“Chi ha partecipato sabato 1 aprile all’incontro organizzato dall’Ambito 6 sul Welfare della nostra comunità, ha assistito ad una parata sulle “magnifiche sorti e progressive” dei servizi sociali dei comuni del nostro territorio; rileviamo tuttavia che la narrazione di quanto fatto finora, con la presentazione dei progetti già avviati e dei dati economici relativi agli ultimi 10 anni, avrebbe però dovuto rappresentare soltanto il primo passo, cioè l’overture dell’opera; purtroppo il sipario si è chiuso subito dopo il preludio e l’evento comunicativo è rimasto monco, lasciando tutti con un lungo elenco di domande in sospeso: in conclusione, quali scenari per il futuro?
Le criticità da noi ampiamente evidenziate nel tempo, sollevate a più riprese anche da varie voci cittadine, non sono state affrontate nella presentazione di sabato:
- La forma giuridica della “Azienda dei Servizi alla Persona” lascia ancora molte perplessità: si tratta di una scelta unilaterale maturata solo all’interno del comitato dei Sindaci, senza il necessario confronto con i portatori di interesse del territorio; chi sostiene che “una forma giuridica vale l’altra”, minimizza consapevolmente la portata di una tale scelta, e trascura volutamente quelle che saranno le ricadute sui servizi sociali gestiti da una Azienda. Il vero rischio è che l’Azienda trasformi le “Persone” in “Utenti”, lasciando molte perplessità sul fatto che i servizi erogati alle persone con fragilità siano ridotti a prodotti aziendali, asserviti a logiche di bilancio, di target e di obiettivi di produttività. Senza trascurare il fatto che l’Azienda è un moltiplicatore di poltrone appetibili.
- Con l’approvazione della legge regionale n.19 del 08/08/2022 di riforma dell’organizzazione del servizio sanitario, la regione Marche ha previsto la coincidenza degli ambiti sociali con i distretti sanitari per favorire l’integrazione sociosanitaria delle attività. In conseguenza di ciò è facile intuire che gli attuali ambiti n.6 (Fano) e n.7 (Fossombrone) potrebbero essere accorpati. La forte possibilità che a brevissimo termine cambi la composizione dell’Ambito territoriale imporrebbe un atteggiamento più ragionevole e attendista, in attesa delle decisioni definitive; sarebbe stato meglio evitare le fughe in avanti e aspettare il Piano Socio Sanitario prima di approvare la creazione della Azienda, sarebbe ora auspicabile che le strategie e le scelte relative ai Servizi Sociali vadano di comune passo con le strategie di ambito socio sanitario, per una maggiore efficacia nei risultati e per l’ottimizzazione dei servizi.
- L’iter conoscitivo dei bisogni del territorio (che è raccolto nel “Piano d’Ambito” di un anno fa) è incompleto e insoddisfacente; il profilo di comunità che ne esce manca di organicità e di scientificità, non consentirà pertanto di programmare in maniera appropriata ed efficace la pianificazione delle attività future.
- Dopo un anno, ancora oggi non si ha nessuna chiarezza sulle posizioni contrattuali dei dipendenti comunali, che si vedranno “traghettati” nella nuova struttura aziendale senza conoscere le caratteristiche di tale trasferimento.
- Viene disattesa la scelta stessa del titolo, “Impatto sociale”: ci saremmo aspettati una valutazione oggettiva sulla effettiva ricaduta dei servizi finora resi, con il report dei dati non solo di natura economica; manca il monitoraggio degli obiettivi attesi ed effettivamente conseguiti, manca l’analisi dei dati di feedback delle attività svolte, manca l’autovalutazione e la conseguente riprogrammazione degli obiettivi.
Da tempo i consiglieri Tarsi e Pierpaoli sollecitano la necessità di aprire un dibattito cittadino, perché tutto il percorso decisionale di questi anni si è svolto senza il necessario coinvolgimento dei portatori di interesse e delle forze politiche; eppure il tema della costituenda Azienda dei Servizi alla Persona ci riguarda tutti indistintamente, in modo ancora più incisivo e significativo di quanto potrà fare un PRG. Fino ad oggi il coinvolgimento di associazioni, cooperative, sindacati, forze politiche è stato sporadico e poco significativo, e le parate autoreferenziali di sabato sono la prova di quanto gli attuali decisori pubblici non abbiamo alcuna intenzione di confrontarsi apertamente e di accettare un contraddittorio.
Fortunatamente il mondo associativistico del nostro territorio, che ha saputo esprimere in questi anni uno spirito volontaristico altamente qualificato ed efficace, è riuscito e riesce a compensare e a sopperire a certi vuoti e a certe inefficienze dell’ente pubblico: a nostro parere è necessario che il Terzo Settore abbia un ruolo sempre più ampio e incisivo di quanto finora fatto nella condivisione dei percorsi, nella collaborazione e nella compartecipazione alla progettazione dei servizi alla persona, secondo lo spirito della legge di Riforma del Terzo Settore“, scrivono Lucia Tarsi e Giuseppe Pierpaoli del Gruppo Consiliare FdI.






