teologo e il prete di strada. A distanza di un paio di millenni ci troviamo ora a rivivere le incertezze del cristianesimo delle origini, frutto dell’ebraismo e seme dell’islam. Queste incertezze vorrei che passassero in maniera obbligatoriamente grottesca e ironica nel personaggio che porterò in scena: un povero Cristo che può agire nel mondo solo come essere umano tra gli esseri umani. Uno che sente la responsabilità, ma anche il peso di essere solo sul cuor della terra: vuoi vedere che la trinità è una balla e alla fine salterà fuori che Dio sono soltanto io?

 

Ascanio Celestini


 

09 MAGGIO

URBINO | TEATRO SANZIO

CARROZZERIA ORFEO

ANIMALI DA BAR

 

uno spettacolo di Carrozzeria Orfeo

drammaturgia Gabriele Di Luca

regia Alessandro Tedeschi, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti

con Beatrice Schiros, Gabriele Di Luca, Massimiliano Setti, Pier Luigi Pasino, Paolo Li Volsi

voce fuori campo Alessandro Haber

musiche originali Massimiliano Setti

progettazione scene Maria Spazzi assistente scenografo Aurelio Colombo

realizzazione scene Scenografie Barbaro srl

costumi Erika Carretta

luci Giovanni Berti

allestimento Leonardo Bonechi

una produzione Carrozzeria Orfeo

Fondazione Teatro della Toscana 2015

in collaborazione con Festival Internazionale di Andria | Castel dei Mondi

 

spettacolo vincitore Premio Hystrio Twister 2016

 

 

C’era una volta una metropoli.

Dentro la metropoli un quartiere.

Dentro al quartiere, il bar.

 

Un bar abitato da personaggi strani: un vecchio malato, misantropo e razzista che si è ritirato a vita privata nel suo appartamento; una donna ucraina dal passato difficile che sta affittando il proprio utero ad una coppia italiana; un imprenditore ipocondriaco che gestisce un’azienda di pompe funebri per animali di piccola taglia; un buddista inetto che, mentre lotta per la liberazione del Tibet, a casa subisce violenze domestiche dalla moglie; uno zoppo bipolare che deruba le case dei morti il giorno del loro funerale; uno scrittore alcolizzato costretto dal proprio editore a scrivere un romanzo sulla grande guerra.

Sei animali notturni, illusi perdenti, che provano a combattere, nonostante tutto, aggrappati ai loro piccoli squallidi sogni, ad una speranza che resiste troppo a lungo. Come quelle erbacce infestanti e velenose che crescono e ricrescono senza che si riesca mai ad estirparle.

E se appoggiati al bancone troviamo gli ultimi brandelli di un occidente rabbioso e vendicativo, fatto di frustrazioni, retorica, falsa morale, psicofarmaci e decadenza, oltre la porta c’è il prepotente arrivo di un “oriente” portatore di saggezze e valori… valori, però, ormai svuotati e consumati del loro senso originario e commercializzati come qualunque altra cosa.

Tutto è venduto, sfruttato e contrattato in “Animali da Bar”. La morte e la vita, come ogni altra merce, si adeguano alle logiche del mercato.

E quando l’alcol allenta un pochettino la morsa e ci toglie la museruola… è un grande zoo la notte… una confessione biologica dove ognuno cerca disperatamente di capire come ha fatto a insediarsi tutta quell’angoscia. Giorno dopo giorno. Da anni, da secoli. Come abbiamo fatto a non sentirla entrare? E per quanto riguarda gli altri… beh, cerchiamo di essere realisti. Possiamo dire di conoscerci appena. Siamo tutti degli estranei.

D’altronde almeno una mezza dozzina di Cristiani desidera la nostra morte ogni giorno o no? In coda sulla tangenziale… il lunedì mattina in ufficio… chi non vorrebbe torturare il cane del vicino, o schiacciare qualche ciclista di tanto in tanto? Se volete provare l’esatta inesistenza di Dio, salite in una metrò affollata di vostri simili in pieno agosto.

 

S’affacciano la crudeltà squallida e poetica dei fratelli Coen, e l’elegia bassa del primo David Mamet, nel nuovo lavoro di Carrozzeria Orfeo, Animali da bar. Nel parlare cui s’abbandonano i fissati e gli emarginati che ruotano attorno al bancone di un locale, cogli il vocio visionario (a livelli assai più sgraziati) degli irlandesi al pub di Conor McPherson. […] Presenze tutte intense, con bei toni corali da blues della drammaturgia.

Rodolfo Di Giammarco, “la Repubblica”

 

La compagnia Carrozzeria Orfeo con i suoi spettacoli dall’impronta pop e dal riso amaro, di un abbagliante livore metropolitano popolato di frustrati, reietti, delusi e disperati, grotteschi e veri, dal linguaggio politamente scorretto, ha conquistato la sua fetta di pubblico che riempie le sale come succede ora all’Elfo per Animali da bar drammaturgia Gabriele Di Luca, recitato dei bravi e sgargianti attori della compagnia.

Magda Poli, “Corriere della Sera”

 

Questa visione amenamente “nera” ben riassume lo stile di Carrozzeria Orfeo, un gruppo che piace, che è attualmente sulla cresta dell’onda proprio per la sua capacità di ribaltare i buoni sentimenti. Gli attori, con l’aggiunta dell’irresistibile voce fuori campo di Alessandro Haber, sono bravi e senza dubbio efficaci.

[…] Animali da bar alterna situazioni volutamente trash, come la disputa sull’allungamento del pene, a scorci di dialogo acutamente pungenti (la donna che dice d’esser disposta a farsi picchiare «perché sono tradizionalista») a momenti di sconsolata riflessione esistenziale.

Renato Palazzi, “Il Sole 24 Ore”

 

Sceso nei bassifondi come già, tra i grandi, Gorkij e O’Neill, per tacere di Dostojevski, l’autore Gabriele Di Luca, anche co-regista con Alessandro Tedeschi e Massimiliano Stetti, nonchè co-interprete con quest’ultimo e gli altri tre (più la voce registrata di Alessandro Haber), vi porta sarcasmo e bravura nei dialoghi botta e risposta, imprimendo un ritmo sostenuto ai circa 90 minuti filati, impeccabilmente recitati da tutti con menzione particolare per Beatrice Schiros come l’elemento che ha passato le esperienze peggiori ma che è l’unico a non piangersi addosso.

Masolino D’Amico, “La Stampa”


 

17 MAGGIO

URBINO | TEATRO SANZIO

SCUOLA DI SCENOGRAFIA ACCADEMIA DI BELLE ARTI DI URBINO

MACBETH

 

di William Shakespeare

progetto, adattamento e regia Alessio Genchi, Francesca Gabucci

con Alessio Genchi, Francesca Gabucci, Mauro Bernardi

Giorgio Castagna, Fonte Fantasia

scenografia e costumi Marcella Fiordegiglio, Jessica Fuina

in collaborazione con Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino

disegno luci Emiliano Pascucci

consulenza dei suoni Mario Mariani

 

 

Il progetto di riadattamento della tragedia shakesperiana proverbiale per la sua concisione e compattezza nasce dalla volontà di due giovani attori, Alessio Genchi e Francesca Gabucci, che hanno deciso di coinvolgere la Scuola di Scenografia dell’Accademia di Belle Arti di Urbino, convinti che Francesco Calcagnini fosse l’interlocutore più adatto per la realizzazione di un incubo notturno qual è il Macbeth. La rielaborazione drammaturgica è stata realizzata sulla base di diverse traduzioni, lasciando intatti l’arco della storia e il linguaggio, in stretta dipendenza con il progetto scenico, di cui gli elementi, assolutamente essenziali e strettamente funzionali, sono stati pensati dalle allieve Marcella Fiordegiglio e Jessica Fuina. Il ripensamento di un Macbeth per la scena contemporanea ha subito posto la questione di “cosa rende contemporaneo un Macbeth” e la nostra risposta non è stata quella di proporre chissà quale sconcertante nuovo allestimento di un classico, bensì l’accorgersi che la contemporaneità è assolutamente intrinseca al gruppo di artisti (o artigiani che dir si voglia) che per il progetto si è mobilitato: si tratta infatti di attori e scenografe anagraficamente al di sotto dei trent’anni. La necessità, perciò, di rimettere in scena il Macbeth ha coinciso con la pura volontà di ripercorrere questa storia, mettendo alla prova e al servizio del pubblico sera per sera incontrato tutta la nostra sensibilità artistica, capacità, diversa e ricca formazione, nello spirito di portare avanti un progetto comune, collettivamente diretto. Nello specifico la nostra “lettura del Macbeth” parte dall’individuazione del lento – ma non troppo – percorso dal Paradiso all’Inferno di Macbeth: un uomo con tutte le caratteristiche tradizionali del guerriero valoroso e fidato, che cade (come l’angelo prediletto da Dio) dalla luce alle tenebre del delitto e del tradimento, corrompendo la sua compatta, ma pur fragile, struttura umana. Questa configurazione basilare è rispecchiata dalla scenografia che prevede l’utilizzo di grandi lembi di cellophane bianco, che ricoprono l’intero fondale e il palco, arrivando fino in proscenio, così da creare uno spazio luminoso, allettante e altresì pronto a essere macchiato man mano che la tragedia procede. Ogni personaggio che parlerà di morti in battaglia, dell’esecuzione di ribelli o dell’eliminazione di nemici, ne porterà fisicamente in scena il sangue, che abiterà la scena come un nuovo personaggio fino a trasformarla in uno scuro abisso che tutto intrappola. Compreso il cadavere di Macbeth, che sarà poi avvolto nel cellophane ed eliminato, messo da parte per fare spazio a un nuovo re, e forse a un nuovo tiranno, come il meccanismo riguardante il potere e la sua sclerotizzazione prevede e ripresenta ciclicamente. Tutto, comprese le numerose invocazioni dei protagonisti al buio e alla notte, che spengano le luci del cielo e delle stelle prima del delitto, contribuiranno a togliere vita e luce ai personaggi e alla scena. Sul palco si troveranno alcuni parallelepipedi che spostati e utilizzati dagli attori potranno servire per sedersi come su un trono, per stendersi come su un letto o per banchettarci sopra come su una tavola.  Al banchetto che seguirà l’assassinio di Banquo, il fantasma di quest’ultimo comparirà sotto l’aspetto assolutamente concreto e per nulla metafisico della carne di un corpo sanguinolento. La strega, invece, è per noi il concretizzarsi della seduzione del male nei panni di una donna affascinante, ammaliatrice. Un male insomma figlio del nostro tempo, che va a toccare le corde sensibili dell’inconscio di Macbeth, dove si nasconde il fascino per la grandezza. In lui bene e male convivono, in antitesi, come “il bello” e “il brutto”, e la trama dell’ambizione emerge nel tessuto della coscienza morale. Per questo possiamo dire che Macbeth è un’opera che vive nel buio dell’inconscio contemporaneo, e che può svelare quanto ognuno può tenere nascosto nelle pieghe delle aspirazioni quotidiane. Un passaggio fondamentale dell’opera e che troviamo riflesso in maniera inquietante nella cultura contemporanea è quello racchiuso in pochi significativi versi (137-142): Le paure reali  sono meno orrende di quelle immaginate.  Il mio pensiero, il cui assassinio è ancora soltanto fantastico, scuote in tal modo la mia compatta struttura umana, che ogni attività è soffocata dalla supposizione, e nulla è, per me, tranne ciò che non è. Dal momento in cui, all’inizio dell’opera, un’ambigua presenza femminile pronuncia la profezia riguardante Macbeth, egli inizia a vivere solo dei suoi pensieri, dell’immaginazione di un futuro di grandezza, che lo sradicano dalla realtà. La proiezione di Macbeth nel futuro del compimento di quelle parole lo porta a uno sbilanciamento, a un’uscita dall’asse della vita e a un’incapacità totale di vivere il presente. A dominare sono allora ossessioni, valutazioni morali, terrori, molto più orrendi del reale. L’azione della strega innesca un moto perpetuo che imperversa per tutto il tempo dell’opera e si estingue solo con la distruzione di Macbeth e della sua Lady, che immediatamente cede alla tentazione e presenta come del tutto naturale e legittima l’aspirazione dello sposo. L’amore sostiene paradossalmente la donna nell’atto criminoso del raggiungimento del potere regale, perché nulla è da anteporre alla felicità di Macbeth, qualunque sia la strada per raggiungerla. E anche lei così viene intrappolata al di là dell’ora, per trovarsi a vivere su “ciò che non è” (I, v): Grande Glamis! Degno Cawdor! Più grande di entrambi, in avvenire! Le tue lettere mi hanno trasportato al di là di questo ignaro presente, ed ora io sento il futuro nell’istante. Fino ad apparire preda delle sue immagini, distrutta da esse, nelle parole del medico al volgere della tragedia (V, iii): Non è tanto malata, signore, quanto tormentata da schiere di fantasie che le impediscono di riposare. Solo l’accecamento di Macbeth, come conseguenza estrema di tutto, può far guardare alla vita e leggere nient’altro che “una storia raccontata da un’idiota, piena di sound and fury”, parole che ci rilanciano all’opera novecentesca del provocatorio Faulkner.

Guardando ai più grandi del cinema – Polanski, Welles, Kurosawa, Casson (con Ian McKellen e Judi Dench) – del teatro e del teatro d’opera – uno fra tutti Nekrošius – abbiamo anche noi tentato di realizzare la nostra necessaria e contemporanea rilettura del Macbeth di Shakespeare.

 

Francesca Gabucci e Alessio Genchi


 

18 E 19 MAGGIO

PESARO | CHIESA DELL’ANNUNZIATA

MAMIMÒ TEATRO PICCOLO OROLOGIO

SCUSATE SE NON SIAMO MORTI IN MARE

 

 

di Emanuele Aldrovandi

testo finalista Premio Riccione “Pier Vittorio Tondelli” 2015

spettacolo finalista Premio Scenario 2015

testo presentato in anteprima in lingua catalana al Festival PIIGS 2015 di Barcellona

con il titolo Balenes

con Luz Beatriz Lattanzi, Marcello Mocchi, Matthieu Pastore e Daniele Pitari

regia Pablo Solari

scene Maddalena Oriani, Davide Signorini

sound designer Alessandro Levrero

produzione Ass. Centro Teatrale MaMiMò

in collaborazione con Arte Combustibile

in collaborazione con La Corte Ospitale

progetto Residenze 2016

 

 

“Scusate se non siamo morti in mare”

Un cartello esposto da alcuni immigrati durante una manifestazione a Lampedusa.

 

In un futuro non troppo lontano la crisi economica – che invece di finire si è aggravata – ha trasformato l’Europa in un continente di emigranti. I cittadini europei, alla ricerca di un lavoro e di un futuro migliore, cercano di raggiungere i paesi più “ricchi”, ma devono farlo clandestinamente perché questi paesi, nel frattempo, hanno chiuso le frontiere.

Fra i tanti mezzi per espatriare illegalmente uno dei più diffusi è il container: i clandestini salgono a bordo, pagano mille dollari alla partenza e mille all’arrivo, senza sapere dove verranno scaricati.

I personaggi di questa storia sono quattro e non hanno nome, sono identificati dalle loro caratteristiche fisiche: il Robusto, la Bella e l’Alto sono i tre migranti e il Morbido è il proprietario del container.

 

La storia è raccontata con un realismo che sconfina nel grottesco e nell’assurdo, in un linguaggio nuovo, rivolto soprattutto ai giovani, con dialoghi imbastiti usando il filo dell’humor, in uno stile anglosassone che prevede battute veloci e taglienti. Sembra una fiction televisiva ma è teatro allo stato puro. Grazie al testo, ma anche alla regia di Pablo Solari e all’efficace recitazione di una fresca compagnia di attori, quelli del Centro Teatrale Mamimò. Lo spettacolo cerca di farci comprendere le vere ragioni di una tragedia troppo spesso affrontata con superficialità, come fosse un affare che non ci riguarda, che non coinvolge la nostra intima e personale umanità. Fulvio Fulvi, “Agorà”

 

 

27 MAGGIO

PESARO | LUOGHI VARI

FROM PESARO WITH LOVE

 

 

Dopo il successo delle due precedenti edizioni, torna From Pesaro with love, maratona musicale con i protagonisti della scena rock pesarese e nazionale che invadono tutta la città portando energia pura non solo dentro i teatri ma anche per le strade di Pesaro.

 

A Pesaro (e dintorni) abbiamo trovato una moltitudine di band, spesso legate da rapporti di amicizia, stima, collaborazione (tutti suonano con tutti) e sostegno reciproco. […] È una scena piuttosto maschile: le ragazze sono arrivate soltanto recentemente, e si contano sulle dita di una mano: Maria Antonietta, Erica e Costanza dei Be Forest, poche altre. […] Quando si parla di “scena pesarese” è inevitabile dilatare i confini fino a Fano: «Da due decenni le due città si influenzano a vicenda, fornendo locali dove suonare quando chiudono in una città e viceversa» concorda Alessandro Baronciani (voce e chitarra degli Altro). Aggiunge Roscetti: «A livello quantitativo Pesaro e Fano sono le cattedrali». […] Il comune denominatore che unisce le varie realtà musicali locali è il Plastic Music Dispenser, per Baronciani «l’ultimo baluardo della musica contro le orde barbare di Spotify». Molto più di un negozio di dischi (fumetti, libri), al Plastic il titolare Mirko Bertuccioli (Camillas) organizza mostre e showcase, oltre a tenere ovviamente tutti i dischi dei gruppi pesaresi. La dedizione di Mirko alla “scena” locale è tale che tiene anche una serata da DJ che si chiama From Pesaro with love, in cui mette soltanto musica di gruppi pesaresi. I Dischi Di Plastica sono un’altra sua creazione (con il “fratello” Ruben Camillas), nata per produrre i loro dischi e i dischi degli amici.

Jessica Dainese “Doppiozero”

 

 

28 MAGGIO

FANO | TEATRO DELLA FORTUNA

COMPAGNIA ENZO COSIMI

ESTASI

 

parte prima Take me up, take me higher

parte seconda The pleasuredome

 

regia, coreografia, scene e costumi Enzo Cosimi

interpretazione e collaborazione alla coreografia Paola Lattanzi, Elisabetta Di Terlizzi, Daniele Albanese

Alice Raffaelli, Pablo Tapia Leyton, Giulio Santolini

immagini Lorenzo Castore

disegno luci Gianni Staropoli

musica a cura di Enzo Cosimi

produzione Compagnia Enzo Cosimi, MiBACT

in co-produzione con Teatro di Roma

in collaborazione con Armunia

con il contributo di L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino; Lavanderia a Vapore 3.0/ Piemonte dal Vivo

il progetto è realizzato con il sostegno per le residenze di ResiDance XL – luoghi e progetti di residenza

per creazioni coreografiche azione della Rete Anticorpi XL – Network Giovane Danza D’autore

coordinata da L’arboreto – Teatro Dimora di Mondaino

un ringraziamento speciale a Stefano Vacca e Maura Quartu

 

la creazione rappresenta la seconda tappa della trilogia Sulle passioni dell’anima

 

 

Dopo Fear party, sulla paura collettiva, Estasi indaga il tema del Desiderio. Il lavoro riflette il rapporto tra il desiderio e i suoi aspetti più profondi generati oggi nella società contemporanea. Desiderio, erotismo, estasi mistica, amore, toccano le radici più profonde della vita sino alla freddezza fatale della morte. Un viaggio dentro l’antico tema di eros e thanatos, esplorato con occhio disincantato, carico di humor, che si apre a paesaggi grotteschi e violentemente pop.

 

Candido e corrotto, mistico e carnale, il mondo di Enzo Cosimi continua a ruotare a favore di nuove esposizioni, rivelando i poli e i lati oscuri di una personalità incontenibilmente creativa […]uno spettacolo ipnotico che scuote la scena e le menti, come è tipico delle intenzioni di Enzo Cosimi e nelle attese del suo pubblico.

Lula Abicca, “Danzaeffebi”

 

L’ultimo inquieto spettacolo di Enzo Cosimi, seconda tappa di un trittico dedicato alle passioni, un denso lavoro che adesso indaga il desiderio […] che sguscia pieno di senso, da sagome che si cercano, si toccano o per lo più si sfuggono.

Rodolfo Di Giammarco, “la Repubblica”

 

Un barlume di speranza che arriva dopo tanto peregrinare, acceso dallo splendido volto di Alice che, aggrappata con tutte le forze a una piramide umana che la sostiene in direzione del cielo e ansimando quasi fosse la vittima sacrificale prescelta di questa generazione corrotta e decadente, illumina di una rara bellezza tutta la scena e chiude un quadro perfetto di movimento, suono e colore.

Francesca Magnini, “Alfabeta2”


 

09 GIUGNO

PESARO | CHIESA DELL’ANNUNZIATA

TEATROAPONENTE

IL FURIOSO ORLANDO + FRIZZI E LAZZI

 

ORE 21

IL FURIOSO ORLANDO

storia d’amore e di follia

da Ludovico Ariosto

con Giuseppe Esposto, Jessica Tonelli

collaborazione alla drammaturgia Claudia Rondolini

regia Cristian Della Chiara, Ciro Limone

produzione Teatroaponente

durata 50 minuti

 

Nel 1516 veniva stampato per la prima volta a Ferrara uno dei maggiori capolavori della letteratura italiana: l’Orlando Furioso. A 500 anni dalla sua pubblicazione, Giuseppe Esposto e Jessica Tonelli dedicano all’immortale opera di Ludovico Ariosto, un inedito e originale omaggio teatrale dedicato all’amore per la bella Angelica e alla follia del paladino Orlando. Una preziosa occasione per godere lo spettacolo della grande letteratura italiana.

 

A SEGUIRE, ORE 22 CA

FRIZZI E LAZZI

un viaggio in maschera nella Commedia dell’Arte

di e con Tommaso Cocon, Marco Corsucci

Eleonora Gambini, Lucia Leonardi

e con Giulia Striglio musico

produzione Teatroaponente

durata 50 minuti

 

Un’intrigante lezione-spettacolo sulla Commedia dell’Arte a cura di quattro giovani attori che si sono formati sotto la guida di Maestri assoluti di Commedia: Francesco Facciolli, Eugenio Allegri e Carlo Boso. Tommaso Cocon, Marco Corsucci, Eleonora Gambini e Lucia Leonardi giocano con le Maschere, divertono ed appassionano accompagnandoci, insieme al musico Giulia Striglio, alla scoperta di questo sempreverde genere teatrale, che, dopo secoli, continua a mietere successi nelle platee di tutto il mondo.

 

 

BIGLIETTERIE

 

FANO

Botteghino Teatro della Fortuna 0721 800750

da mercoledì a sabato [esclusi i festivi] 17.30 – 19.30

mercoledì e sabato anche 10.30 – 12.30

nei giorni di spettacolo 10.30 – 12.30 e dalle 17.30

 

PESARO

Biglietteria Teatro Rossini 0721 387621

da mercoledì a sabato 17 – 19.30

nei giorni di spettacolo feriali 10 – 13 e dalle 17

Biglietteria Teatro Sperimentale 0721 387548

il giorno di spettacolo 10 – 13 e dalle 17

Biglietteria Chiesa dell’Annunziata 389 6657785

il giorno di spettacolo dalle 20

 

SAN COSTANZO

Biglietteria Teatro della Concordia 0721 950124

il giorno di spettacolo dalle 19

 

SAN LORENZO IN CAMPO

Biglietteria Teatro Tiberini 366 6305500

il giorno di spettacolo dalle 19

 

URBANIA

Biglietteria Teatro Bramante 366 6305500

il giorno di spettacolo dalle 19

 

URBINO

Biglietteria Teatro Sanzio 0722 2281

il giorno precedente lo spettacolo 11 – 13 e 16 – 20

il giorno di spettacolo dalle 16

 

VENDITA ON-LINE

www.amatmarche.net

www.vivaticket.it

 

CALL CENTER

071 2133600

 

INFORMAZIONI

 

AMAT

071 2072439 / 2075880

www.amatmarche.net

 

FANO

Fondazione Teatro della Fortuna

0721 827092 / 800750

www.teatrodellafortuna.it

 

PESARO

Uffici Teatro

0721 387620

www.teatridipesaro.it

 

SAN COSTANZO

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino

0721 3592515

 

SAN LORENZO IN CAMPO

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino

0721 3592515

 

URBANIA

Rete Teatrale della provincia di Pesaro e Urbino

0721 3592515

 

URBINO

Servizio Cultura e Turismo

0722 309602 / 309283

www.urbinonews.it

 

BIGLIETTI

Fano, Teatro della Fortuna Dente, Estasi

Pesaro, Chiesa dell’Annunziata Ivan, Scusate se non siamo morti in mare

Pesaro, Teatro Rossini Socrate il sopravvissuto

Pesaro, Teatro Sperimentale In girum imus nocte, Amore

San Costanzo, Teatro della Concordia Duke Garwood

San Lorenzo in Campo, Teatro Tiberini Gareth Dickson

Urbania, Teatro Bramante Minimal music

Urbino, Teatro Sanzio Pick a piper, 10 miniballetti, Animali da bar

 

posto unico numerato                                                           10 euro | 8 euro ridotto*

 

Fano, Teatro della Fortuna Laika

Urbino, Teatro Sanzio Fuochi sulla collina

posto unico numerato                                                           15 euro | 12 euro ridotto*

 

Pesaro, Chiesa dell’Annunziata Giuda, Cantiere aperto per “Mistero Buffo”

posto unico non numerato                                        5 euro

 

Pesaro, Chiesa dell’Annunziata Fil Bo Riva

posto unico non numerato                                        10 euro

 

Pesaro, Chiesa dell’Annunziata Il furioso Orlando + Frizzi e lazzi

posto unico non numerato, entrambi gli spettacoli   8 euro

singolo biglietto                                                         5 euro

 

Pesaro, Teatro Rossini Baustelle

platea, palchi I e II ordine, palchi centrali III ordine   35 euro – 30 euro ridotto*

palchi laterali III ordine e palchi IV                             25 euro – 20 euro ridotto*

loggione                                                                     15 euro

 

Pesaro, Teatro Rossini The Notwist

platea, palchi I e II ordine, palchi centrali III ordine   20 euro – 15 euro ridotto*

palchi laterali III ordine e palchi IV                             15 euro – 12 euro ridotto*

loggione                                                                     10 euro

 

Pesaro, vari luoghi From Pesaro with love

giornata completa                                                      15 euro

 

Urbino, Teatro Sanzio Macbeth

posto unico numerato                                                           5 euro

 

 

* valido fino a 29 anni, oltre 65 anni, studenti, AMATo abbonato Card, soci Touring Club, soci FAI

iscritti scuole danza, iscritti scuole musica e convenzionati vari

 

INIZIO SPETTACOLI

Fano, Pesaro, Urbino ore 21

San Costanzo, San Lorenzo in Campo, Urbania ore 21.15

Pesaro, Chiesa dell’Annunziata Il furioso Orlando ore 21, Frizzi e lazzi ore 22

Pesaro, vari luoghi From Pesaro with love da pomeriggio a tarda notte

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