Piano Sociale dell’Ambito 6 Fano: Tinti risponde a Tarsi e 5 stelle

“La sintonia, nei modi e nell’uso delle parole, tra la consigliera Tarsi di Fd’I e i 5 Stelle, appare alquanto bizzarra, come se dietro queste uscite ci fossero gli stessi ispiratori. Un politico della ‘prima Repubblica’ avrebbe detto: ‘a pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca’”. Così l’assessore Tinti replica alle accuse degli esponenti del Movimento 5 Stelle e di Fratelli d’Italia.


“A parlare di ‘ritardo ingiustificato’ ci vuole un po’ di ipocrisia – rimarca Tinti – ricordo, infatti, che dopo le linee guida regionali di fine febbraio 2021, la fase di consultazione per i piani sociali, coordinata dall’Università di Urbino, prima è partita a livello regionale e a livello provinciale con il coinvolgimento di tutti gli ambiti sociali e la sanità territoriale. L’incontro del 17 giugno dello scorso anno alla Rocca Malatestiana, come ricordano bene entrambi, con la partecipazione di circa 40 soggetti, è stata una prima occasione di ascolto del territorio e poi, a fine settembre, abbiamo avviato il confronto sul piano sociale con 2 incontri, uno con le organizzazioni sindacali e l’altro con i referenti degli organismi del terzo settore riconosciuti dalla Regione”. 


“Abbiamo voluto  – continua Tinti – accogliere una richiesta esplicita avanzata a più riprese proprio dal terzo settore: istituire un tavolo dedicato e trasversale, alla luce della riforma e delle sentenze della Corte Costituzionale, per dare piena dignità a quel mondo come interlocutore privilegiato nella coprogrammazione sul Piano Sociale Territoriale, con particolare attenzione al  rafforzamento dell’Ambito”. 

“Questo tavolo si affianca a quello con i sindacati – precisa il Presidente dell’ATS 6 – ed entrambi rappresentano spazi di confronto permanente sul welfare territoriale perché coinvolgono ‘soggetti portatori di interessi diffusi’ con una visione ampia sui temi sociali e sulle dinamiche del territorio”  

“Nel successivo incontro del 7 ottobre in seduta plenaria, accogliendo alcune proposte, sono stati individuati i tavoli tematici che, essendo più specifici e operativi, sono rivolti ai ‘soggetti portatori di interessi particolari’ dell’ATS 6 e gli attori sociali che già partecipano ai tavoli settoriali di consultazione locale, come indicato nei criteri approvati dalla delibera della giunta regionale del 3 novembre 2021. Con lo stesso atto la Regione ha poi rinviato la scadenza per la presentazione del Piano Sociale dal 31 ottobre 2021 al 28 febbraio 2022”.


Negli ultimi mesi del 2021 la mappatura dei soggetti che operano nel territorio ha dato a tutti la possibilità di aderire ai tavoli di confronto. “Infatti – ricorda Tinti – hanno accolto l’invito alla partecipazione quasi 60 attori del privato sociale. Altroché le ‘solite fedelissime realtà’, allusione sgradevole dei 5stelle che respingo al mittente: di solito ‘chi mal pensa mal fa’, nel loro caso direi che siamo più in sintonia su altri servizi locali” 

Il percorso partecipativo, approvato dal comitato dei sindaci dell’ATS 6, in questi giorni è entrato nel vivo con i vari incontri nei 7 tavoli tematici e nel tavolo trasversale. Gli sviluppi del confronto saranno messi a disposizione per tutti i soggetti interessati su www.ambitofano.it.

“E’ un processo coinvolgente in cui nessuna realtà sociale presente nel territorio viene emarginata – tiene a precisare l’assessore –  tanto meno Caritas che partecipa ai tavoli e, insieme agli altri soggetti, potrà animare il confronto e, ne sono convinto, arricchirlo di esperienze e di proposte per un Piano Sociale in cui auspico che corresponsabilità e innovazione sociale siano prioritarie”.  

“Inoltre – rimarca Tinti – il confronto non si esaurisce con gli enti del terzo settore, gli attori sociali e le organizzazioni sindacali, ma poi continua, come ho già comunicato alla consigliera Tarsi. Non ci sono ‘stanze segrete’, anzi saranno coinvolti anche i soggetti istituzionali, a partire dai consiglieri comunali di Fano, in particolare i componenti della Commissione competente, ma anche quelli degli altri 8 Comuni dell’ATS 6. Il Piano Sociale sarà oggetto di confronto nelle rispettive giunte prima dell’approvazione da parte del Comitato dei Sindaci”.

“Quindi l’occasione del Piano Sociale non è affatto persa e non va assolutamente sprecata – conclude Tinti – ma sarà un’opportunità di partecipazione per i tanti attori sociali che danno anima al welfare di comunità e contribuiscono a consolidare la coesione sociale del nostro territorio”.

Qui la replica del Movimento Cinque stelle.
Ieri c’era stata la nota stampa diffusa dalla stessa Tarsi, che riportiamo integralmente:

“Il Piano Sociale d’Ambito avrebbe potuto rappresentare una straordinaria occasione per tutti i cittadini fanesi; infatti, così come indicato testualmente nel sito web dell’Ambito Sociale 6 (appunto quello di pertinenza fanese), il Piano di Ambito Territoriale Sociale “dovrebbe” “rappresentare lo strumento fondamentale di programmazione partecipata tra i 9 Comuni che ne fanno parte (tra cui Fano) e il Terzo Settore, per la definizione di priorità, strategie e metodologie volte alla coprogrammazione e coprogettazione di servizi innovativi in risposta ai bisogni emergenti.

Un obiettivo ambizioso, quindi, ricco di interesse e di aspettative da parte tutti gli addetti del sociale, soprattutto da parte del terzo Settore a cui viene riconosciuto il ruolo di protagonista privilegiato; il piano d’Ambito avrebbe potuto rappresentare, infatti, l’occasione per attivare alcune grandi riforme in ambito sociale per il nostro territorio, con innovazioni importanti sia nelle strutture che nei servizi; in altre parole, avrebbe potuto diventare il contenitore ideale in cui riversare sia una nuova analisi aggiornata e approfondita dei bisogni della nostra comunità, sia le corrette strategie metodologiche e gestionali per affrontare le grandi criticità che coinvolgono le fasce deboli della popolazione del territorio (anziani, disabili, giovani, famiglie, dipendenze, ecc).

Quindi, volendo dare una lettura del comunicato dell’Assessore Tinti che vada al di là dei suoi toni enfatici e della sua consueta autoreferenzialità, a cui siamo ormai abituati, e volendo invece documentare un quadro della situazione presente che sia più aderente alla realtà dei fatti, occorre porre l’attenzione sulle concrete potenzialità del processo attivato dall’assessore fanese al Welfare, partendo innanzitutto dall’analisi delle tempistiche.

La prima scadenza posta dalla Regione Marche per la presentazione del Piano d’Ambito era fissata al 31 ottobre 2021, e di tale scadenza l’assessore era stato informato già dal 22 febbraio 2021 (cioè 10 mesi prima della scadenza). La prima convocazione di un tavolo del Terzo Settore è avvenuta però soltanto il 17 giugno 2021, una riunione sicuramente molto vivace, dove non sono mancate critiche e contestazioni alla debolezza decisionale dell’assessore. A quell’incontro sono seguiti ben 4 mesi di silenzio, prima di arrivare alla riunione online del 7 ottobre con il Terzo Settore, in cui è stato presentato l’elenco dei tavoli tematici; nei giorni successivi venivano raccolte le adesioni di associazioni ed enti a tali tavoli, e dopo altri 3 mesi di silenzio arriva finalmente la prima convocazione di questi gruppi di lavoro, fissata per il 17 gennaio; quindi altri 3 mesi persi.

Nel frattempo, la Regione Marche ha accordato una proroga della scadenza al 28 febbraio 2022; tuttavia, ci sono comuni che nel dicembre scorso hanno già concluso e deliberato il loro piano, lavorandoci sopra alacremente durante tutto il 2021: i nostri vicini pesaresi, per es, hanno approvato il Piano d’Ambito il 21 dicembre 2021, con un lavoro di progettazione tematica che ha avuto inizio nel febbraio 2021, impiegando 10 mesi di programmazione per elaborare il progetto finale. Il Comune di Jesi, ancor più virtuoso, ha approvato il piano il 18 dicembre 2021.

Altro dato: i calendari degli incontri tematici sono stati consegnati alla Regione entro il 31 dicembre 2021. Ma le convocazioni alle associazioni del terzo settore sono arrivate il 14 gennaio, cioè solo 3 giorni prima dell’incontro iniziale, fissato appunto per il 17.

A questo punto è inevitabile porsi alcune domande: come sarà possibile completare i lavori entro febbraio, cioè in un lasso temporale di meno di 1 mese e mezzo, con un confronto che non sia soltanto formale o frettoloso, quando altre realtà a livello sia regionale che nazionale hanno impiegato anche 12 mesi di progettazione? Come sarà possibile arrivare alla formulazione di un testo esaustivo, che contenga la profondità di un’analisi accurata dei bisogni e, al contempo, sia in grado di individuare strumenti efficaci per affrontare le tante criticità della nostra comunità?

A noi pare evidente che una mole di lavoro così ingente, compressa in un periodo così breve, aggravata dalla necessità di effettuare riunioni online a causa della pandemia, produrrà un report finale che presenterà inevitabilmente dei limiti e delle imperfezioni; va inoltre riconosciuto e detto in chiaro che ormai non sussistono più le condizioni per attivare un vero “processo di coprogettazione”, metodologia tanto spesso declamata (a parole) da questa amministrazione, quanto disattesa.

A ciò si aggiunga, infine, l’esclusione dei consiglieri comunali dai tavoli tematici: all’inizio di novembre, in qualità sia di consigliere comunale che di componente della 3° commissione (Servizi Sociali), ho espresso il mio interesse a partecipare (anche solo come uditrice) ai vari incontri, allo scopo di approfondire la mia personale conoscenza delle varie problematiche e di maturare gli strumenti utili per poter fare una valutazione più attenta e puntuale dei report finali. In risposta, mi è stato comunicato il divieto a partecipare; mi è stato inoltre riferito che, di quanto verrà discusso e proposto negli incontri con gli operatori del terzo settore, i consiglieri comunali potranno solo ascoltare la sintesi rielaborata dallo stesso assessore Tinti. Con la speranza che sia almeno simile al vero e non troppo manipolata.

Condivisione, trasparenza, coprogrammazione, partecipazione: parole, parole, parole che ancora una volta rimarranno soltanto una promessa, parole scritte e proclamate a gran voce e in modo strumentale solo per opportunità di immagine o come topos ideologico, parole svuotate dei loro significati più profondi dall’evidenza dei fatti. Ancora una volta, chi più si dichiara servitore dei principi democratici, più invece si mostra incline a scovare ogni strategia o pretesto utile a ridurre gli spazi di dibattito e di confronto, con l’evidente vantaggio di gestire in maniera autonoma, non condivisa e centralizzata le decisioni più importanti.

Un amministratore consapevole che abbia realmente a cuore le politiche sociali della nostra città, invece di dare enfasi al nulla, dovrebbe riconoscere il fallimento del processo decisionale messo maldestramente in atto, e dovrebbe ammettere le proprie responsabilità per gli ingiustificati ritardi e per l’inattività di questi mesi” ha detto Lucia Tarsi, Consigliere Comunale di Fratelli d’Italia – Fano.

 

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